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L’opinione di Alessandro Plateroti

La sovranità energetica svanisce come il gas

Il governo ha speso oltre 15 miliardi di euro in sostegni per le bollette e gli sgravi fiscali sulla benzina, ma gli effetti reali sono in realtà modesti.

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Un piano di emergenza per il gas, nel caso la Russia interrompesse bruscamente le forniture per l’Europa: nella bozza del “RepowerEu” – il piano di azione di Bruxelles contro l’emergenza energetica che presentato ufficialmente il 18 Maggio – si parla di razionamento dei consumi, solidarietà tra i paesi Ue colpiti, un tetto al prezzo ed interventi contro la speculazione.

Con il prezzo delle bollette già alle stelle, ogni intervento di sostegno (nazionale o comunitario) alle famiglie e alle imprese è diventato una priorità politica, economica e soprattutto sociale. Il caso Italiano è emblematico: il governo ha speso oltre 15 miliardi di euro in sostegni per le bollette e gli sgravi fiscali sulla benzina, ma gli effetti reali sono in realtà modesti.

Per effetto di questi interventi, nel secondo trimestre, si è registrata una riduzione del costo dell’energia elettrica per le famiglie del 10,2%, mentre l’esborso per la spesa gas è sceso del 10% rispetto al trimestre precedente: il risultato, ha stimato l’Arera, è che la spesa per la bolletta elettrica della famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022) è di circa 948 euro (+83% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno prima), mentre quella per la fornitura del gas ammonta a circa 1.652 euro, con una variazione del +71% sull’anno precedente.

Uscire da questo tunnel non è facile: il prezzo del gas, secondo le stesse previsioni europee, è destinato a salire ulteriormente anche durante l’estate non solo per le incertezze sulla guerra in Ucraina, ma anche per l’obbligo imposto da Bruxelles ai governi europei di riempire le riserve di gas fino all’80% della capacità entro fine 2022 e fino al 90% per la fine dell’anno prossimo. L’aumento della domanda per le “scorte anti-shock” spingerà verso l’alto il prezzo del gas, soprattutto il GPL.

Ecco dunque la necessità per l’Europa di dotarsi di un piano di emergenza nel caso in cui la situazione generale del mercato energetico dovesse peggiorare. Ma attenzione: come spesso accade con l’Europa, la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. E in questo caso, il rischio è altissimo.

Nel documento, infatti, si menziona il “caso di ulteriori interruzioni del gas che interessano più Stati membri contemporaneamente”: un caso nel quale l’Unione prevede di poter adottare “necessarie misure aggiuntive”.

Strumenti già esistenti – come il concorso dell’approvvigionamento di tutti i 27, per soccorrere alcuni paesi della Ue “che potrebbero essere utilmente integrati con un razionamento coordinato, ed una riduzione della domanda sulla base di principi a livello dell’Ue durante un’emergenza: in cui i mercati del gas non corrispondono più in modo ottimale alla domanda, e lasciano la domanda residua insoddisfatta”.

In primis il principio di solidarietà applicata riducendo la domanda di gas “negli Stati membri meno colpiti, a vantaggio degli Stati membri più colpiti”, e questo “anche nel caso in cui tale razionamento non sarebbe stato effettuato sulla base del piano nazionale di emergenza”, indica l’esecutivo europeo.

Un piano che dunque potrebbe svilupparsi a prescindere dalle decisioni degli esecutivi e parlamenti dei singoli stati dell’Unione, ma nell’alveo del principio – europeo – di solidarietà tra stati. Solidarietà tra Stati? In realta’, si tratta di superare un principio finora sacro nel quadro della Ue: la sovranità energetica dei Paesi membri. Non solo.

Se queste misure non bastassero, sostiene il progetto di Bruxelles, potrebbe essere necessaria l’introduzione di un tetto del prezzo del gas: “Una possibilità – continua il documento – sarebbe quella di limitare la formazione dei prezzi durante questo scenario di perturbazione, fissando il prezzo sulle borse europee del gas: in generale un tale limite può intervenire a diversi livelli della catena del valore del gas”, spiega la Commissione. Un tale massimale di prezzo dell’Ue – in uno scenario di grave perturbazione – avrebbe “il vantaggio di limitare gli effetti dannosi sui prezzi della perturbazione: per i consumatori e le imprese, a livelli prestabiliti”.

Il delicato punto di equilibrio tra prezzi e mercato

Inoltre, secondo i tecnici della Ue però “dovrebbe essere garantito che l’introduzione di un tale massimale di prezzo, non peggiori l’accesso dell’Ue alle forniture di gas e Gnl“, contraendo dunque la disponibilità dell’offerta del gas e quindi strozzando la possibilità dei paesi Ue di averne la disponibilità. Altro elemento di preoccupazione dell’Unione, nel caso si adotti la misura di porre un tetto ai prezzi, il fatto che “limiterebbe automaticamente il potenziale di riduzione della domanda di gas determinata dai prezzi: con un impatto negativo sull’equilibrio tra domanda e offerta”, sostiene ancora la Commissione.

Insomma occorre muoversi su uno stretto crinale per evitare contro-reazioni dei mercati, che inficino le misure adottate con il rischio di introdurre uno squilibrio nel mercato energetico, le cui conseguenze – come un domino – non sarebbero tutte controllabili o prevedibili, e quindi in sostanza, certe.

Prevenzioni contro le speculazioni

Bruxelles propone inoltre – per fronteggiare il caro-bolletta – una proroga della tassazione degli extra-profitti ed un regolamento più stringente contro la volatilità dei prezzi in borsa, spinta dalla speculazione: “Per affrontare i possibili effetti distorsivi sulla formazione dei prezzi dovuti a possibili mosse speculative” – scrive ancora la Commissione – potrebbe essere necessario “rivedere le regole di negoziazione interne”. Le entrate – è il ragionamento di Bruxelles – possono aiutare a finanziare misure mirate e temporanee “a sostegno delle famiglie e delle imprese vulnerabili”.

Staremo a vedere. Per ora, c’è troppa confusione sotto il cielo.

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