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Le Foche: “Sarebbe bello convincere i 50enni a vaccinarsi, non ci possono essere disertori”

Francesco Le Foche, immunologo clinico dell'Università Sapienza, in un'intervista per il Corriere, ha spiegato che bisogna convincere i 50enni a vaccinarsi.

Francesco Le Foche

Francesco Le Foche, immunologo clinico dell’Università Sapienza, in un’intervista per il Corriere, ha spiegato che bisogna convincere i 50enni a vaccinarsi. Il medico ha spiegato di avere molta più fiducia nei giovani.

Vaccini, Le Foche: il problema dei 50enni

Francesco Le Foche, immunologo clinico dell’Università Sapienza, intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato di avere una grande fiducia nei giovani. Ha voluto sottolineare che non è vero che si stanno vaccinando solo per salvare le vacanze, ma che sanno perfettamente che si tratta di un gesto di grande responsabilità. Secondo l’immunologo è molto più preoccupante la situazione del 50enni. “Oltre 4 milioni di ultra cinquantenni non vogliono aderire alla campagna.

Sono persone di livelli culturali diversi, non solo no vax. Hanno paura e non sanno decidere. Sarebbe bello poterli prendere uno per uno e convincerli. Sono certo che attraverso colloqui approfonditi con medici empatici alla fine cambierebbero idea. È davvero difficile motivare la contrarietà ai vaccini, che è trasversale” ha spiegato. “In un recente articolo sulla rivista Science, l’incapacità decisionale nei confronti di questioni riguardanti la propria persona è stata paragonata a quella di re Salomone, grande saggio di Israele.

Quando si trattava di fare una scelta personale, si perdeva, esitava. Gli indecisi sulla vaccinazione hanno il timore di introdurre una sostanza non conosciuta nel loro organismo. Reazione irrazionale ma comprensibile” ha aggiunto l’esperto. 

Vaccini, Le Foche: “Non ci devono essere disertori”

I vaccini sono sicuri, la tecnica dell’Rna messaggero è consolidata, non sperimentale, e ci darà molte altre risposte che attendiamo da anni, ad esempio contro certi tipi di tumore.

Questa è una sfida che si può vincere soltanto tutti insieme, non ci possono essere disertori” ha dichiarato Francesco Le Foche. Il problema sembrano essere i vaccini a Rna, ovvero Pfizer e Moderna, che stanno facendo nascere molti dubbi. L’immunologo ha spiegato che su questi due vaccini circolano molte leggende metropolitane. “Spero arrivi presto il preparato anti Covid di Novavax, basato su sub unità proteiche. Significa che pezzetti di proteina Spike, fondamentale per il Sars-CoV-2, vengono riprodotti in laboratorio con l’aggiunta di un adiuvante, una sostanza che viene estratta dalle piante. I primi dati fanno ben sperare. È la stessa tecnica utilizzata per l’anti epatite B, l’anti Hpv (papillomavirus) e il meningococco B. Mi auguro però che gli over 50 si convincano prima. Per loro può essere pericoloso non proteggersi” ha spiegato l’esperto. Per quanto riguarda gli adolescenti, Le Foche ha sottolineato che la scuola è sicura solo se si entra con la doppia dose, spiegando che i vaccini riducono ai minimi termini le possibilità di contagio. “Se l’80% degli italiani si immunizzassero potremmo affrontare il prossimo inverno in piena tranquillità. Non vorremo rischiare nuove restrizioni di movimento, vero?” ha aggiunto. 

Vaccini, Le Foche: la fiducia nei giovani

Francesco Le Foche ha sottolineato di avere molta fiducia nei giovani. “Non possiamo bloccare la spinta alla socializzazione. I focolai caratterizzeranno anche l’estate in corso. Però in genere nei giovani il Covid-19 è una malattia lieve. Con questo non voglio dire che potrebbero fare a meno del vaccino. Anche se la malattia può essere lieve il virus è meglio non prenderlo, in quanto casi gravi si osservano anche nelle giovani età. Fare in modo che non circoli significa inoltre ridurre le probabilità che nascano nuove varianti. Il Sars-CoV-2 tende ad avere mutazioni” ha spiegato Le Foche. “L’immunità è di tre livelli: innata, umorale (data da anticorpi prodotti dal vaccino o dall’infezione) e cellulare (la memoria immunitaria). Alcuni pensano che valutare la quantità di anticorpi attraverso il test sierologico corrisponda a misurare l’immunità. Non è così, quindi non allarmarsi se il titolo anticorpale non è eccessivamente alto in quanto entrano in gioco altri sistemi di risposta” ha aggiunto l’immunologo. 

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