La Procura di Napoli: "Rapporti ed incontri tra giocatori ed ultrà" - Notizie.it
La Procura di Napoli: “Rapporti ed incontri tra giocatori ed ultrà”
Calcio

La Procura di Napoli: “Rapporti ed incontri tra giocatori ed ultrà”

Dalle scommesse alle infiltrazioni camorristiche: altro che un rigore assegnato o meno, i problemi del calcio italiano sono ben altri e si aggiornano giorno dopo giorno attraverso il lavoro delle Procure. Così se il malaffare delle partite truccate sembra senza fondo, ecco le nuove bordate in arrivo dalla Procura di Napoli secondo la quale “alcuni calciatori della S.S.C. Napoli mantengono i contatti con i gruppi di ultrà anche perché ritengono che questi ultimi possano influire sulle scelte della società al momento del rinnovo del contratto”. Frasi potenzialmente devastanti, pronunciate dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo durante la conferenza stampa indetta per illustrare l’operazione che ha portato alla notifica di undici misure cautelari verso esponenti violenti del tifo azzurri appartenenenti al cosiddetto gruppo “Bronx”. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un’indeterminata serie di delitti in occasione di manifestazioni calcistiche nazionali (partite contro Atalanta ed Udinese) ed estere (sfide di Europa League contro Steaua e Liverpool) comprese tra il maggio e l’ottobre 2010.

Gli arresti arrivano dopo una lunga attività di osservazione con intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Non si tratta certo di un fulmine a ciel sereno, visto che la Procura lavora da tempo riguardo a possibili contatti tra la Camorra ed i giocatori azzurri: dalla presenza del boss Lo Russo a bordo campo della partita contro il Parma di tre anni fa fino alle recenti misure che avevano condotto a mettere sotto controllo i telefoni di Cannavaro ed altri suoi compagni. Va però specificato che quest’inchiesta è del tutto autonoma da quella sulle scommesse e punta il mirino verso due giocatori in particolare: Ezequiel Lavezzi e Fabiano Santacroce, trasferitosi in estate al Parma. E se quest’ultimo era legato da un rapporto di amicizia con Francesco Fuccia, il capo del gruppo dei Bronx, maggiori sono le prove a carico del rapporto tra Lavezzi ed esponenti poco raccomandabili. Il Pocho infatti è stato citato apertamente da Melillo: in una recente deposizione infatti Lavezzi aveva ammesso di conoscere lo stesso Antonio Lo Russo (“l’ho conosciuto a Castelvolturno (la sede degli allenamenti del Napoli, ndr): si era presentato come un esponente della curva B.

In qualche occasione è anche venuta a casa mia insieme ad altri tifosi. Sono in confidenza con lui, spesso veniva a trovarmi anche senza preavviso”), il figlio di Salvatore, un ex capo clan oggi pentito. Secondo Lavezzi “non ho mai ritenuto sconveniente ricevere esponenti del tifo a casa mia: è una prassi diffusa anche in Argentina”.

Ma evidentemente c’è di più perché durante i non rari momenti nei quali la permanenza di Lavezzi sotto il vesuvio era stata messa in dubbio dalle voci di mercato, sarebbe stato proprio Lo Russo jr a battersi per impedire la partenza dell’idolo del San Paolo. Ad ammetterlo è lo stesso Lavezzi: “Quando si profilava la possibilità che io lasciassi il Napoli fu proprio questa persona ad attivarsi perché in curva B fosse esposto uno striscione che mi invitava a non andare via”. Ovvio che Lavezzi non conoscesse il passato di Lo Russo, né che si trattasse di un latitante ma queste frasi lasciano comunque a bocca aperta, confermando l’eccessivo potere che i gruppi ultrà esercitano sulle società ed ora pure sui calciatori.

Se poi oltre ad ultrà si è pure latitanti, la misura è più che colma.

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