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Le Valli di Comacchio, suggestiva zona naturale tra Ferrara e Ravenna

Le Valli di Comacchio, caratteristiche della zona naturale tra Ferrara e Ravenna, la loro storia e l’ambientazione letteraria del romanzo “L’Agnese va a morire” di Renata Viganò.

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Caratteristiche

Particolare

Le cosiddette Valli di Comacchio sono una vasta zona ad alto tasso di umidità situata tra Ravenna e Ferrara, che comprende quattro valli: Lido di Magnavacca, Fossa di Porto, Campo e Fattibello. Si estende dal comune di Comacchio, in provincia di Ferrara, al Reno, il fiume più importante dell’Emilia-Romagna dopo il Po, anche se l’estensione è stata poi ridotta a seguito di alcune bonifiche delle paludi. E’ una delle zone umide più estese d’Italia.

E’ considerata sito d’interesse comunitario o sito d’importanza comunitaria (SIC) ed è stata eletta a zona di protezione speciale nel Parco regionale del Delta del Po. E’ famosa per la sua flora e la sua fauna. Per quanto riguarda la prima, tra le piante più diffuse nelle Valli di Comacchio troviamo la quercia, il pino domestico – numerose sono le pinete –, il faggio, la canna palustre e la tamerice; per quanto riguarda invece la fauna, qui troviamo la più grande varietà d’uccelli presenti in Italia, oltre 300 come i fenicotteri rosa – provenienti dalla Camargue e dalla Sardegna –, il cavaliere d’Italia, la garzetta, l’airone cenerino e il martin pescatore.

Pertanto si tratta di un luogo ideale per il birdwatching.

Specie di uccelli

Come pesci vi sono soprattutto anguille – per la cui tradizionale pesca ci sono ancora vecchi casoni abbandonati visitabili fatti con pali, paglia e canne palustri, dalle quali tra l’altro si sorveglia chi pratica pesca illecita –, orate, branzini, cefali, passere, e mammiferi come volpi.

Nella zona ci sono anche famose saline. E’ un paesaggio meritevole di una gita, da fare possibilmente al tramonto.

Ecco le valli

Storia, letteratura e cinema

Visite possibili

Le Valli di Comacchio si formarono attorno al X secolo (Alto Medioevo) a causa dell’abbassamento del suolo – detto subsidenza – e dell’impaludamento della zona costiera. Inizialmente nelle valli c’era solo acqua dolce, che arrivava con le alluvioni dei fiumi, poi, dal XVI secolo, esse si riempirono progressivamente di acque marine, assumendo l’aspetto attuale di valli salmastre. In un ambiente allora decisamente poco salubre, contrasse probabilmente la malaria Dante Alighieri (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 – Ravenna, notte tra il 13 e il 14 settembre 1321).

Dall’inizio del Seicento l’area fu progressivamente bonificata, coinvolgendo i più grandi idraulici italiani e vedendo discussioni e dispute tra Bologna e Ferrara sulla cosiddetta “questione del Reno”, che portò storicamente alla nascita della scuola idraulica italiana. La vicenda si protrasse fino agli inizi dell’Ottocento, finchè l’ingegnere di fiducia di Napoleone, Gaspard Marie Riche De Prony, decise di collegare il Reno al Po Grande tramite il canale detto Cavo Benedettino.

Le Valli di Comacchio, oltre ad essere suggestive anche dal punto di vista naturalistico e storico, sono importanti anche dal punto di vista letterario e cinematografico, poiché qui sono ambientati il romanzo “L’Agnese va a morire” (1949) dell’ex partigiana Renata Viganò (Bologna, 16 giugno 1900 – Bologna, 23 aprile 1976), e la sua trasposizione cinematografica, risalente allo stesso anno della morte dell’autrice del libro; nel cast figuravano tra gli altri Michele Placido, Eleonora Giorgi, Johnny Dorelli, Massimo Girotti, Aldo Reggiani – padre dell’attore Primo – e un giovane Rosalino Cellammare, il cantante Ron.

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