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Lo streetwear non è solo spendere 7000 euro per le scarpe

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Guida allo streetwear, una tendenza che va oltre lo spendere inutilmente i soldi, radicato nei movimenti culturali delle diverse epoche.

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Nonostante lo streetwear sia nato alla fine degli anni ’80 è necessario iniziare il discorso su questo fenomeno partendo dal 25 marzo 2018. In quella data infatti uno degli esponenti più influenti del mondo streetwear Virgil Abloh, è stato nominato direttore artistico di quello che oggi è senza dubbio il marchio più influente del lusso mondiale, Louis Vuitton.

Da alcuni anni questa tendenza sta influenzando anche marchi che non avevano nulla a che fare con la cultura che è alle spalle di questa moda, portandole a incrementare i guadagni e a modernizzare tutte le strategie di marketing e di comunicazione.

Virgil

Classe 1980 quando non è impegnato come fashion designer si dedica all’altra sua passione principale, la musica. Laureato in ingegneria civile nel 2002 si avvicina allo streetwear grazie al “re Mida” degli artisti, Kanye West. La sua collaborazione con il rapper di Chicago per la sua linea di fortunate scarpe YEEZY, lo porterà a fondare prima l’esperimento PYREX e successivamente OFF-WHITE, una delle case più rispettate e influenti del mondo del fashion, facendola diventare un vero e proprio mito nell’industria.

Fino ad approdare al famoso marchio francese. Il direttore esecutivo di LV infatti, per spiegare la scelta di Abloh come nuovo direttore artistico aveva dichiarato “è incredibilmente bravo a creare ponti tra quel che è classico e lo spirito del tempo”.

La cosa sorprendente in tutta questa storia, a parte il talento di questo diamante dell’Illinois, è il fatto che oramai la cultura dello streetwear abbia influenzato quasi tutte le principali aziende dell’alta moda mondiale.

Da LV a Balenciaga, da Gucci a Ralph Lauren. Portando tutte queste grandi case a cambiare il modo in cui comunicano con i clienti, anche perché questa nuova tendenza sta allargando moto il loro bacino di clientela. Stando ai dati diffusi dalla stessa Louis Vuitton nel 2017 ha riportato un incremento degli utili pari al 13%.

Streetwear

Tutti nella vita abbiamo comprato almeno una volta una comodissima tuta larga per passare le giornate o sul divano al caldo o facendo sport allenandoci.

All’inizio della sua storia, il concetto dello streetwear era proprio questo. Un abbigliamento che fosse comodo per andare allo skatepark o per fare freestyle con gli amici e che fosse anche bello dal punto di vista del design. Shawn Stussy, il creatore dell’odierna Stussy, dopo aver iniziato costruendo tavole da surf decise di creare una collezione di magliette che sin da subito attirarono molte attenzione.

Ma in quegli anni creare il proprio brand era una pratica molto diffusa, infatti i ragazzi per differenziarsi, personalizzavano le proprie magliette e le proprie tavole da skate. Infatti fin da subito quest’ambiente è stato caratterizzato da numerose collaborazioni con marchi sportivi. Ancora oggi le collaborazioni proseguono continuando a creare scarpe e vestiti con innovativi design e grafiche. Come la recente collaborazione THE TEN tra OFF-WHITE e NIKE.

Successivamente l’industria ha visto l’ingresso di case che col tempo son diventate delle vere e proprie leggende nell’ambiente. Come la newyorkese Supreme, fondata nel 1994 nella grande mela ha da subito assunto una posizione predominante nel panorama mondiale dello streetwear anche a causa delle grafiche e dei design minimal.

Nonostante la sua fama stia scendendo dopo il boom avuto nel 2016-2017, il brand, registra tuttora dei numeri impressionanti riguardanti i capi venduti. Le Box Logo, una felpa con il logo classico, attualmente si aggira sui siti di rivendita intorno ai 700 euro. Questi prezzi sono oramai diventati normali nell’ambiente a causa dell’altissima domanda e della bassissima offerta dei prodotti. Questo fa si che essendoci pochi pezzi per aggiudicarseli le persone sono disposte ad arrivare a prezzi anche molto alti.

Il presente

Parlare di un cambio di direzione dello steetwear è possibile, proprio a causa dell’ingresso nel mercato delle grandi case. Ma bisogna ricordarsi che la parola stessa indica in modo generico un comportamento giovanile, che viene caratterizzato a seconda dell’epoca e del luogo in cui si sviluppa. Sicuramente una cosa che è cambiato durante il corso degli anni è il costo di questo mercato. Oggi alcuni capi possono arrivare anche a cifre mostruose. Come ad esempio le sneakers nate grazie alla collaborazione tra Chanel e il cantante e producer Pharrell Wiliams il cui prezzo oggi si aggira intorno ai 7000 euro. O ad esempio i capi nati dalla collaborazione di Supreme con Louis Vuitton, giubbini il cui prezzo si aggira intorno ai 15000 euro.

La redazione è composta da giornalisti di strada, fotografi, videomaker, persone che vivono le proprie città e che credono nella forza dell'informazione dal basso, libera e indipendente. Fare informazione, per noi, non è solo un lavoro ma è amore per la verità.


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