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La penetrazione economica Cinese nella ex – Jugoslavia e nel bacino adriatico
Economia

La penetrazione economica Cinese nella ex – Jugoslavia e nel bacino adriatico

Questa vuol essere una piccola analisi e sicuramente non completa che va a studiare la presenza degli investimenti cinesi nella regione Balcanica ed eventuali scenari di evoluzione. L’inserto contiene schede riassuntive della dinamica della presenza cinese in riferimento ad ogni Paese della regione dei Balcani Occidentali, con progetti in essere, accordi conclusi. Particolare attenzione viene prestata alle entità protagoniste dell'avanzata cinese, dai fondi sovrani alle agenzie governative per l'esportazione, interessate all'energia, al mercato automobilistico, ma anche alle infrastrutture portuali strumentali ad acquisire un maggiore controllo sui traffici nell'Adriatico

Investimenti e scenari della avanzata cinese nell’Adriatico:
L’attenzione della Cina per le rade europee viene coltivato da molti anni, e le relazioni alla base delle cooperazioni sono complesse e inquadrate con altri settori economici. Le imprese economiche cinesi tendono a vendere i propri prodotti ai mercati che hanno una grossa insufficienza nella produzione e difficoltà a creare quei prodotti che potrebbero soddisfare il territorio nel commercio, allo stesso tempo si impegnano a sostenere la ricerca e il suo sviluppo, in tutte quelle università in modo da tale da importare saperi, intelligenze e professioni.
Vengono costituite svariate rappresentanze con lo scopo preciso di seguire il mercato europeo, considerando il vecchio continente come partner di un reciproco scambio di beni e servizi. Infatti, le manovre speculative delle multinazionali che hanno tentato di penetrare e invadere il mercato cinese hanno avuto la dimostrazione che l’appropriazione indebita dei saperi è molto più strategico dello sfruttamento della manodopera.
La moltitudine delle risorse cinesi è la discriminante di tale rapporto di merci a fronte di saperi, mentre la deregolamentazione del commercio e dei mercati rappresenta una variabile che provoca distorsioni e danneggia l’economia del paese acquirente o venditore.

Questa è responsabilità delle autorità portuali, delle Agenzie delle Dogane e dello stesso Governo che deve regolamentare gli scambi, senza cadere nel protezionismo o nel liberismo, entrambe patologie del sistema economico.
La Cina divenuta ormai una potenza mondiale a tutti gli effetti, sfruttando a suo favore la grande quantità di popolazione al suo interno, ha dalla sua un ampia scorta di valuta, un’arma con cui presentarsi alla corte del Wto, dell’Onu e dell’America, questo perché le multinazionali hanno abusato di un’economia potenzialmente forte per trarne vantaggio. Compromettendo quel delicato equilibrio che in parte ha decretato e reso più chiaro il crollo di un sistema, come quello capitalistico, votato alla speculazione e non alla coltivazione delle cooperazioni.
L’ internazionalizzazione della Cina: CIC, Exim Bank, Cosco:
Gli interessi cinesi vengono curati in modi diversi, infatti, la penetrazione nei Balcani occidentali è un fenomeno recente, escludendo la poco chiara cooperazione cino-albanese iniziata ai tempi della Guerra Fredda, quando tali rapporti erano declinati più in senso antisovietico o commerciale piuttosto che in una vera cooperazione economica.

Negli ultimi anni, invece, è stato possibile notare una sistematica penetrazione cinese nelle piccole, e indifese, economie dei paesi dei Balcani occidentali, come del resto stanno facendo in nel continente africano, attuata con vere e proprie “armi” di colonizzazione economica: i fondi sovrani, tra cui il China Investment Corporation (Cic).
Il mondo occidentale non ha mai visto di buon occhio tutti quei fondi gestiti da Governi, spesso, poco democratici, se non apertamente dittatoriali. Nei paese della ex – Jugoslavia la diffidenza non ha mai fatto breccia quanto l’aspirazione di assegnare appalti miliardari e grandi progetti di sviluppo alle grandi aziende cinesi.
I fatti parlano da soli e sono evidenti a tutti: dalle intese di cooperazione economica a veri e propri compromessi commerciali, i Paesi balcanici stanno facendo a gara per invitare gli interessi cinesi, e i miliardi di euro che essi comportano. In particolare ci si contende la posizione di scalo commerciale per l’Europa meridionale e centrale, per questo Albania e Serbia hanno in mente di inaugurare delle “zone franche” attraverso le quali far transitare immense quantità di merci dalla Cina al resto d’Europa.

