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Mogol si schiera con la Lega a favore della radio sovranista

"Sì alla battaglia per più musica italiana". Così il paroliere, che sostiene l'iniziativa della Lega di aumentare la presenza italiana in radio.

Mogol sostiene la battaglia della Lega per portare almeno una canzone italiana ogni tre nelle emittenti radio. Il presidente della Siae chiede a tutti di “contribuire alla battaglia per la valorizzazione della nostra musica nelle radio”. Nel 2018, però, il principale mezzo per usufruire di musica è stato lo smartphone con le app di streaming, ove l’imposizione non è possibile.

Mogol appoggia la proposta della radio sovranista

Il presidente della Siae Giulio Rapetti Mogol, conosciuto al grande pubblico come Mogol, nonché per essere il paroliere dell’intera produzione musicale di Lucio Battisti e di altre stelle del panorama musicale italiano, si allinea con la proposta della Lega di “introdurre una canzone italiana su 3 alla radio”. In una lettera ai suoi associati, Mogol chiede di sostenere l’iniziativa avanzata da Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera e fino allo scorso anno direttore di Radio Padania, oltre che primo firmatario della proposta di legge.

La questione della promozione della musica italiana

“Da qualche settimana si parla molto di una proposta di legge dal titolo Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana – ha esordito il paroliere milanese, come riporta Il Corriere – La norma chiede che le emittenti radiofoniche, nazionali e private debbano riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia”, che va divisa omogeneamente durante le 24 ore di programmazione.

La norma prevede anche che almeno il 10% della programmazione sia riservata agli artisti emergenti. “L’argomento, ricorda Mogol, è ampio e complesso ed è stato già affrontato in passato con diverse proposte, tra cui quella avanzata dalla Fimi nel febbraio 2016 che chiedeva di garantire il 20% della programmazione radiofonica alle opere prime e seconde di artisti italiani e con l’intervento nel novembre 2017 dell’allora Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini che in apertura della Milano Music Week parlò della possibilità di prevedere quote di obbligatorietà di trasmissione della musica italiana grazie ad alcune norme introdotte nella nuova Legge dello spettacolo”.

Mogol “Chiedo a tutti voi di contribuire”

Mogol riporta altri dati: “In base ai nostri dati medi di ripartizione dei diritti d’autore, relativi al periodo 2010-2017, su dieci stazioni radiofoniche, soltanto quattro rispetterebbero la soglia del 33% della proposta di legge dell’Onorevole Morelli“.

E conclude con un appello: “Per questo motivo chiedo a tutti voi di contribuire a questa battaglia per la valorizzazione della nostra musica nelle radio. Qualsiasi vostra iniziativa sarà preziosa affinché si affermi il principio che la musica italiana fa parte del nostro patrimonio culturale e in quanto tale va valorizzata e difesa”.

Lo streaming batte la radio

Tuttavia, le emittenti radiofoniche non sono più il principale mezzo di diffusione delle canzoni, con lo streaming da smartphone che ha di gran lunga preso il sopravvento. L’edizione 2019 di Sanremo, infatti, è quella in cui gli artisti sono stati maggiormente scaricati su siti di streaming – nonostante le colorite parole di Silvio Berlusconi – dimostrando che il trend è in rapido aumento. Nei siti di streaming, come Spotify e iTunes, nessuno può imporre all’utente le canzoni da ascoltare; ciononostante, riporta La Repubblica, “nel 2018 tra i 30 artisti più venduti 29 sono italiani, e nella top ten dei singoli più venduti (streaming e download inclusi) ci sono solo tre canzoni internazionali e cinque in quella dei brani trasmessi delle radio”.


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