La sentenza dell’Utri, ecco cosa comporta
Cronaca

La sentenza dell’Utri, ecco cosa comporta

A poco più di 24 ore la sentenza d’appello del processo al senatore del Pdl, secondo dei tre gradi di giudizio previsti in Italia, può essere analizzata al di fuori della fastidiosa sequela di pareri politici, che a volte distolgono l’attenzione da quanto realmente accaduto. Dell’Utri ha collaborato attivamente con la mafia ma solo fino al 1992. Per poter ricostruire tutto quello che comporta questa decisione, in attesa di leggere le motivazioni ufficiali della corte, si possono già dare delle indicazioni. Dell’Utri continua a considerare Mangano un vero e proprio eroe, probabilmente perché il capomafia di Porta Nuova ha garantito l’incolumità di Berlusconi durante gli anni che hanno preceduto la sua discesa in campo, mentre il senatore ex Pdl rimane sotto accusa per la sua collusione con la mafia nella gestione delle antenne di Mediaset e vecchie questioni di racket maturate nel periodo in cui la Standa a Catania venne presa di mira.

Per capire quanto successo ieri nell’aula bunker occorre sottolineare un paio di note di cui tener conto. I giudici, riuniti in camera di consiglio, hanno dovuto smentire contatti con l’imputato maturati in tempi remoti, faccenda questa irrituale se si considera che i giudici, oltre che imparziali, non dovrebbero ricevere pressioni dall’esterno. Pressioni che sono arrivate invece da tutte le parti, con l’insinuazione del sospetto che i giudici non fossero adeguati, secondo i difensori di Dell’Utri per debiti di riconoscenza con la Procura di Palermo, per i detrattori di Dell’Utri per conoscenze familiari comuni con l’imputato. Berlusconi il giorno prima della sentenza aveva invitato dal Canada i cittadini a non leggere i giornali, temendo forse qualche sorpresa nel processo del suo vero guardia-spalla nella creazione di Forza Italia. Un’altra fortissima pressione è arrivata direttamente dal Ministero degli Interni, che non dando la scorta a Gaspare Spatuzza lo ha di fatto reso un testimone inattendibile.

Grottesca, se fosse confermata, la motivazione che circola in queste ore, per cui Spatuzza è inattendibile a causa delle dichiarazioni dei fratelli Graviano, suoi diretti superiori nel mandamento mafioso di Brancaccio e di un presunto compagno di cella di Spatuzza, entrato in extremis nel processo, che parla di una premeditazione delle dichiarazioni di Spatuzza. Il pentito tirava in ballo persino la creazione di Forza Italia grazie alla benedizione di Cosa Nostra che secondo la difesa si è avvicinata a Forza Italia “solo per questioni di interesse viste le posizioni garantiste del partito di Berlusconi”. Rimane un altro grosso punto interrogativo, già venuto fuori durante il processo a Giulio Andreotti. Se è vero che Dell’Utri fino al 1992 ha collaborato con Cosa Nostra, cosa avrebbe potuto impedirgli di sfruttare le sue “amicizie” nella corsa elettorale del 1994 per portare voti a Forza Italia in maniera tale da sottrarli sia ai socialisti del PSI che ad AN e il vecchio CCD? Il fatto che interi quartieri ad altissima densità mafiosa cambiarono il loro voto spostandolo dal PSI a Forza Italia fu frutto di un’abile campagna elettorale che poteva lasciar pensare ad una stagione di impunità oppure ci furono accordi ben precisi? Una cosa è certa. Per la stessa accusa Totò Cuffaro si è dimesso da presidente della Regione ed in attesa della sentenza del processo d’appello si è fatto eleggere Senatore della Repubblica, proprio come Marcello Dell’Utri. Lo stesso Dell’Utri è stabilmente seduto a Palazzo Madama da almeno tre legislature. Davvero sarebbe troppo chiedere ad un senatore accusato di concorso esterno per associazione mafiosa di dimettersi dalla propria carica politica per potersi difendere in qualità di privato cittadino? Se l’ultimo grado di giudizio inasprisse addirittura la pena, rimettendo nel calderone parti della trattativa tra Stato e mafia, dovremmo accettare l’idea di aver tenuto in Parlamento per almeno vent’anni un esponente di peso della criminalità organizzata. Una responsabilità che nel bene e nel male dovrà essere assolutamente presa dai giudici della Corte di Cassazione che saranno chiamati a dirimere una questione che non riguarda più una sola persona, ma un intero paese.

