Mahmood "Non sono un simbolo, l'immigrato non è più l'eccezione"
Mahmood “Non sono un simbolo, l’immigrato non è più l’eccezione”
Lifestyle

Mahmood “Non sono un simbolo, l’immigrato non è più l’eccezione”

Mahmood, l'immigrato non è più un'eccezione
Mahmood, l'immigrato non è più un'eccezione

"Non sono un simbolo, non volevo fare politica", racconta l'italo-egiziano Mahmood. "La mia generazione rispetta la diversità".

La vittoria di Mahmood, cantante italo-egiziano, alla 69esima edizione del Festival di Sanremo è la fotografia di un Paese che cambia. Anzi, che è già cambiato, senza che le vecchie generazioni se ne siano rese conto. Claudio Baglioni l’ha definita “una rivoluzione epocale“, capace di dividere pubblico e critica non solo (anzi, non tanto) per questioni musicali, ma soprattutto socio-culturali. In questo contesto, Alessandro Mahmoud (così è registrato all’anagrafe) è stato eletto da molti come emblema della rivincita di una società multietnica. “Non credo di essere un simbolo per nessuno”, ha replicato il cantante durante un’intervista a Repubblica. “Sono nato e cresciuto a Milano, quindi sono italiano al 100%. Con Soldi ho raccontato una storia, non volevo fare politica né lanciare messaggi. La frase che dico in arabo è un mio ricordo di bambino, me la diceva mio padre quando mi portava a giocare al parco”.

“Mai vissuto un episodio di razzismo”

Secondo Mahmood, è l’intera generazioni di giovani di oggi a non percepire più le differenze tra un ragazzo di origini interamente italiane e nato da genitori stranieri o coppie miste.

“Da anni è la realtà dei nostri quartieri. In classe con me alle elementari c’erano molti ragazzini cinesi, russi, tanti di ogni razza e provenienza. Forse sono le generazioni prima della nostra a sentire la diversità, visto che sono cresciute in un mondo dove l’immigrato o il figlio di coppie miste era l’eccezione”. Dal punto di vista dell’integrazione, l’infanzia di Alessandro è stata felice. Nel quartiere milanese di Gratosoglio, dove è cresciuto, non ha mai vissuto un episodio di razzismo, “né io né i miei amici. Ne ho sentito parlare solo in TV”.

Sogni, passioni ed esperienze

Le esperienze e le passioni di Mahmood sono le stesse di tanti suoi coetanei nati da genitori italiani. “Ho fatto il barista per 3 anni e mezzo”, ha raccontato al Corriere della Sera. “In zona San Babila. Facevo l’apertura e mi dovevo svegliare alle 4 e mezza ogni mattina. È stata dura ma mi è servita per capire cosa volevo fare nella vita e cosa no”. Tra le sue passioni, oltre alla musica, ci sono i Pokemon (“Sono un nerd”), i libri (“Rileggerei all’infinito Principianti di Raymond Carver”) e il cinema. Non a caso “il mio album si chiama Gioventù bruciata come il film che amo per l’estetica e perché il personaggio di James Dean ha una malinconia innata che ritrovo nei miei brani”.


© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche

Lisa Pendezza
Lisa Pendezza 2076 Articoli
Lisa Pendezza, nata nel 1994 a Milano. Laureata in Lettere con la passione per i viaggi, il benessere e la lettura, spera di riuscire a girare il mondo con una macchina fotografica in una mano e un romanzo nell'altra. Amante dei libri, si limita per ora a leggerne molti, con il sogno nel cassetto di scriverne uno.