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L’omicidio dell’alabarda: il noir mai svelato del Garda
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L’omicidio dell’alabarda: il noir mai svelato del Garda

Era una notte di temporale, quando un misterioso omicidio - nel quale perse la vita il Conte Malfatti - scosse la comunità di Desenzano del Garda

Un indovinello, avvolto in un mistero all’interno di un enigma. Potremmo definirla così la storia che si cela dietro l’omicidio del Conte Giovanni Pellegrini Malfatti, ucciso nella sua villa di Desenzano del Garda in una tempestosa notte dell’ormai lontano 1947.

In quella piovosa notte di marzo, erano in sei i presenti sulla scena di quello che è stato rinominato “Il delitto dell’alabarda”. Ci sono il Conte Giovanni Pellegrini Malfatti e la sorella Maria Paola, in compagnia del marito Alfredo Faotto. Assieme a loro tre cugini esuli dalla città di Fiume, Giuseppe e Guido Padovani. Quest’ultimo è in compagnia della moglie, Carmisca Dorich.

Svegliati da un rumore

Erano circa le 23.00 quando il gruppo si ritirò ognuno nei propri alloggi. Ma solo tre ore dopo succede qualcosa. É la sorella Maria Paola, in seguito, a raccontare che il fratello, il Conte Malfatti, si è presentato alla porta della sua camera. Svegliando lei e il marito perchè convinto di aver sentito dei rumori provenire dal salotto dell’abitazione.

É così che Alfredo Faotto lascia la sua stanza per accompagnare il Conte a controllare che sia tutto in ordine.

Giunti nel lussuoso atrio, i due decidono di separarsi. E mentre il Conte esce dall’ingresso di servizio, il marito della sorella si dirige verso l’ingresso principale. La notte è di quelle buie, e la pioggia cade abbondante. Accompagnata da un vento freddo che soffia inclemente, come ignaro della primavera ormai alle porte.

L’omicidio

Due lampi squarciano l’oscurità, seguiti da due forti boati. E poi i tuoni. Gli ospiti capiscono quindi immediatamente che qualcosa è successo, ed escono dalle proprie stanze. Il cognato del Conte, il Dottor Faotto, racconterà poi che non appena uditi gli spari ha percorso, correndo, tutto il perimetro della villa, fino a giungere in prossimità delle scale che dall’ingresso principale portano in giardino. Ed è li che gli altri membri della famiglia ritrovano i due. Il Conte giace a terra con il volto tumefatto, in una pozza di sangue.

Vicino a lui il cognato, che afferma di aver fatto in tempo a vedere due ombre allontanarsi di corsa dal giardino. E di avere immediatamente dopo sentito il rumore di un’auto che sgommava oltre le mura.

Il ritrovamento del Conte

Il Conte morirà di lì a pochi minuti, senza mai riprendere conoscenza. Sul suo volto spicca una profonda ferita tra il naso e la fronte, provocata da un corpo contundente di cui però sembrano svanite le tracce. Sul luogo del delitto, solo un’alabarda e due bossoli di pistola. Ma delle pallottole nessuna traccia. Completamente pulita invece l’alabarda, che come unica particolarità presenta una leggera piegatura sulla punta. Sarà solo alcune settimane dopo che grazie ad una segnalazione anonima, in una siepe del giardino verrà ritrovata l’arma che ha esploso i colpi. Ma è stata completamente ripulita, e non fornisce alcun aiuto alle indagini.

L’intervento dei Carabinieri

Gli ospiti del conte saranno tra i primi sospettati dai Carabinieri, che decidono di emettere un provvedimento di fermo per Alfredo Faotto, Giovanni Pellegrini e la sorella del Conte Maria Paola.

Nel giro di poco però l’attenzione degli investigatori ricade su Faotto, ultimo ad aver visto la vittima in vita. E con alcuni precedenti penali per furto, risalenti a parecchi anni prima, oltre che personaggio invischiato in traffici di titoli, azioni e gioielli, diventa nel giro di poco il principale sospettato.

Le ipotesi investigative

Ma oltre a questi precedenti, gli inquirenti non riescono a trovare un movente economico che possa aver portato a premeditare l’omicidio. Faotto infatti aveva una notevole disponibilità economica. Ottenuta e mantenuta sia grazie ai suoi affari, sia grazie ad una impresa di import export gestita in società proprio con il Conte.

Secondo voci di paese, invece, il Conte sarebbe stato ad un passo dallo sposare una donna conosciuta da poco. E che Faotto possa averlo ucciso nel timore di vedere passare a lei la sontuosa eredità che il Conte, alla sua morte, avrebbe lasciato alla sorella Maria Paola.

Faotto viene condannato all’ergastolo, nonostante lui si proclami da subito innocente. Lasciato anche dalla moglie che decide di costituirsi come parte civile ne processo che lo vede imputato per omicidio.

La pista politica

Ma dopo alcuni anni di prigionia e di false piste, si apre una nuova possibilità. Un commerciante del luogo, Azeglio Loda, si presenta presso la caserma di Desenzano perché vuole raccontare la sua verità. Al Militare racconta che “Il conte era molto preoccupato perché Tito gliela aveva giurata“. Il dittatore jugoslavo avrebbe negli anni maturato un vero e proprio odio nei confronti del Conte Malfatti, tra i quali torti visarebbe stao quello di essere molto vicino ad Italo Balbo prima che questi perdesse la vita nei cieli di Tobruk, ucciso dal fuoco amico. Una versione che comunque non convinse i giudici, secondo i quali l’omicida era Faotto. Condannato all’ergastolo, dopo 21 anni di prigionia venne però raggiunto da un provvedimento di grazia, che gli ha permesso di vivere gli ultimi 10 anni di vita da uomo libero.

© Riproduzione riservata

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