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Legge elettorale: com’è cambiata negli anni

In questo articolo una breve storia delle leggi elettorali italiane dal 1946 a oggi.

Legge elettorale: come è cambiata negli anni
parlamento

Conoscere i principali cambiamenti della legge elettorale, dalla nascita della Repubblica Italiana fino a oggi, è molto importante per capire i movimenti politici e il funzionamento delle elezioni. I cittadini dovrebbero essere sempre informati sui cambiamenti istituzionali più importanti, specie in tempo di elezioni.

Come è cambiata la legge elettorale

La legge elettorale italiana è l’insieme delle norme secondo le quali sono assegnati i seggi all’interno degli organi politici locali, nazionali ed europei, ovviamente sulla base dei voti espressi dai cittadini italiani durante le elezioni. Le regole sono articolate a seconda delle varie categorie di voto previste dall’ordinamento politico italiano. Vi sono le elezioni politiche, europee, amministrative e regionali. Ogni tipo di consiglio ha luogo normalmente ogni cinque anni. Il sistema proporzionale con soglia di sbarramento, in particolare, è stato usato per tutte le elezioni italiane dal 1946 al 1993.

Il Mattarellum

La legge è chiamata in questo modo a causa al nome del suo relatore, ossia l’attuale presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quest’ultimo, quando la legge venne approvata, nel 1993, era deputato della Democrazia Cristiana. Il “Mattarellum” è entrato in vigore nel 1993 per poi restare invariato fino al 2005, sostituito dalla legge Calderoli. Ha quindi disciplinato le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001. La legge presentata da Mattarella prendeva in considerazione il risultato di un referendum abrogativo del 1993, che introdusse nelle elezioni un sistema elettorale misto. La legge, costituita da un sistema elettorale misto, comprende un sistema maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi; un sistema proporzionale con le liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi relativi alla Camera e uno sbarramento del 4% alla Camera.

Il Mattarellum prevede che il territorio nazionale sia frazionato in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato.

Ciascuna di queste porzioni di territorio nomina un deputato o un senatore, il quale viene votato dagli elettori. Tale leggere elettorale non contempla ballottaggi nei singoli collegi. Ogni partito può candidare una persona, e quella che raggiunge un voto più degli altri, si aggiudica il seggio. Si tratta di un sistema simile a quello in vigore negli Stati Uniti, che incoraggia i candidati a stringere più legami con il proprio territorio. Per questo va contro ai politici scelti dai partiti.

La legge Calderoli

La legge Calderoli, nota anche col beffardo nome di “Porcellum” (coniato dal politologo Giovanni Sartori) fu una legge elettorale di tipo proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate, vigente durante le elezioni delle due Camere nel 2006, nel 2008 e nel 2013.

La legge fu formulata dall’allora Ministro Calderoli (da cui prende il nome), il quale, poco tempo dopo la sua approvazione, definì “una porcata”. Il Porcellum, in vigore dal 2005, affrontò anche tre referendum abrogativi per modificare alcuni dei suoi punti, ma nessuno dei tre raggiunse il quorum della maggioranza. Nel 2013 infine la Corte suprema di cassazione ha criticato la legge elettorale, affidandola al giudizio della Corte Costituzionale: nello stesso anno questa definì la legge Calderoli incostituzionale (in particolare per il premio di maggioranza), e per questo motivo nel 2015 venne approvato l’Italicum.

La legge Calderoli modifica completamente il precedente Mattarellum, introducendo il sistema elettorale proporzionale con metodo Hare, con clausole di sbarramento e alto premio di maggioranza. La legge prevedeva degli ambiti di spartizione differenti per l’attribuzione del premio di maggioranza: il territorio nazionale per la Camera, e la singola circoscrizione (il territorio della regione) per il Senato. Il Porcellum prevedeva inoltre l’obbligo, da parte di ogni forza politica, di depositare il proprio programma e di indicare il proprio leader. Per coprire i seggi della Camera, ogni partito o lista doveva ottenere almeno il 4% dei voti, mentre le coalizioni almeno il 10%. Per coprire i seggi del Senato, invece, ogni partito o lista doveva superare l’8% dei voti, e le coalizioni il 20%.

L’Italicum

Questa legge elettorale sostituisce nel 2015 la legge Calderoli, approvata durante il terzo governo Berlusconi, e nasce con una proposta di legge di iniziativa popolare del 2009, ripresa dal momento in cui la legge Calderoli venne definita incostituzionale dalla Corte. La prima versione dell’Italicum approvata dalla Camera prevedeva un premio di maggioranza di 340 seggi alla lista o coalizione che raggiungesse il 37% dei voti; una suddivisione del territorio nazionale in più di 100 collegi plurinominali; un ballottaggio tra le due liste o coalizioni più votate nel caso in cui nessuna di queste raggiungesse la soglia del 37%, e un premio per il vincitore di 321 seggi.

La versione finale approvata dal Parlamento, invece, e modificata nel 2017 dalla Corte costituzionale per motivi, per l’appunto, di incostituzionalità, prevedeva un premio di maggioranza di 340 seggi alla lista capace di arrivare al 40% dei voti al primo turno; una suddivisione del territorio in 100 collegi plurinominali; la possibilità per gli elettori di esprimere due preferenze di genere sulla scheda elettorale.

Il Rosatellum

Questa legge elettorale, nota anche col nome di Rosatellum bis, è stata approvata il 26 ottobre 2017 e sostituisce il cosiddetto Italicum (per la Camera dei deputati) e la legge Calderoli (per il Senato). Il suffisso “bis” riguarda la precedente proposta di legge formulata sempre dallo stesso autore, Ettore Rosato (da cui deriva il nome), la quale era molto simile, anzi praticamente identica, al modello “bis”. L’unica differenza è la proporzione tra la quota maggioritaria e quella proporzionale.

Il Rosatellum bis è un sistema elettorale misto a separazione completa. Il 37% dei seggi di Camera e Senato è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in collegi uninominali. Il 61% dei seggi è ripartito in modo proporzionale tra le coalizioni e le liste che superino le soglie di sbarramento previste. Per la ripartizione dei seggi vengono istituiti dei collegi plurinominali in cui le liste si presentano come listini bloccati di candidati. Il 2% dei seggi, infine, viene riservato al voto degli italiani residenti all’estero e assegnato con un sistema proporzionale.


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