Degli sgravi fiscali, però, non possono bastare per aggiudicarsi un ruolo tanto centrale nell’economia degli scambi tra Oriente e Occidente, tale ruolo sarà sicuramente ricoperto da un Paese con grandi porti, e integrato nelle grandi rotte di trasporto, questo fatto non fa altro che rafforzare il desiderio di creare porti ampi e con grosse capacità di smistare la merce.
Un altra realtà chiave del Governo cinese sta avanzando nei Balcani, ed è la Export –Import Bank of China (China Eximbank) , entità interamente posseduta dal governo cinese e sotto la guida diretta del Consiglio di Stato, braccio operativo della politica economica della promozione del commercio e parte integrante del sistema finanziario. Nella pratica la Eximbank è un canale fondamentale di finanziamento per le operazioni di import – export e per progetti di investimento all’estero delle imprese cinesi, diventando a tutti gli effetti un’istituzione finanziaria che concede prestiti agevolati ai governi stranieri, svolgendo un ruolo rilevante nel promuovere lo sviluppo di un’economia aperta e orientata alle esportazioni della Cina.

Al momento, nelle mire del settore ‘import – export’ vi è in particolar modo la Croazia, che sta attraversando un momento in cui si stanno decidendo le sorti dei porti croati, ormai in crisi da anni.
Nel frattempo la società navale cinese “Cosco” è interessata a prendere una concessione a lungo termine per la gestione del porto di Fiume. Se si realizzassero i pani degli investitori cinesi, Fiume potrebbe diventare il primo porto sul mare Adriatico, la Croazia diventerebbe un importante centro di transito per l’importazione di merci cinesi in Europa meridionale. La Cina sarebbe pronta ad attuare massicci investimenti e una lunga serie di apporti infrastrutturali, come ferrovie ed autostrade. Oltre al porto di Fiume, hanno espresso l’interesse anche per il porto di Ploce, con un investimento che potrebbe superare i 10 miliardi di euro.
Si prefigura l’obiettivo economico del controllo totale del Mediterraneo, nelle cui acque passano 60.000 navi all’anno e nei prossimi anni diventeranno 230.000, dopo la conclusione degli accordi di partenariato con i mercati dell’Est e asiatici.
L’obiettivo è controllare il traffico delle merci, tra cui la rotta che partendo dalla Cina giungerà sino all’Europa costeggiando il Suez e i porti dei Balcani, così come le direttrici che uniscono il Baltico e l’Adriatico.
Gli Stati dell’Adriatico – compresa dunque l’Italia – occupano una grandissima perché territorio chiave da occupare se non si vuole che accada di peggio. Infatti i traffici nel mediterraneo sono, nel bene o nel male, destinate da aumentare così come il controllo delle rotte che provengono dalle terre d’Oriente, dalla Cina passando da Suez e dalla Turchia con tappa Malta, sulla quale c’è il grande progetto dell’Iterporto del Mediterraneo. Allo stesso tempo cercheranno di favorire lo sviluppo dei porti italiani, ossia della loro ristrutturazione sponsorizzata da enti privati che diverranno anche i concessionari.
Tra i progetti che più attira vi è proprio l’Interporto di Gela, ora in mano alle piccole imprese, ma che presto si trasformerà in un importante punto di smistamento del gas all’interno del Mediterraneo. Le merci riscoprono anche le rotte fluviali che da Rotterdam, attraversando Austria, Ungheria e Balcani, portano sino al Mar Nero, nello sviluppo del Corridoio 7, che vede transitare nel porto di Ratisbona più di 7 milioni di tonnellate di merci.

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