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L’accordo segreto tra la polizia e Facebook
Cronaca

L’accordo segreto tra la polizia e Facebook

Da tempo circolano voci circa accordi tra la polizia postale e Facebook per “spiare” gli utenti del noto social network. Un settimanale di assoluto prestigio, qualche tempo fa, pubblicò, in base a informazioni ricevute da fonti ritenute attendibili, che il “patto di sangue esisteva”. La polizia, pur non negando l’incontro con i vertici dell’azienda, smentì con forza l’articolo de “L’Espresso” affermando che è possibile accedere ai dati sensibili dei profili Facebook solo dietro autorizzazione di un magistrato. L’incontro cui fece riferimento la polizia serviva solo a “individuate delle linee guida finalizzate a gestire tutto ciò che richiede l’intervento della polizia giudiziaria“. Sul caso ha provato a far luce Panorama con una nuova inchiesta. Questo è quanto riportato dal settimanale:

«un accordo nel 2010 tra la Polizia Postale e Facebook c’è stato davvero e prevede la possibilità di tracciare pagine e gruppi che possono destare interesse per determinati eventi (tifoserie violente, pedofili, gruppi politici estremi)». Il punto è cercare di capire fin quando le autorità possono spingersi nella ricerca.
Ma la risposta è semplice, nonostante circoli nuovamente sul web l’allarme che la polizia abbia libero accesso ai profili Facebook degli utenti, in realtà si tratta di una bufala.

La polizia: «può visionare un Profilo, una Pagina o un Gruppo, solo ed esclusivamente tramite una rogatoria internazionale (come indicato nel Centro per la sicurezza di Facebook ) la quale dev’essere disposta ed autorizzata dalla magistratura. Diversamente, la Polizia Postale può oscurare in maniera autonoma Pagine/Gruppi che contengono al suo interno materiale pedo-pornografico»

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