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Pau dei Negrita: “Siamo grandi amici, ma spesso ci mandiamo a cag**e”

Dal grande ritorno sul palco dell'Ariston, dopo 16 anni di assenza, al venticinquennale della band. Ma anche vita privata e tour: il racconto di Pau

Negrita
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Nati, cresciuti e ostinatamente rimasti fedeli alla provincia d’Arezzo. Uniti da un’amicizia e da una passione rare, i Negrita sono uno dei gruppi rock più influenti e meno catalogabili del panorama musicale italiano degli ultimi venticinque anni. Nonostante la continua evoluzione stilistica, una delle loro caratteristiche primarie, il sound è rimasto unico e riconoscibile nel tempo, soprattutto grazie alla solidità tecnica e interpretativa, ma anche alla voglia di creare una propria peculiare identità, che prescindesse dal genere musicale suonato.

Pau, il frontman del gruppo, con il suo toscano profondo e la sua grande saggezza, ci ha raccontato qualcosa in più su di sé. Dal grande ritorno a Sanremo al prossimo tour, dai 25 anni di carriera all’amore per la moglie e la sua bambina.

Negrita, 16 anni dopo all’Ariston

Il 2019 per i Negrita si è aperto con un incredibile ritorno sul palco dell’Ariston. Con “Tonight” parteciparono per la prima volta al Festival di Sanremo.

Era il lontano 2003: a distanza di 16 anni il gruppo toscano torna sul palco dell’Ariston con “I ragazzi stanno bene”. “Stiamo festeggiando il venticinquennale della nostra carriera. Così abbiamo colto l’occasione per tornare a Sanremo, un’enorme vetrina che abbiamo sfruttato a nostro favore. Il Festival è la manifestazione più importante per la musica italiana”. E ancora: “Sul palco dell’Ariston abbiamo fatto quello che fanno sempre i Negrita, non ci siamo snaturanti né abbiamo tradito il nostro modo di intendere e scrivere la musica”.

“Comandante che fa il gioco sporco”, “Fantasmi sulle barche e di barche senza un porto”: sono solo alcuni punti tra le strofe ad aver aizzato la polemica. E’ davvero un riferimento all’attuale politica salviniana e al delicato e controverso tema dell’immigrazione? Al telefono, Pau mi spiega: “La nostra canzone è un tentativo di rappresentare le strutture delle società contemporanee, soprattutto quella italiana. Abbiamo scritto un testo sicuramente non accomodante. Noi scriviamo quello che sentiamo“. E ancora: “Dopo la conferenza stampa di Claudio Baglioni, ci siamo trovati dentro a un polverone. Un po’ di strumentalizzazione politica c’è stata, il tema dell’immigrazione era ed è sulle prime pagine dei giornali. Alcuni artisti sono stati presi di mira, soprattutto la nostra band, The Zen Circus e Motta. Siamo noi ad averne parlato in modo più chiaro e meno male che qualcuno se n’è accorto”.

Sugli altri cantanti conosciuti al Festival, ha raccontato: “Con alcuni è nata una bella amicizia. Molti artisti non li conoscevo, se non di vista. Altri invece li conosco da parecchio tempo. Collaborazioni però non sono ancora scattate. C’è stato un bellissimo feeling, un clima sereno“.

I 25 anni di carriera

“I ragazzi stanno bene”, brano presentato in gara al 69° Festival di Sanremo, è parte della raccolta omonima uscita l’8 febbraio. L’album celebra i 25 anni di carriera dei Negrita: 32 brani che ripercorrono l’emozionante storia della band toscana più tre inediti: “I Ragazzi stanno bene”, “Andalusia” e “Adesso basta”. Pau, infatti, ha spiegato: “Porto sempre con me alcuni devices e durante i viaggi interminabili butto giù alcuni spunti. Così sono nati questi inediti. Abbiamo fatto uscire un “best” curato da noi e non dalla nostra casa discografica. Volevamo facesse da sommario per le nuove generazioni che si affacciano al mondo della musica. E’ una raccolta mirata”.

25 anni di band, litigi, crescita e maturità professionale. Ma Pau ricorda: “Siamo un gruppo nato nella provincia e siamo stati fortunati: è raro che una band nata in una piccola città abbia una vita così lunga. La testardaggine dei componenti ha fatto sì che siamo ancora qui. E’ una delle caratteristiche che ci contraddistingue: non ci fermiamo di fronte a nessun ostacolo. Siamo tante teste pensanti e nell’arco di tutti questi anni è normale che siano stati degli alti e bassi, sia umanamente sia per quanto riguarda il successo della band. Siamo grandi amici e in quanto tali può capitare (anche frequentemente) che ci mandiamo a ca***e“, ha spiegato ridendo. “In 25 anni siamo cambiati e cresciuti, abbiamo fatto dei figli e da ragazzi siamo diventati uomini. Così anche l’immaginario, gli argomenti, le forme del racconto sono cambiati insieme a noi”. Poi la sua spiegazione più bella, quella che ciascun artista emergente vorrebbe poter dire dopo una lunga carriera fatta di gavetta e sacrifici: “Seguire la carriera dei Negrita significa anche seguire la carriera di un gruppo di adolescenti che sono cresciuti. Siamo ex ragazzi, che hanno ancora quel taglio sognante“.

