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Brahms a Milano: quando la musica promuove l’inclusione sociale
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Brahms a Milano: quando la musica promuove l’inclusione sociale

Brahms a Milano, intervista a Giorgio Casati
Brahms a Milano, intervista a Giorgio Casati

La musica da camera esce dalle sale dei concerti e va in periferia, dove promuove l'inclusione e la riscoperta di gioielli artistici e architettonici.

Portare la musica classica al di fuori dei tradizionali circuiti di ascolto, in luoghi non convenzionali e davanti a un pubblico disposto riscoprire le opere del passato in una chiave nuova, più sociale e meno nostalgica. È questo l’obiettivo del progetto “Brahms a Milano”, ideato dalla pianista Alice Baccalini e dal violoncellista Giorgio Casati, all’interno di un’iniziativa dell’Associazione Marco Budano (nata per ricordare un giovane violoncellista scomparso) e con il patrocinio del Comune di Milano. Attraverso 14 appuntamenti, in collaborazione con 16 diverse associazioni e con la partecipazione di musicisti più e meno noti, il gruppo si cimenta nell’esecuzione integrale della musica da camera di Johannes Brahms.

In esclusiva per Notizie.it, Giorgio Casati ha svelato le peculiarità del progetto.

Brahms a Milano

Di che progetto si tratta e come è nato?

È nato da un’iniziativa dell’Associazione Marco Budano, con l’idea di portare avanti questo progetto musicale e sociale.

Alice [Baccalini, ndr] e io lo abbiamo ideato e coordinato. Dal punto di vista musicale, prevede l’esecuzione integrale della musica da camera strumentale di Brahms. Si svolge in 14 concerti, che sono iniziati a ottobre 2018 e finiranno a luglio 2019. Tutti gli incontri sono pensati per rispecchiare il carattere della musica da camera proprio dell’epoca di Brahms, dunque non sono eventi in cui suonano pochi musicisti che eseguono tutte le opere, ma si alternano gruppi diversi, che nella stessa stessa serata possono cimentarsi in una sonata, un trio, un quintetto…

I musicisti

Perché, tra tutti i musicisti, avete scelto proprio Brahms?

Rispetto ad altri compositori, la musica di Brahms ha la caratteristica di essere stata composta durante tutto l’arco della sua vita, in modo molto costante. Dunque, trasmette bene l’idea della sua personalità artistica. Inoltre è un repertorio che coinvolge un numero limitato di strumenti ma con molte sonorità diverse. Questo rende l’ascolto estremamente variegato e, speriamo, piacevole.

A questo si aggiunge l’impegno sociale.

Esatto. Ci siamo riagganciati alle origini della musica da camera, che è nata per essere suonata tra amici, in casa, non nei grandi teatri. Le composizioni di Brahms sono frutto dell’amicizia, che è a suo modo presente in ogni concerto. In ogni evento che organizziamo viene coinvolta una diversa associazione che lavora nel sociale. Si va da gruppi in difesa dell’omogenitorialità fino alla lotta alle mafie o alla tutela dell’ambiente. Si parla di inclusione in tanti modi diversi, estendendo il concetto di amicizia dall’ambito privato della musica da camera a quello pubblico.

Violoncello

I luoghi e i protagonisti

Un’altra novità è rappresentata dai luoghi in cui questi concerti vengono organizzati. Come li scegliete?

Sempre nell’ottica dell’inclusione, il progetto è itinerante e si svolge in tutta la città di Milano. Ci sono pochi concerti in centro e tanti che attraversano i quartieri periferici. Gli eventi organizzati durante l’inverno avevano sempre un’introduzione musicale o musicologica per mettere il pubblico a contatto con la figura di Brahms e le sue peculiarità. I concerti dalla primavera in poi, invece, ci portano a scoprire alcuni luoghi poco conosciuti della città, che nascondono capolavori architettonici, artistici o naturalistici.

Uno dei concerti

Come scegliete i partecipanti al progetto?

