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Obiettivo vivere: le prove generali di “quasi normalità” di Kiev

Locali che riaprono e coprifuoco spostato in avanti di un'ora: ecco le prove generali di “quasi normalità” di Kiev che si sente lontana dalla guerra

Il sindaco di Kiev Vitali Klitschko

Le prove generali di “quasi normalità” di Kiev danno la cifra di due cose: il fatto che la guerra in Ucraina sia ormai territoriale sul versante sud del paese e il progressivo riappropriarsi dei cittadini delle vecchie abitudini proprio per esorcizzarla, la guerra.

Da quasi tre mesi ormai l’Ucraina forza molto sulla sua immagine di “paese caserma” e di enclave patriottica mondiale, ma alcuni ucraini “metropolitani” iniziano a non starci più. Non lo fanno abdicando dalla mistica del “nemico Putin”, ma cercando, specie nella capitale, di riprendersi scampoli della vita com’era prima della guerra. 

Le prove di “quasi normalità” a Kiev

Ci sono locali che, come spiega Dagospia, “per la prima volta riaprono al pubblico”.

Locali come quello di Oleg Lahuta: “Diamo lavoro a più di cento persone e ricominciamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, sono sincero non mi aspettavo così tanta gente”. E poi, con un coprifuoco spostato dalle 22 alle 23, i bar piazzano di nuovo i tavolini fuori. 

Il monito del sindaco: “Ancora rischi”

Dal canto suo il sindaco di Kiev Vitali Klitschko, ex campione di boxe, ha detto come la pensa in ordine a queste elementari pulsioni di normalità borghese: “Lo ripeto a tutti i cittadini che stanno tornando, mi dispiace ma lo fate a vostro rischio, non possiamo darvi garanzie.

Altri attacchi russi potrebbero verificarsi da un momento all’altro. La nostra città resta l’obiettivo principale, non ci sono dubbi al riguardo”. 

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