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La variante Delta è più letale? Lo studio di Cambridge

Gli studi che confermano la maggior letalità e gravità della variante Delta, da Cambridge alla Scozia

variante Delta

Quando si parla di coronavirus inevitabilmente negli ultimi mesi si pensa alla variante Delta. La mutazione del virus ha dalla sua comparsa preoccupato gli esperti: a mesi di distanza, e con gran parte della popolazione vaccinata, ci si interroga se sia più letale del “normale” coronavirus.

La variante Delta è più letale?

Osservando l’impatto della variante Delta sull’Europa un dato salta subito all’occhio: se i nuovi casi collegati a questa mutazione sono in discesa, lo stesso non accade per i decessi e le ospedalizzazioni. La domanda, allora, è spontanea: la variante Delta è più letale? I timori degli esperti sulla maggior contagiosità della variante Delta hanno già trovato riscontro, nonostante gli studi ancora non lo confermino.

Per osservare la letalità della mutazione, però, occorre tralasciare questo aspetto, concentrandosi su uno studio in particolare, eseguito dai ricercatori dell’Università di Cambridge. Secondo l’analisi pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet, la mutazione Delta comporterebbe un tasso di ospedalizzazione raddoppiato rispetto alla variante Alfa.

Variante Delta, lo studio di Cambridge

La ricerca dell’Università di Cambridge prende in esame 43.338 pazienti positivi in Inghilterra tra fine marzo e fine maggio: 8.682 contagiati con la variante Delta, 34.656 con la variante Alfa.

La maggior parte di essi, pari al 74%, non era vaccinata. Dallo studio è emerso come i pazienti con variante Delta avevano un rischio di ricovero maggiore di più di due volte rispetto ai pazienti con la variante Alfa. Non solo: gli infettati con la mutazione Delta hanno richiesto maggiormente cure di emergenza.

La variante Delta risulta più letale

La probabilità che la variante Delta risulti più letale, è quindi alta.

Una delle possibili spiegazioni da parte degli studiosi è che questa mutazione induce nelle prime vie aeree una carica virale che è almeno 1000 volte superiore a quella della variante Alfa. Passando ai pomoni, poi, la malattia potrebbe decisamente aggravarsi, cosa che non avviene se il contagiato è vaccinato. Altro elemento da tenere in considerazione è il calo di efficacia vaccinale nel tempo: essenso stati vaccinati per primi, quindi mesi fa, le categorie fragili come anziani e immunodepressi, l’efficacia del vaccino è calata. E proprio questo calo lascia spazio all’aggressività della variante Delta, che fa aumentare così i casi gravi.

Variante Delta più letale, gli altri studi

Anche altri studi effettuati in Canada, Singapore e Scozia dimostrano che la variante Delta porta più spesso a una gravità maggiore della malattia. L’analisi svolta per conto del sistema sanitario scozzese ha preso in esame 19.543 infezioni da coronavirus da inizio aprile a inizio giugno. I risultati sono simili allo studio inglese: il rischio di ricovero raddoppia nei pazienti contagiati da variante Delta rispetto ai contagiati da Alfa; la situazione viene amplificata poi in persone con patologie concomitanti. In ogni caso l’effetto della variante Delta si fa sentire sui non vaccinati: per l’Iss il rischio di ricovero diminuisce del 94% nelle persone che hanno completato il ciclo vaccinale rispetto a quelle non vaccinate, del 96% per i ricoveri in terapia intensiva e del 97% per i decessi.

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