Le invenzioni italiane più importanti della Storia
Le invenzioni italiane più importanti della Storia
Scienza & Tecnologia

Le invenzioni italiane più importanti della Storia

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Molte delle grandi invenzioni che hanno rivoluzionato le sorti degli uomini, sono partite proprio dal nostro "bel Paese",

Gli italiani sono famosi nel mondo non solo per l’arte, la scienza, la cultura, la letteratura, la moda, le bellezze naturali e paesaggistiche e la cucina, ma anche per alcune invenzioni che hanno cambiato la storia. Noi italiani, si sa, siamo un popolo di creativi. La nascita stessa del brevetto è un’invenzione tutta italiana, che si è evoluta nei secoli fino alla sua ufficializzazione nel 1994, con un accordo sui diritti di proprietà intellettuale (TRIPS), che stabilisce i requisiti dei brevetti, obbligatori per tutti gli Stati che hanno firmato l’accordo.

Gli italiani e le loro invenzioni

Le geniali menti del nostro Paese si sono contraddistinte nei secoli, anche nel campo delle invenzioni. Alcune delle idee più rivoluzionarie che hanno cambiato il mondo, nascono proprio nella nostra Penisola.

Sono molti gli oggetti di uso quotidiano che hanno cambiato e migliorato la nostra vita, lasciando un segno indelebile, e per i quali dobbiamo ringraziare qualche nostro connazionale. Elenchiamo, in ordine cronologico, solo alcune delle invenzioni italiane di cui possiamo essere orgogliosi:

Possiamo partire dal violino, introdotto nel XVI secolo dal cremonese Andrea Amati, per passare poi al pianoforte, la cui invenzione risale alla fine del XVII secolo, quando l’artigiano padovano Bartolomeo Cristofori, mise a punto il primo prototipo di “gran clavicembalo con il piano e il forte”, in seguito chiamato “fortepiano”. Furono proprio dei vecchi tasti di un pianoforte ad essere utilizzati, negli anni Trenta dell’Ottocento, per creare la prima macchina da scrivere, che il suo inventore, l’avvocato piemontese Ravizza, chiamò “cembalo scrivano”. La carta da inserirvi, invece, esisteva già.

Era infatti nata nel 1268 a Fabriano la cartiera di tipo moderno per grandi quantitativi.

Procedendo con il lungo e inevitabilmente incompleto elenco delle nostre invenzioni, nel 1799 nasce la pila elettrica di Alessandro Volta, detentore del brevetto. Grazie alla sua invenzione, fu premiato con una medaglia d’oro da Napoleone Bonaparte.

Le invenzioni italiane dell’Ottocento

Nel 1849 vide la luce un oggetto di uso mediatico: il telegrafo, precursore del telefono. Antonio Meucci scoprì la trasmissione della voce per via elettrica. Inizialmente diede alla sua creazione il nome di “telegrafo parlante” e successivamente di “telettrofono”. Meucci, nel 1871, aveva depositato un brevetto temporaneo ma, non potendolo rinnovare, Graham Bell fu erroneamente considerato l’inventore. La diatriba sull’effettiva paternità dell’oggetto si trascinò a lungo ma, nel 2002, la Corte Suprema attribuì ufficialmente l’invenzione al fiorentino. Un’evoluzione del telegrafo fu l’invenzione dell’abate Caselli, che cercò di perfezionarlo, perché permettesse di trasmettere testi e grafica senza usare i segnali convenzionali: la macchina prese il nome di “pantelegrafo”, precursore del nostro fax.

Tutto questo non sarebbe però stato possibile se, nel 1799, Alessandro Volta non avesse realizzato il primo generatore statico di elettricità, passato alla storia come “Pila di Volta.

Nel 1853 gli inventori toscani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, brevettarono il primo modello di motore a combustione interna, noto anche come motore “a scoppio”. Una versione più avanzata e moderna di motore per auto fu brevettata dall’ingegnere Giovanni Enrico per la FIAT nel 1909.

