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La terribile storia di Katie, segregata e abusata a 9 anni

La storia di Katie, una bambina americana di 9 anni già abusata dal padre e poi rapita, segregata e violentata da un amico di famiglia nel 1992.

Katie Beers

Una storia agghiacciante quella della piccola Katie Beers, che aveva appena 9 anni quel maledetto 28 dicembre del 1992. In tale giorno sarebbe stata rapita a Bay Shore, nello Stato americano di New York, da un amico di famiglia, John Esposito, che l’avrebbe tenuta segregata abusando sessualmente di lei per diciassette giorni, prima di consegnarsi alla polizia. Tuttavia con le autorità si è giustificato dicendo di amare la bambina e di desiderare dei figli da lei. Come se non bastasse, Katie aveva precedentemente subito violenze anche da parte del padre.

Abusata a 9 anni

Katie era figlia di un uomo di nome Sal, sposato in seconde nozze con una certa Linda Inghilleri. Quest’ultima trattava la figliastra come una serva in casa sua. La notte le permetteva di dormire soltanto sul divano.

Lì il genitore abusava di lei. Per quanto riguarda la scuola, la bambina ci andava saltuariamente. La piccola avrebbe voluto rimanere con la madre, Marilyn, ma questa l’aveva affidata all’ex marito per impegni lavorativi.

Poi sono arrivati gli abusi da parte di Esposito, appaltatore di Long Island, celibe, di mezza età. Questi, dopo aver predisposto una sorta di prigione per Katie, in un box situato sette metri sotto il piccolo appartamento dell’uomo a Bay Shore, ha avvicinato la bambina dicendole di avere un regalo di compleanno per lei, ben sapendo che questa avrebbe compiuto gli anni due giorni più tardi.

La sfortunata bimba è caduta nel tranello. L’uomo a quel punto le ha ordinato di chiamare a casa sua e di chiedere aiuto, perché era stata rapita e minacciata con un coltello.

All’arrivo dei soccorsi, il rapitore ha spinto Katie giù per i gradini del garage. Poi l’ha rinchiusa in una gabbia di legno fatta apposta, appesa al soffitto con una catena, e incatenata all’interno per collo, mani e piedi. All’esterno c’era un comò con una televisione sopra come “diversivo” per la piccola prigioniera. Nella stessa notte, Esposito ha giocato con Katie a un videogame e successivamente sono iniziati gli abusi.

John Esposito

Le ricerche della polizia

Intanto le autorità cercavano la bambina scomparsa. Secondo una prima versione del suo stesso aguzzino, “qualcuno” l’aveva rapita al parco. Gli agenti hanno perquisito la casa dell’uomo. Tuttavia non c’era traccia di Katie, che gridava aiuto nel bunker sotterraneo senza purtroppo essere udita. Una volta ha chiesto a Esposito cosa ne sarebbe stato di lei, se avrebbe potuto tornare a scuola e avere una vita normale. Tuttavia l’unica risposta del “carceriere” sarebbe stata che lei non aveva bisogno di andare a scuola, perché lui le avrebbe insegnato il necessario. Per finire, al compimento dei suoi 18 anni, l’avrebbe sposata e insieme avrebbero avuto bambini.

Gli inquirenti sulla base dei filmati delle telecamere di sorveglianza e la gente del quartiere sospettavano che fosse stato Esposito a fare qualcosa di brutto alla bimba. L’uomo, sentendosi braccato, si è consegnato ai poliziotti il 13 gennaio del 1993. Surreale la sua giustificazione fornita: “Non le avrei mai fatto del male. Mi piace, l’ho amata, davvero”. Lui stesso ha portato gli investigatori dove aveva nascosto Katie. La piccola aveva perso l’abitudine di vedere la luce. Inoltre era molto deperita e spaventata. Tuttavia ormai salva. La sua drammatica storia ha avuto un lieto fine.

La vita dopo l’incubo

John Esposito è stato condannato a una decina d’anni di carcere per pedofilia, mentre Katie non ha più dovuto tornare a casa sua, dove comunque veniva abusata e maltrattata. Affidata a una famiglia degna di questo nome, vi è rimasta fino alla fine dell’università.

Katie

Ora è moglie e madre di due bambini. La giovane donna è anche autrice di un’autobiografia, “Buried Memories” (“Memorie Bruciate”), scritta insieme a una giornalista, Carolyn Gusoff. La sua storia ha fatto il giro dei media americani, dai quali è stata ripresa più volte. Esposito, invece, è morto nella celebre prigione di Sing Sing, a Westchester County, sembra per cause naturali.


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