×

Libia: Gheddafi minaccia guerra

Il colonnello riappare in tv: “Migliaia di morti se ci sarà un attacco Usa o Nato, combatterò fino all’ultimo uomo e donna”. Il delirio dell’ex-leader libico in occasione del 34° anniversario della proclamazione della Jamahiriya, il ‘regime del popolo’ voluto da Gheddafi dopo la rivoluzione del 1969, inonda le tv del paese. Insulti e minacce anche per l’Italia. “Abbiamo costretto l’Italia ad inchinarsi e ad ammettere i propri errori: è stato un fatto storico che ha aumentato il nostro prestigio. E adesso l’Occidente si sente insultato perché l’Italia mi ha baciato la mano”.
Lo show del –cane di Tripoli- va in onda mentre il paese brucia. E’ guerra civile in Libia. Gli scontri che durano da settimane si sono intensificati.

Gheddafi esce dal bunker, passando al contrattacco: lancia un’offensiva militare per la riconquista di Marsa el Brega, importante snodo petrolchimico nel Golfo della Sirte. Una bomba cade a 2 km dal terminale petrolifero. Decine i morti. Testimoni riferiscono di un massacro. Resta incerta la situazione invece a Derna. La città è contesa. 800 chilometri a est di Tripoli, punto di partenza per le esportazioni petrolifere, Derna ha subito una controffensiva delle forze fedeli al regime. Gli insorti resistono. La situazione è in evoluzione. Scontri si registrano in tutto il paese. La situazione umanitaria è al collasso. La cifra ufficiale dei rifugiati,diffusa dall’UNHCR, é di 85mila nel flusso fino ad oggi. Ma le cifre sono incerte. L’unica cosa certa è che il Rais non lascerà facilmente il potere.
Intanto la partita internazionale si complica.

Gli USA muovono 3 navi nel Mediterraneo passando il canale di Suez ma la Cina si dichiara pronta a sostenere solo una soluzione pacifica che escluda un attacco contro il Rais di Tripoli. L’intervento militare è escluso anche dalla Francia e dalla Russia. L’asse anglo-americano resiste. Ma l’istituzione, quantomeno, di una no-fly zone, è lontana. Il ministro della difesa americano Robert Gates ha detto che la creazione di una ‘no-fly zone richiederebbe un attacco contro la Libia per distruggere le sue difese aeree.”Solo dopo un attacco del genere sarebbe possibile far volare i nostri aeroplani sul paese senza la preoccupazione che i nostri piloti possano essere abbattuti”, ha aggiunto il capo del Pentagono. Insomma non c’è unanimità di vedute su cosa, come e quando farlo.

A dispetto della granitica votazione sulla risoluzione 1970 del 26 febbraio, la comunità internazionale è divisa. Tutte le potenze mondiali hanno messo al bando il Rais, definito “un cadavere politico”, ma sulla crisi in atto nel paese c’è rottura sull’opportunità di intervenire anche con la forza. I timori sulla possibile reazione del colonnello e sulla eventuale DURATA del conflitto paralizzano la comunità internazionale.
L’UE si è data appuntamento il 11 marzo per discutere della crisi libica. Ma le divisione sono evidenti. Gli interessi dei singoli paesi prevalgono. L’Europa è a rimorchio delle super-potenze e non trova una via d’uscita. Intanto l’Italia allestirà ”in tempi molto rapidi” un campo di assistenza in territorio tunisino, al confine con la Libia, per dare ”assistenza, cibo e cure mediche” alle decine di migliaia di profughi riversatisi dalla Libia in Tunisia. Questa la risposta italiana alle accuse di colonialismo lanciate da Gheddafi. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini, aggiungendo che ”le navi sono pronte a partire”, e questo avvera’ entro 24-48 ore”. Oggi partirà per la Tunisia un team di funzionari della Farnesina e del Dipartimento della Protezione Civile: avranno il compito di mettere a punto con le autorità di Tunisi tempi e modalità dell’intervento. Anche traghetti civili e aerei charter, oltre ai mezzi militari, verranno utilizzati per rimpatriare le migliaia di profughi fuggiti dalla Libia, che si trovano ora al confine con la Tunisia.


Contatti:

Scrivi un commento

1000

Contatti:

Leggi anche