Nel 1894, l’inventore bolognese Guglielmo Marconi, premendo un trasmettitore a distanza, riuscì a far suonare un campanello: nasceva così un sistema di comunicazione a distanza via onde radio, anche se la prima vera radio comparirà solo qualche anno dopo. Risale infatti al 1896 il suo brevetto per la radio, che consisteva in un sistema destinato solo alla telegrafia senza fili e che qualche anno dopo venne applicato per produrre la prima radio. Grazie alla sua invenzione, nel 1909 Marconi ricevette il Premio Nobel per la fisica.

Il Novecento e le sue creazioni italiane

Il Novecento si apre con molte novità destinate a cambiare, anche professionalmente, la vita dell’uomo. Dal lavoro dell’ingegnere e informatico Perotto, progettista della Olivetti, nasce infatti il personal computer o PC, noto come “programma 101” e presentato nel 1965 all’Esposizione universale di New York come il primo vero personal computer per ufficio, alla portata di tutti. Successivamente nacque il primo microprocessore al mondo, l’Intel 4004 e qualche anno dopo nasce ad Ivrea, patria dell’Olivetti, il primo hard-ware open source.

Sempre nello stesso secolo, Enrico Fermi progetta il primo reattore nucleare a fissione e produce la prima reazione nucleare a catena controllata. Inoltre, durante la seconda guerra mondiale fece parte del team che si occupò progetto Manhattan.

Ma gli italiani hanno anche saputo regalare invenzioni culinarie in grado di deliziare i palati di tutto il mondo, anche quelli più esigenti, regalando alla routine quotidiana, piccoli momenti appaganti. Per esempio, Marchioni, alla fine dell’Ottocento, aprì a New York alcuni ristoranti e ideò il primo cono gelato, dando vita, probabilmente, alla nota Valvova-Marchiony Company.

Un’altra importante invenzione italiana riguarda il cinema. Uno dei pionieri del cinematografo fu infatti Filoteo Alberini che, prendendo spunto da un’invenzione di Edison, progettò una macchina per la ripresa e la proiezione delle immagini, che chiamerà “kinetografo”. Non riuscì, però, a farsene riconoscere la paternità, causa di motivi burocratici che lo costrinsero a depositare il brevetto troppo tardi, quando ormai i fratelli Lumiere avevano già proiettato la prima pellicola.

Il lungo elenco delle grandi invenzioni italiane, che si estendono in vari settori, potrebbe continuare ancora, con idee come l’anestesia (già nel 1200), la bussola, la cambiale e la prospettiva scientifica di Brunelleschi e Alberti. E ancora il cannocchiale, il barometro, il sismografo, il cavo elettrico, il radar, la nitroglicerina.

Ricordiamo ancora: nel 1946 la Vespa di Corradino d’Ascanio per Piaggio. Si tratta del primo scooter, che si diffonde presto in tutto il mondo, mezzo di trasporto molto amato dai giovani e non solo, protagonista anche di molte pellicole cinematografiche, che cambierà le nostre abitudini. D’Ascanio è considerato anche un pioniere dell’aviazione, in quanto creatore del primo modello funzionante di elicottero.

Come non ricordare poi i famosi e intramontabili blue-jeans, protagonisti indiscussi, nei suoi vari modelli e nelle sue varie forme – a vita alta, a vita bassa, larghi, stretti, chiari, scuri, con i buchi e senza – di molte generazioni, fino a quella dei nostri giorni. In realtà è impossibile attribuire ad una sola persona la paternità dei blue-jeans. Ciò che però è certo è che questo particolare tessuto era prodotto a Genova fin dal XV secolo. Furono proprio i marinai genovesi a portare questi pantaloni in Inghilterra e da qui in tutto il mondo. Blue-jeans, termine inglese, deriva dal francese “bleu de Gênes”, che significa “blu di Genova”.

Infine, la mitica e unica “Fiat 500” che, seppure non sia stata la prima auto della storia, ha fatto la storia, soprattutto per noi italiani, invadendo fin dal 1957 le nostre strade. Fu progettata da Dante Giacosa e ha rappresentato il simbolo del boom economico dell’Italia del dopoguerra. Rivisitata e corretta, è ancora oggi un simbolo emblematico della nostra storia.

Tutte grandi invenzioni che hanno rivoluzionato le sorti degli uomini e che partono proprio dal nostro bel Paese, che ha dato molto alla storia e che molto ancora regalerà, non smettendo mai di stupirci con i suoi geni e i suoi talenti.

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