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3 Commenti su La sentenza dell’Utri, ecco cosa comporta

  1. La condanna del senatore Marcello Dell’Utri, salutata da tanta informazione come un’assoluzione, desta parecchi interrogativi ed invita a non abbassare la guardia nei confronti dell’infiltrazione mafiosa negli apparati dello stato.
    Non siamo in condizione di giudicare l’operato della magistratura, né di fare un sottile distinguo tra la condanna a sette anni e l’assoluzione per i fatti relativi agli anni ’90, che lasciamo volentieri ai cavilli dell’oratoria politica. Ma sappiamo leggere le pagine della relazione della commissione parlamentare antimafia, quando scrive, che “è ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa Nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse è nella storia della mafia e, soprattutto è nella natura stessa della borghesia mafiosa”.
    Le parole del presidente della commissione, senatore Pisanu, sono chiare e non si prestano a letture diverse. La mafia sa che deve essere presente negli apparati della burocrazia statale e dei partiti, e sa scegliere i propri interlocutori. Ovvero sa dove conviene andare a bussare per ottenere qualcosa.
    Non c’è dubbio che si può verificare il caso di qualche boss mafioso che indirizzi i suoi voti verso un candidato inconsapevole, nel tentativo di ricattarlo una volta eletto. Ma è altresì certo che il candidato eletto può sottrarsi a tale ricatto, se i voti non li ha chiesti e contrattati.
    Appare quindi pericoloso non riconoscere lo statuto di pentito a Gaspare Spatuzza, mettendo in crisi un sistema che finora ha garantito allo stato tanti successi nella lotta a Cosa Nostra. Ed appaiono inquietanti sia il decreto legge sulle intercettazioni che altri interventi liberticidi in settori degli appalti pubblici che da sempre sono nel mirino delle cosche.
    Le pagine dei giornali ci raccontano ogni giorno storie di appalti truccati, cemento impoverito, accordi sottobanco. Storie che rischiano di diventare ordinarie e accettate dalla pubblica opinione come un lascito della politica contemporanea alla società.
    Ma la società civile ha il diritto e il dovere di ribellarsi alla politica quando questa viene asservita agli interessi di pochi piuttosto che essere un servizio per tutta la comunità.
    E tutti abbiamo il dovere di costruire una politica diversa, priva di interessi personali, consapevole della sfida di un mercato che sta comprimendo i redditi delle classi medie e povere a vantaggio di una classe ricca, anzi ricchissima, che non rappresenta neanche il 5% della popolazione.
    La consapevolezza di molti può cambiare le cose, può cambiare la politica. Può e deve cambiare alcune delle scelte che sono maturate negli ultimi anni a svantaggio di chi onestamente lavora e cerca benessere e tranquillità.

  2. La notizia che non c’è: il mistero della foto del ‘Signor Franco’
    http://ceraunavolt-important-people.blogspot.com/2010/05/la-notizia-che-non-ce-il-mistero-della.html

  3. Esistono soltanto due gradi di giudizio di merito – I grado e appello; il ‘terzo’ è di legittimità – cassazione, art. 606 c.p.p. http://www.altalex.com/index.php?idnot=2011

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Dottore in Giornalismo per uffici stampa, blogger dal 2005, a breve giornalista pubblicista, si interessa di tutto. Ma anche di più. Lo trovate sempre in giro per Palermo.
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