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La rinascita irachena è culturale

Vi ricordate lo scempio compiuto da militari americani e polacchi nel 2003 nel sito archeologico di Babilonia, scelto come sede di una base militare? L’Iraqui Museum aveva denunciato la distruzione di pavimentazioni stradali monumentali, risalenti a più di 2600 anni fa, quando Babilonia si apprestava a diventare la culla della civiltà, e i suoi Giardini Pensili una delle sette meraviglie del mondo. Nella primavera del 2003, il Museo Nazionale di Baghdad e la Biblioteca Nazionale vennero saccheggiati: sparirono migliaia di pezzi di incalcolabile valore artistico e storico; molti capolavori negli anni sono stati restituiti, ma ancora troppi sono stati ingoiati dal mercato nero dell’arte.

Ma nel 2010 la città e tutta la nazione riprendono a vivere, sia con una stabilità e sicurezza politica, sia con arte, musica e voglia di vivere.

L’Iraqui Museum, in particolare, sta tornando a riaprire alcune sale, anche grazie all’aiuto di numerosi paesi, tra cui l’Italia. Il 28 novembre scorso è stata inaugurata una mostra di arte contemporanea di Reyadh Al-hendawi, un affermato scultore iracheno, che durante l’inaugurazione spiegava ai giornalisti: “Nel mio lavoro c’è sempre un riferimento al terrorismo, e nelle mie sculture viene ‘cristallizzato’ il momento in cui scoppia la violenza, con tutto il suo tragico carico di sofferenza. ”Molte mie opere rappresentano uomini e donne, realizzati con filo di ferro attorcigliato a spirale, a simboleggiare gli iracheni imprigionati nel loro dolore e nei problemi della vita quotidiana. Voglio esprimere così il senso di instabilità in cui purtroppo è ancora avvolto il nostro Paese”.

Il direttore generale dell’Iraqui Museum, Kais Hessuin Rashed, si mostra ottimista sulla rinascita culturale irachena, annunciando l’allestimento di nuove sale che saranno aperte al pubblico entro la fine del 2011.

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