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La prima foto della variante Omicron comparata alla Delta: in cosa è diversa

La prima foto della variante Omicron comparata alla Delta: in cosa è diversa la "sudafricana" dalla precedente e in cosa potrebbe essere peggiore

Le due immagini comparate delle spike di Delta ed Omicron

La prima foto della variante Omicron poi comparata alla Delta è stata scattata dall’ospedale Bambin Gesù di Roma. L’immagine è stata elaborata nell’area di ricerca di Medicina multimodale del nosocomio coordinata dal professor Carlo Federico Perno, con la diretta supervisione della professoressa Claudia Alteri in collaborazione con l’Università statale di Milano.

Si tratta di una immagine che mostra il più elevato numero di mutazioni, rendendo un’idea molto chiara degli elementi sulla proteina spike per cui il nuovo ceppo di coronavirus è diverso dal precedente dominante nel mondo. 

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Se poi questa differenza debba tradursi in una mutata ed accentuata pericolosità questo potranno dirlo solo gli studi successivi.

In maniera empirica l’immagine mostra due proteine spike: a sinistra quella della variante Delta e a destra quella della Omicron. Il termine di raffronto generale e valido per entrambe le immagini è la proteina spike, il “gancio” con cui il coronavirus interagisce con le cellule umane, del Sars-Cov originale

La chiave dei colori per leggere la prima foto della variante Omicron comparata alla Delta

Appare subito evidente che le differenze sono percepibili in cromia, con i colori in legenda.

I pallini rossi indicano le aree ad altissima variabilità, quelli arancioni ad alta variabilità, quelli gialli a media variabilità, quelli verdi a bassa e infine quelli celesti a scarsa variabilità. C’è in fine un’area grigia che indica le parti della “maniglia di aggancio” del virus che non mutano. Ed è altrettanto evidente che le mutazioni elevate della Omicron rispetto alla già massivamente mutata Delta sono molte di più

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Il distinguo va ribadito: non è detto che a maggiori mutazioni corrisponda automaticamente maggiore pericolosità, per ora c’è una blanda ma concreta ipotesi di una maggiore contagiosità, tuttavia il dato per cui il coronavirus abbia messo in moto una vera “tempesta di cambiamenti” per adattarsi meglio all’uomo c’è tutto ed è scientificamente inconfutabile. Insomma, l’arsenale è potenziato ma non sta scritto ancora da nessuna parte che quelle armi siano quelle giuste: sono solo molte di più ma random. Come hanno chiosato gli stessi esperti: “Ulteriori studi ci diranno se questo adattamento è neutro, meno pericoloso, o più pericoloso”. 

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