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L’opinione di Gianluigi Nuzzi

La scarcerazione di Giovanni Brusca non è un favore, ma l’effetto di una legge voluta da Falcone

Fa rabbia vedere Giovanni Brusca che esce di cella ma la giustizia si fa con la legge, non le emozioni e i mal di stomaco.

Santino Di Matteo Brusca

Sulla scarcerazione di Giovanni Brusca, l’uomo che è stato l’artefice della strage di Capaci, si è detto troppo e ci si è indignati veramente oltre misura. Certo, fa rabbia vedere Brusca che esce di cella ma la legge deve essere uguale per tutti.

La giustizia si fa con la legge, non le emozioni e i mal di stomaco. Quindi è giusto che Brusca, dopo aver collaborato con l’autorità giudiziaria, esca e riconquisti la sua libertà, dopo aver scontato 25 dei 30 anni che gli erano stati inflitti dai giudici in sentenza definitiva.

Il problema non è Brusca che esce. Non è un favore, una spintarella o un sistema giudiziario corrotto. È l’effetto di una legge – quella sui collaboratori di giustizia – che furono proprio Falcone e Borsellino a sostenere.

Anzi, la sua scarcerazione dovrebbe invogliare altri che sono collusi con la mafia a fare un passo avanti verso la giustizia e la legalità.

Questo è il punto, non il fatto che lui esca dopo 25 anni di carcere e dopo che in un primo momento aveva cercato di mascherare la verità. Purtroppo, su quella storia ci sono troppe zone d’ombra ma questo in Italia, ormai, è la consuetudine.

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