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Le banche centrali cambiano la politica sui mutui
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Le banche centrali cambiano la politica sui mutui

In novembre vi sono state decisioni di politica monetaria delle principali Banche centrali mondiali. A caratterizzare questo evento, c’è da una parte la Fed, la banca centrale americana, che con la riunione del 3 novembre ha annunciato l’incremento del programma di acquisto dei titoli di stato del proprio paese per 600 miliardi di dollari, senza precisare le date e i ritmi, dall’altra la BCE che, con la riunione del 4 novembre, ha confermato il tasso di riferimento all’1% mantenendo un atteggiamento attendista. La BCE di fatto sembra pronta a realizzare quell’”exit strategy”, la rimozione degli stimoli monetari straordinari, parzialmente già avviata e che si concretizzerà più significativamente in occasione dell’atteso annuncio del 2 dicembre. Anche la Banca d’Inghilterra, nella riunione del 4 novembre, che inizialmente sembrava orientata ad un ulteriore stimolo monetario cosiddetto “quantitativo” come la Fed, dopo i dati del PIL britannico risultati particolarmente favorevoli, ha confermato la sua politica monetaria.

La Banca del Giappone ha confermato i tassi al solito range tra 0% e 0,1% astenendosi dall’adottare nuove iniziative, dopo le misure espansive varate soltanto a inizio ottobre.

Proprio sulla base delle suddette iniziative, l’istituto centrale ha dettagliato il programma di acquisto di titoli governativi annunciato il 5 ottobre scorso, spiegando che verranno sottoscritti 1.500 miliardi di yen in titoli a lungo termine e 2.000 miliardi di titoli a breve. E’ stata anticipata al 4 e 5 novembre, dal precedente 15- 16 novembre, la data del Consiglio in modo da iniziare, prima del previsto, gli acquisti di titoli come ETF (exchange traded fund, per 450 miliardi di yen) e J-REIT (Japan Real estate investment trust, titoli di società fiduciarie per l’investimento in beni immobili regolarmente quotate in borsa, per 50 miliardi di yen). Gli acquisti che la BoJ ha annunciato nel segmento dei fondi immobiliari, per 50 miliardi di yen, sono ritenuti ben al di sotto delle aspettative degli operatori di settore.

Emerge un quadro di Banche centrali sostanzialmente “divergenti” nella conduzione della politica monetaria, con possibili effetti significativi, almeno nel breve periodo, sul mercato dei cambi.

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