Mahmood, il presidente della giuria d'onore "Eravamo pilotati dai servizi segreti egiziani"
Mahmood, il presidente della giuria d’onore “Eravamo pilotati dai servizi segreti egiziani”
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Mahmood, il presidente della giuria d’onore “Eravamo pilotati dai servizi segreti egiziani”

Il presidente della giuria d'onore di Sanremo ha commentato le critiche per la vittoria di Mahmood attribuendola ironicamente ai servizi segreti.

“Eravamo pilotati dai servizi segreti egiziani. C’era un ponte radio col Cairo. Se non fosse triste questa cosa, la troverei divertente”. Sono la parole, riportate da Leggo, di Mauro Pagani, musicista e presidente della giuria d’onore del 69esimo Festival di Sanremo. Così, a Un giorno da pecora, ha commentato ironicamente le critiche per la vittoria di Mahmood. Ha poi sottolineato che il cantante “è nato in Italia ed è cittadino italiano. Perché tutta questa bolgia? Se dobbiamo esibire il certificato di nascita dei genitori, allora voglio anche la fedina penale”.

Pagani ha ammesso di essere sorpreso dalla quantità di critiche sollevate contro Mahmood e la giuria sanremese. “Noi, quando votavamo, non è che sapessimo come andava il voto da casa o quello della sala stampa”, ha spiegato. Il suo voto è stato determinato unicamente dal gusto personale. L’ultima sera ha votato “per Mahmood, ero un grande sostenitore del suo pezzo”.


Le critiche della politica

I conduttori di Un giorno da pecora hanno poi evidenziato come, se non altro, la vittoria del cantante italo-egiziano sia riuscita nel difficile compito di riunire i due vicepremier, entrambi contrari al verdetto finale del Festival.

Una commistione, quella tra politica e spettacolo, che non è piaciuta al presidente della giuria. “Bisogna restituire valore alle parole”, ha dichiarato. “Politica è una parola alta e non la mescolerei con queste ‘robette’ da cortile. Ogni tanto ci si dimentica del ruolo che si ha e si pensa a mendicare voti. Restituiamo un po’ di serenità e di calma”. Pagani ha commentato così l’accusa, rivolta a lui e a tutti i membri della giuria, di essere di sinistra: “Non lo so perché agli altri non ho chiesto nulla. Il mio pensiero è sempre stato di sinistra”, ha ammesso, “ma non sono iscritto e non sono militante in nessun partito”.

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Lisa Pendezza, nata nel 1994 a Milano. Laureata in Lettere con la passione per i viaggi, il benessere e la lettura, spera di riuscire a girare il mondo con una macchina fotografica in una mano e un romanzo nell'altra. Amante dei libri, si limita per ora a leggerne molti, con il sogno nel cassetto di scriverne uno.