"Legalize the premier". Caparezza ciclone eretico su politica e tv - Notizie.it
“Legalize the premier”. Caparezza ciclone eretico su politica e tv
Gossip e TV

“Legalize the premier”. Caparezza ciclone eretico su politica e tv

“Il sogno eretico” di Caparezza non risparmia nessuno, a partire dal presidente del Consiglio, cui è dedicato un rap-invettiva a ritmo reggae dal titolo esplicito “Legalize the premier”, per proseguire con i rappresentanti istituzionali in generale, nel brano “Non siete Stato voi”. Ma nel nuovo album il rapper pugliese 37enne prende in giro un po’ tutti, dalla tv dei talent e del cinismo alle leggende sulla fine del mondo, compresi i cantanti e i discografici cantati nel dissacrante “Chi se ne frega della musica”. Il filone eretico del titolo viene poi sviluppato con ironia nel brano “Il dito medio di Galileo” e nella canzone-indovinello “Sono il tuo sogno eretico”, in cui le tre strofe sono dedicate a tre celebri eretici (Giovanna D’Arco, Girolamo Savonarola e Giordano Bruno) senza mai nominarli. Ma il brano destinato a suscitare più di qualche polemica è certamente “Legalize the premier”. Già il ministro Gianfranco Rotondi ieri aveva criticato il video di “Goodbye Malinconia”, singolo che ha anticipato l’album, cantato insieme all’ex Spandau Ballet Tony Hadley e dedicato ad un’Italia che va a rotoli da cui fuggono tutti (“Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga”, canta Caparezza) e cliccatissimo su YouTube.

Ora il brano sul premier entra a gamba tesa sull’attualità, anche se Michele Salvemini (questo il vero nome del cantautore) chiarisce che “questo, come tutti gli altri brani del disco, è stato scritto prima dell’estate: ma di materiale ce n’era in abbondanza già allora”. Così, nel brano cantato insieme ad Alborosie, siciliano trapiantato in Jamaica e diventato una celebrity del reggae, Caparezza canta: “Ogni capo deve avere un capo di imputazione”. E ancora: “Mi atteggio da messia ma non mi fido di Pietro, io mi fido solo di chi dice: “Firmo il decreto!'”. Fino al verso che sembra un riferimento al sexygate: “Ora che sei castaman hai caste amanti, hai qualche minorenne nei tuoi tanti party”. “Sono abituato alle reazioni politiche – dice Caparezza – perché già in passato ho toccato argomenti politici e ci sono state reazioni forti. Ma se qualche testo è molto duro si deve al fatto che è dichiaratamente eretico.

Io mi sento eretico nel senso che adoro scardinare i dogmi, siano essi religiosi, politici o sociali. Io la risposta: ‘E’ così e basta’ la cancellerei per sempre. E poi un artista fa questo: osserva la realtà che lo circonda e la imprime come una foto nella musica”. Ma i dogmi da confutare non si limitano per Caparezza a Palazzo Chigi: “Un cantante che dice ‘Chi se ne frega della musica’ dice un’eresia. Ma mi piace scardinare anche il dogma che la musica sia così importante”. Per Caparezza il brano “manifesto” dell’album è “Il mio sogno eretico”: “Ho voluto rendere omaggio a tre celebri eretici finiti al rogo. Quello a cui sono più affezionato è Giordano Bruno, il più intellettuale, Savonarola mi assomiglia di meno è più moralista e Giovanna D’Arco troppo scriteriata”.

Il testo “più di pancia dell’album – per stessa ammissione dell’autore – è ‘Non siete Stato voi’: è il pezzo più serio che abbia scritto finora”. Un brano che inizia così: “Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.

Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari…”.

Nel brano ‘Il dito medio di Galileo’, Caparezza immagina poi a modo suo la vendetta di Galilei. “L’ho scritto dopo aver scoperto che nel museo della scienza di Firenze è realmente custodito il dito medio di Galileo, strappato al cadavere dello scienziato durante una riesumazione. Nel pezzo porto in processione questa reliquia laica che, infilata nell’opportuno orifizio, trasforma gli uomini-pecora in uomini e basta. E come se Galileo dicesse: ‘Mi avete confinato, mi avete costretto all’abiura, ed ora tiè!”, spiega il musicista.

In ‘Cose che non capisco’, il rapper se la prende invece con certa televisione. “Io amo la tv in realtà – dice – proprio per questo non amo la banalizzazione. Sono del ’73, sono cresciuto con la tv. Ma non mi piace com’è diventata, la pochezza intellettuale, l’esibizione della viva privata, gli opinionisti a go go, le liti indotte a scopo Auditel e il fatto che non ci sia più la musica in tv”. E Sanremo? “Non l’ho visto, ho guardato su internet solo Benigni e l’ho trovato grande”. E le canzoni in gara? “Per me le canzoni non devono fare gare, le gare lasciamole allo sport”, conclude.

© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche

Apple iPhone 6s Plus 32GB Grigio - Grey
439 €
Compra ora
Dolce&Gabbana Light Blue Swimming In Lipari Pour Homme - Tester
44 €
Compra ora
Diadora Cyclette Lilly Rigenerata
79.95 €
173 € -54 %
Compra ora
Prozis Corehr - Smartband Con Cardiofrequenzimetro
24.99 €
41.67 € -40 %
Compra ora