Un lavoro gravoso ma retribuito, senza personale
Un lavoro gravoso ma retribuito, senza personale
Economia

Un lavoro gravoso ma retribuito, senza personale

autotrasporto

Si registra un deficit di lavoratori nel settore dell'autotrasporto, nonostante le necessità delle aziende.

“Un comparto in piena crisi vocazionale”: così Donatella Tiraboschi, giornalista del Corriere della Sera, descrive il settore degli autotrasporti pesanti che non trova personale, pur avendone un forte bisogno.

Mancano autotrasportatori

Un settore lavorativo in crisi, non perché scarseggiano le opportunità ma piuttosto per mancanza di personale: è il quadro che emerge sul mondo dell’autotrasporto dall’articolo scritto da Donatella Tiraboschi per il Corriere della Sera. La giornalista ha concentrato l’attenzione sulla realtà bergamasca in particolare, contattando anche i quadri della Federazione Autotrasportatori di Bergamo; il segretario provinciale, Doriano Bendotti, ha sottolineato tutte le problematiche che stanno riscontrando per trovare lavoratori, pur in presenza di ricavi anni per oltre un miliardo di euro. Un settore florido dal punto di vista del fatturato, ma che si scontra con una grave carenza di personale che potrebbe avere conseguenze sul lato economico nel lungo periodo. “Se dovessero presentarsi 500 autisti in questo momento, verrebbero tutti assunti.

Subito”, afferma il segretario Bendotti al Corriere della Sera.

Le cause

Secondo il parere del segretario della Federazione Autotrasportatori di Bergamo, sono diverse le ragioni alla base della carenza dell’organico che registra il settore. Le persone più giovani non sono interessate al mestiere dell’autotrasportatore anche perché, ritiene Bendotti, ne hanno un’immagine ‘falsata’, che non corrisponde più alla realtà. L’immaginario collettivo ha contributo “a incasellare questo mestiere nelle professioni da snobbare. Le cose sono cambiate”. Il segretario provinciale sottolinea come i mezzi utilizzati siano spesso all’avanguardia, dal punto di vista tecnologico, anche se il sacrificio non manca. Un autotrasportatore infatti è in viaggio per cinque giorni su sette, ricevendo un compenso in media di duemila euro al mese. In casi di maggioranza esperienza accumulata, la retribuzione può arrivare anche a quattromila euro mensili, soprattutto se si percorrono tratte internazionali. L’articolo del Corriere della Sera precisa che un fattore che dissuade gli aspiranti autisti è proprio quello economico, che non riguarda lo stipendio mensile, ma piuttosto l’investimento necessario, che può arrivare anche a settemila euro, per conseguire la patente di guida necessaria e il CQC, il Certificato di qualificazione del conducente.

Anche gli autisti provenienti dall’Est Europa sono diminuiti in Italia, perché “il range di retribuzione si è sostanzialmente livellato”, ha spiegato Giampietro Massetti, responsabile operativo di Autotrasporti Bertoni di Endine Gaiano.

Un caso, sollevato da Il Gazzettino nel dicembre 2017, esemplifica perfettamente l’assenza di personale nel settore degli autotrasporti. L’imprenditore Damaso Zanardo, titolare di un’azienda a Marghera con centri specializzati a Quinto di Treviso e Milano, ha dichiarato di aver bisogno di ventidue autisti ma di non averli ancora trovati. “In realtà ci sono ma non vengono a lavorare per le imprese italiane- ha spiegato Zanardo a Il Gazzettino- (…) Fuori dall’Italia ci sono tanti posti dove pagano meglio, non tanto come cifra degli stipendi”, piuttosto per imposte fiscali meno gravose.

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