La campagna di Michele Monina: Monina sì vs Monina no
La campagna di Michele Monina: Monina sì vs Monina no
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La campagna di Michele Monina: Monina sì vs Monina no

Michele Monina

Michele Monina, irriverente critico musicale, presenta la sua campagna "Monina sì vs Monina no", lanciata su Musicraiser.

Michele Monina: un giornalista, uno scrittore, un direttore artistico, un critico musicale, ma, soprattutto, un personaggio che sta facendo molto parlare di sé. In attesa del lancio della campagna di Musicraiser “Monina sì vs Monina no”, l’abbiamo intervistato per scoprire i dettagli dell’iniziativa.

La storia di Michele Monina

Michele Monina è nato ad Ancona nel 1969 e vive e lavora a Milano. Il suo nome è comparso su “Il Fatto Quotidiano” e “Rolling Stones”, conquistando molti ammiratori, ma anche migliaia di haters. Monina ha scritto per la radio, per la televisione e per il teatro.

Molti i personaggi musicali e non, le cui vite sono state raccontate da questo curioso influencer del panorama pop italiano. La lista è davvero infinita: da Vasco a Silvio Berlusconi, da Lady Gaga a Lucio Dalla, da Ibrahimovic a Jovanotti. Intransigente critico musicale, non sono pochi gli artisti con i quali ha avuto dei battibecchi negli ultimi anni. Tra i tanti anche Laura Pausini ed Emma Marrone.

Monina sì vs Monina no

Lunedì 14 maggio alle 14.30, Michele Monina ha lanciato l’inedita campagna di Musicraiser “Monina sì vs Monina no”. Per 45 giorni, gli interessati avranno l’opportunità di offrire da 5 a 20mila euro in cambio di diversi premi.

Lo scopo? Finanziare la startup di un nuovo magazine online chiamato “Il tasso del miele”, ma anche “farsi ritirare” per sempre. Se, infatti, vincerà la parte “Monina no”, il tanto contestato critico si ritirerà dalle scene. Si tratta, dunque, di una vera e propria asta che durerà fino al 28 giugno 2018 e nella quale verranno conferiti ai partecipanti vari premi, distinti in base alla categoria nella quale saranno messi in palio.

Michele Monina

Com’è nata l’iniziativa su Musicraiser?

E’ nata quando ho sentito il bisogno, ma anche il dovere, di ricreare su una piattaforma crowd founding la polarizzazione esistente sui social tra chi mi sostiene e chi, invece, invoca il mio ritiro dal mondo della critica musicale. L’obiettivo, (provocatorio, a dire il vero) è quello di porre al centro dell’attenzione la tematica della libertà di espressione.

C’è da considerare, infatti, che se ho smesso di collaborare con importanti testate italiane è stato anche per via delle pressioni che ho iniziato a sentire a causa dei miei articoli. La mia è una voce libera, lo è sempre stata. Sto cercando di rendere ufficiale questa scomoda verità.

Puoi essere più preciso?

Sono uno che quando scrive non si risparmia e dice quello che pensa, spesso andandoci giù pesante sulla produzione di un artista. La maggior parte dei cantanti non mi hanno in odio per questa ragione, tant’è che molti di loro hanno deciso di sostenermi in questa campagna. In compenso numerosi fans mi aggrediscono sulla rete, più o meno gravemente, portando avanti shit storming che versano valanghe di fango sul mio nome.

Sono un uomo adulto e sono in grado di tenere testa a questi bulli (perché così vanno chiamati), ma ricevere insulti non è comunque piacevole.

Qual è il commento più sgradevole che hai ricevuto?

Di commenti brutti ne ricevo ogni giorno a centinaia, in alcune giornate particolari anche a migliaia. I più tremendi sono quelli che riguardano i miei cari e i miei quattro figli. Due di loro sono adolescenti e la loro reazione quando leggono commenti negativi sul mio conto è ben peggiore della mia.

Il fatto è che coloro che mi criticano e che si sono scagliati contro la campagna non capiscono che mi batto ogni giorno anche per il loro diritto a esprimere la propria opinione su qualsiasi aspetto della realtà, non solo sulla musica.

Hai detto che molti artisti hanno deciso di sostenere la campagna… Puoi fare dei nomi?

Inizio subito nominando Tommaso Paradiso. Su di lui ho usato la mazza ferrata, nel senso che l’ho criticato in modo duro più volte in questi anni. Secondo la logica dei fans, avrebbe dovuto attaccarmi, invece ha messo in palio gli occhiali rosa che ha indossato in un concerto al Forum di Assago.

E’ stato molto generoso e si è dimostrato una persona dotata di autoironia. Poi ci sono stati Vasco e Ligabue, che hanno messo in palio degli abiti indossati nei tour, Emis Killa, che ha offerto il proprio berretto autografato, Caparezza, Zucchero, Red Canzian… Ci sono anche premi molto originali.

Ad esempio, Zibba ha messo in palio l’opportunità di trascorrere una giornata in studio con lui per seguire la composizione di un pezzo, mentre Romina Falconi ha deciso di mettere in palio un calco in gesso della propria silhouette. Pio e Amedeo hanno addirittura messo in palio una cena in loro compagnia. Divertimento assicurato.

Nonostante le critiche, non hai mai ricevuto una querela per qualcosa che hai scritto. Come è possibile?

Non ho mai preso di mira l’artista in sé, ma la sua produzione. Fare cenno alla vita privata di un personaggio è qualcosa che non mi è mai passata per la testa.

E se vince il no?

Mi ritiro, come ho promesso. Lanciando questa campagna ho deciso di mettermi in gioco, quindi dovrò accettare le conseguenze della mia scelta.

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