I musicisti sono 85. In realtà, queste musiche si potrebbero suonare con una decina di artisti, ma ne abbiamo chiamati tanti per portare sul palco diverse voci. La media di età è abbastanza bassa, intorno ai 30-35 anni. Ci sono diversi musicisti che hanno iniziato una carriera all’estero. Lì, alcuni sono abbastanza famosi, ma non hanno molte possibilità di esibirsi in Italia. Alcuni dei gruppi che si costituiscono sono composti da persone che suonano sempre insieme, altri si incontrano ora per la prima volta. Ci sono anche casi di amici che vorrebbero suonare insieme più spesso ma non ne hanno l’occasione: noi abbiamo cercato di dare loro questa possibilità.

Tentiamo di rappresentare tutte le nazionalità, generazioni, sensibilità e modi di suonare. Non ci interessa dare un’impronta alla direzione artistica, non scegliamo chi suona Brahms come piace a noi. Abbiamo selezionato musicisti tra loro differenti per rappresentare al massimo l’idea di diversità. Anche questo è un messaggio di inclusione.

Musiciste di Brahms a Milano

Essere un musicista oggi

Oggi è possibile per un giovane vivere di musica in Italia?

È sicuramente possibile, soprattutto in ambiti legati a una forma di professionalità tradizionale. Ci sono molti musicisti che lavorano in un’orchestra, assunti da un ente con una stagione regolare. Ci vuole invece molta fantasia, creatività e fatica per vivere da musicisti seguendo i propri progetti, fondando i propri gruppi e avanzando le proprie proposte. Questo per tante ragioni, tra le quali il fatto che in Italia la musica da camera è considerata un genere difficile e per questo incontra resistenze, a differenza dell’opera che, invece, nel nostro Paese ha un seguito molto ampio.

Un’altra ragione è che le stagioni concertistiche spesso hanno a che fare con un pubblico che è abituato ad ascoltare musica classica come un rito di ripetizione, di riscoperta di cose che si conoscono già. C’è un repertorio attraverso il quale ci si vuole innamorare del passato. A noi invece piace molto pensare che tutta la musica che noi consideriamo classica quando è stata scritta era musica di innovazione, qualcosa che le persone non erano abituate a sentire. Anche nell’eseguire musica del passato ci può sempre essere una chiave di lettura nuova. Noi speriamo che il pubblico abbia voglia di farsi stupire e di scoprire un modo di fare musica del passato che non sia nostalgico e ripetitivo.

Un concerto

È importante dare più spazio all’educazione musicale all’interno della scuola, proprio per dare ai giovani i giusti strumenti per comprendere e apprezzare anche la musica classica?

Assolutamente sì. Ci vuole un approccio tale per cui le persone non si spaventino all’idea di ascoltare musica classica. Io credo che la sua complessità derivi non tanto dai contenuti quanto dai tempi di attenzione necessari per ascoltare un’opera che dura anche 50 minuti. La musica da camera spaventa perché non ha un testo che accompagna esplicitamente i messaggi che trasmette. Ma proprio nella sua astrazione, nella sua mancanza di un sottotesto, si nasconde la sua forza.

Per maggiori informazioni, visitare il sito: https://brahmsamilano.it


© Riproduzione riservata

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Lisa Pendezza
Classe 1994, nata e cresciuta in provincia di Monza e Brianza. Dopo il diploma di liceo classico mi sono laureata a pieni voti in Lettere moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ho conseguito la laurea magistrale in Lettere moderne, con 110 e lode, presso l’Università degli Studi di Milano. Durante il mio percorso accademico, mi sono avvicinata al mondo del giornalismo attraverso il team di Notizie.it, passando da un iniziale stage curriculare a una collaborazione, fino a entrare a far parte della redazione. Ho collaborato con la rivista cartacea Viaggiare con gusto per la pubblicazione dell’articolo Viaggio in Puglia, nell’aprile 2019.