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Il tour

“La nostra tournée sarà un tirare le somme“, ha dichiarato Pau. Per celebrare nel migliore dei modi i loro 25 anni di rock ‘n’ roll e dopo la partecipazione al 69esimo Festival di Sanremo, i Negrita tornano in tour in tutta Italia con una serie di concerti nei maggiori teatri italiani e in luoghi di particolare fascino e importanza storica. La scelta richiama le date che nel 2013 li videro protagonisti con 64 sold out consecutivi.

Un anniversario del genere, tuttavia, merita qualcosa di più, quindi la band toscana ha deciso di fare le cose in grande, accompagnando i propri fan per tutto il corso del 2019 e mutando il proprio show col passare delle stagioni. La tranche primaverile del tour, La Teatrale , partirà a maggio da Assisi e per dieci serate vedrà i Negrita staccare le spine per calarsi al meglio nell’intimità dei luoghi che visiteranno. In estate, poi, sarà il momento de La Teatrale Plus, naturale evoluzione della precedente, in cui il gruppo alternerà brani acustici ed elettrici, in un mix in grado di descriverne al meglio entrambe le anime. Poi giungerà l’autunno, che porterà con sé altri show, altre novità, altra fiesta.

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Le crisi e i litigi

Non solo la testardaggine: “E’ stata anche la voglia di ricerca e di rimettersi in gioco a farci superare i momenti difficili. Abbiamo passato 3/4 fasi musicali importanti. Siamo partiti dall’essere una piccola band che faceva bar e club di provincia, suonando musica rock e tutti i suoi derivati, come il funky e il blues. A inizi 2000 la svolta latina e poi tante altre piccole cose che abbiamo aggiunto o sottratto al nostro sound”, ha spiegato.

Quindi ha aggiunto: “Il nostro spirito di adattamento credo che da un lato ci abbia favorito, facendo sì che la nostra musica si rinnovasse. Così anche per il fan di 25 anni fa siamo sempre stati un “work in progress”, un elemento in costante innovazione e per questo degno di attenzione e curiosità”. Tuttavia, ha poi precisato: “Non abbiamo dato un grosso punto di riferimento a chi ci voleva come ci avevano conosciuto agli inizi. Ma è una scelta che abbiamo fatto: noi preferiamo essere noi stessi e questo significa fare quello che abbiamo fatto”.

L’amicizia con Aldo, Giovanni e Giacomo

“Ci siamo conosciuti tantissimi anni fa, negli anni Novanta. Per anni poi non ci siamo più visiti. La nostra amicizia è nata perché giocavamo con la “Dinamo Rock”, spesso contro la squadra della Smemoranda, che aveva dentro molti comici. Ci siamo conosciuti in un contesto di divertimento, poi abbiamo anche fatto delle settimane bianche insieme. Così, due mondi apparentemente molto distanti come quello della musica rock e del cabaret si sono uniti dando vita anche a due colonne sonore”.

Il gruppo rock, infatti, ha realizzato alcune colonne sonore delle commedie dello storico trio comico. “Ho imparato a sognare”, l’emozionante singolo della band toscana, venne inserito come colonna sonora e in una scena del film “Tre uomini e una gamba”. Il rapporto con i Aldo, Giovanni e Giacomo diventa così solido da richiamare i Negrita alla realizzazione di una nuova colonna sonora, questa volta per il film “Così è la vita”, del 1998.

La malattia della moglie

“E’ un genocidio annunciato. Avevo una bimba di 4 anni e mi è cascato il mondo addosso. Lo sai che può succedere da un momento all’altro, ma speri sempre non capiti. All’epoca stavamo lavorando, è stato ancora più difficile. Ma sono l’uomo di famiglia, ho dovuto tirare fuori le p***e“. E’ con la malattia della moglie che Pau ha scoperto davvero cosa sia la paura.

“Non sono un dottore né un oncologo. L’unica cosa che ho potuto fare, in quanto artista, è convertire le emozioni in musica. E’ nata così “Brucerò per te”, un testo dedicato a mia moglie, per farle capire il mio sostegno. Io sono sempre accanto a lei, voglio che si senta amata. Fortunatamente però adesso sta bene”, ha spiegato.

E sul suo essere padre ha raccontato: “Non ho una vita regolare, devo spesso partire per lunghi periodi di tempo e devo cercare di essere padre anche a distanza. Fortunatamente però, la tecnologia negli ultimi anni ti consente non solo di sentirti telefonicamente ma anche visivamente. Non ho mai nascosto a mia figlia il mondo reale. E’ una bambina molto più sveglia dei suoi coetanei. Ha avuto la fortuna di girare mezzo mondo, a 6 anni ha avuto anche un piccolo scompenso. Appena è andata a scuola non capiva perché gli altri bambini non si spostassero, ma pian piano si è abituata ed è diventata una cosa normale”. Con immenso affetto ha poi tenuto a sottolineare che nel ruolo genitoriale è fortemente aiutato da “una grande madre”.

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