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**Letteratura: è morto José Manuel Caballero Bonald, poeta e romanziere spagnolo** (2)

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(Adnkronos) – La raccolta "Anteo" (1956) si caratterizza da accenti più spiccatamente descrittivo-barocchi e "Las horas muertas" (1959) segna un cambio evidente nell'evoluzione della poetica dell'autore. Nel 1963 con "Pliegos de cordel" l'intenzione moralizzatrice lascia spazio all'affiorare dei ricordi di infanzia e del dopoguerra civile che tingono di nostalgia questa breve parentesi sociale del poeta.

Tuttavia con "Descrédito del héroe" (1977) il poeta si ripresenta con una riflessione sulla sua poesia precedente, cui si aggiunge il tono satirico e l'utilizzo dell'elemento mitico.

"Con Laberinto de fortuna" (1984) si ha la riproposizione di certi motivi ricorrenti: l'oblio, la ricostruzione linguistica dell'esperienza passata, il tutto sospinto dall'onda del ritmo. La raccolta che chiude il suo Novecento è il "Diario de Argónida" (1997), pietra finale capace di riaffrontare le trappole del tempo e della memoria attraverso l'arma del ricordo in grado di riproporre l'esperienza personale di quel secolo.

In uno dei libri di poesie più recenti, "Manual de infractores" (2005), l'autore sembra mettere il timbro definitivo ad una poetica maturata in cinquant'anni, fino a raggiungere più solidi obbiettivi umani ed estetici.

Come romanziere, da una produzione legata ai temi della realtà nazionale, José Manuel Caballero Bonald è passato a più liberi registri inventivi: "Dos días de setiembre" (1962); "Ágata ojo de gato" (1974); "Toda la noche oyeron pasar pájaros" (1981); "En la casa del padre" (1988); "Tiempo de guerras perdidas" (1995); "La costumbre de vivir" (2001).

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