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Libia: gli USA pronti ad intervenire

Non è escluso l’uso della forza per eliminare il Rais. L’Amministrazione americana accelera la pianificazione delle opzioni militari per risolvere la crisi libica. E pensa all’esilio del dittatore.
Al vaglio del Governo U.S.A. le possibili alternative militari per normalizzare il dramma libico.
L’ipotesi più accreditata resta quella della c.d. no-fly zone. Al colonnello sarà vietato di sorvolare lo spazio aereo della Libia, e in caso di violazione dell’imposizione, sarà guerra.
La misura, già usata contro Milosevic, fungerà da deterrente per il regime Gheddafi. La strage di innocenti che si consuma ogni giorno nelle strade del paese nord-africano, deve finire. Il divieto di volare nei cieli libici con caccia militari per continuare il massacro dei ribelli potrebbe essere una validissima arma contro la follia distruttiva nella quale l’ex-leader libico ha trascinato il paese.
Le diplomazie di mezzo mondo si dichiarano convinte dell’efficacia della no-fly zone.
Una misura che “morde” ha detto il Ministro italiano Frattini, ma se condivisa da tutti, ha continuato, allora potrà essere molto “efficace”.
Attualmente, gli Usa hanno nel Mar Rosso una portaerei con una serie di navi di appoggio, oltre ad una nave anfibia per lo sbarco di truppe, con Marines ed elicotteri
Ma siamo ancora nelle ipotesi.

La Comunità Internazionale non ha ancora deciso nulla.
Per ora la reazione del mondo si è limitata alle sanzioni che il Consiglio di Sicurezza O.N.U. ha varato il 26 febbraio,con la risoluzione n°1970. Congelamento dei beni del Rais e della sua famiglia. Stessa sorte per alcuni fedelissimi del regime a cui è stata tolta anche la dignità diplomatica. Embargo di armi e infine il deferimento del colonnello alla Corte penale Internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità.
L’Europa ha seguito e rafforzato alcune misure adottate dall’O.N.U., ampliando la lista dei fedelissimi da “punire” ed estendendo l’embargo anche a tutto il materiale antisommossa oltre che ovviamente alle armi. Ma oltre ad una netta stigmatizzazione della crisi e della folle e violenta reazione del – cane di Tripoli- il vecchio continente ha balbettato.

Intanto si lavora anche per il dopo Gheddafi.

Gli U.S.A. si sono dichiarati favorevoli all’ipotesi dell’esilio del colonnello, ma l’Italia frena. Il premier teme per le imprese italiane in Libia. “In questo momento occorre molta cautela perché la situazione in Libia è in continua evoluzione”. Afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un’ intervista al Messaggero.
E aggiunge a proposito dell’ ipotesi dell’esilio di Gheddafi, che l’Italia sarà “perfettamente in linea con quanto deciderà la comunità internazionale”.


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