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Le Foche: “La terza dose di vaccino per i più fragili è sempre più probabile”

Le Foche: “Terza dose per i più fragili è sempre più probabile, per chi usa farmaci immunosoppressivi, per i trapiantati e per persone con patologie parti”

Francesco Le Foche

L’immunologo Francesco Le Foche lo ha spiegato chiaramente in una intervista al Corriere della Sera: “La terza dose di vaccino per i più fragili è sempre più probabile”. Il camice bianco del Policlinico Umberto I di Roma affronta la questione di una terza dose di vaccino contro il Covid e lo fa sulla scorta di una necessità che sembra profilarsi in maniera sempre più netta: quella a doppio binario con cui non solo si proteggono i cittadini più vulnerabili, ma si mette anche un ulteriore argine alla diffusione del coronavirus.

Ecco perché Le Foche sostiene che “una terza dose è probabile per le persone che assumono farmaci immunosoppressivi, per i trapiantati e per persone con patologie particolari in cui la risposta al vaccino puo’ essere ridotta”. 

Terza dose probabile per i più fragili anche “per ridurre la circolazione”

E ancora: “Il vaccino non solo mette al riparo il singolo dalla malattia grave, ma riduce la circolazione del virus nella popolazione”.

Attenzione, le conclusioni a cui è giunto La Foche fanno il paio con gli ultimi studi di Pfizer proprio sull’efficacia di una dose numero tre, vediamo come. Il punto di partenza è quanto attualmente raccomandano gli scienziati di Israele, che è paese tester assieme al Regno Unito nella misura in cui fa parte di quella pattuglia con la cronologia di lotta e risultati più precoce. 

Terza dose probabile per i più fragili: due pandemie affiancate

E Le Foche analizza proprio la situazione in questi paesi, e a proposito del Regno Unito e del crollo dei contagi spiega che esso è “conseguenza delle vaccinazioni di massa. Siamo oggi di fronte a due pandemie: una è quella dei non vaccinati che, appunto, possono andare incontro a una malattia severa; l’altra riguarda i vaccinati che sono protetti dalle forme gravi, ma che, in una piccola percentuale di casi, possono contagiarsi, eventualmente sviluppare qualche lieve sintomo, e possono trasmettere il virus ad altri”.

Poi la precisazione per cui è impossibile che la proteina spike possa provocare effetti collaterali: “Viene subito captata dalle cellule del sistema immunitario e, successivamente, stimola la produzione di anticorpi e l’attivazione di altre cellule della difesa immunitaria”. 

Lo studio di Pfizer: terza dose probabile e 5 volte più efficace per i più fragili 

Bene anche la vaccinazione eterologa: “Una seconda dose diversa aumenta di molto l’efficacia ed è garanzia di una migliore immunizzazione”. E sulla terza dose? Verosimilmente sarà necessaria per le persone che assumono farmaci immunosoppressivi”. E lo studio che dà conforto alle affermazioni dell’immunologo? In esso Pfizer/BioNTech sostiene che una terza dose del suo vaccino anti-Covid induce “titoli di anticorpi neutralizzanti contro la variante Delta che sono più di 5 volte superiori nelle persone più giovani e oltre 11 volte maggiori nelle persone anziane, rispetto a 2 dosi”.

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