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Livio Cori, il nuovo album “Montecalvario”: “E’ il mio ritorno a casa”
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Livio Cori, il nuovo album “Montecalvario”: “E’ il mio ritorno a casa”

Livio Cori
Livio Cori

Dalla prima volta a Sanremo a “Montecalvario”, il nuovo album. Da Gomorra all’amore per Napoli, fino alla polemica su Liberato. Livio Cori si racconta

Con “Un’altra luce”, canzone dalle melodie partenopee, Livio Cori ha partecipato alla 69esima edizione del Festival di Sanremo al fianco di Nino D’Angelo, uno dei big della musica napoletana. Da Montecalvario, il quartiere di Napoli dove è nato e cresciuto, a Sanremo. 852 chilometri per raccontare qualcosa di sé, in uno scambio che descrive molto bene l’esperienza reale dei due cantanti. Uno guarda al più adulto come un modello da seguire, l’altro guarda al più giovane con l’affetto di uno “zio” più adulto.

Una vita passata nei Quartieri Spagnoli. “Figlio della lava e del mare”, ma con lo sguardo rivolto al mondo. Da qualche anno, il suo nome è noto nella scena rap campana. Dopo tanti anni di gavetta, le meritate soddisfazioni. Ha collaborato con artisti di spicco come Jesa e Dj Uma. Ma anche con Ghemon nel brano “Tutta la notte”, pubblicando diversi singoli. I fan di Gomorra non lo dimenticheranno nei panni di O Selfie, uno dei ragazzi della paranza dei bambini, del clan dei Talebani.

Sua la colonna sonora della terza stagione, intitolata “Surdat”.

Con la sua simpatia, la grande disponibilità e l’allegria del suo tono partenopeo, Livio Cori ha raccontato qualcosa di sé, della sua Napoli, della sua musica, ma anche dell’emozione di salire sul palco dell’Ariston, di cantare al fianco di un maestro come Nino D’Angelo e di quanto sia stato speciale recitare in “Gomorra”, serie tv dal successo irrefrenabile.

Livio Cori, cantante e attore

“Ho iniziato a fare musica verso i 15 anni. Ascoltavo molta hip hop e tra i banchi di scuola, con gli amici, ho iniziato a emulare i miei idoli. Però non ho cominciato con l’intento di diventare cantante o rap. Giocavo a basket, puntavo ad altro, vedevo irraggiungibile l’obiettivo di diventare un artista. Un sogno troppo grande. Ho iniziato a fare musica quasi per gioco, poi pian piano è diventata una passione e tutto ha iniziato a farsi più serio e concreto”. Così ha descritto i suoi primi passi nel mondo della musica: da sogno irraggiungibile a pane quotidiano.

Ma Livio è stato chiamato anche a interpretare il ruolo di ‘O Selfie in Gomorra, una tra le serie tv più seguite.

Sulla sua carriera di attore mi ha spiegato: “E’ la produzione di Gomorra ad avermi contattato. Ho fatto il provino e mi hanno preso. Anche in questo caso mi sono cimentato quasi per gioco, ho sempre avuto passione per cinema e regia. L’ho fatto con passione”. E anche con tanto interesse e coinvolgimento, tanto da scriverne la colonna sonora per la terza stagione, “Surdat”. A riguardo, racconta: “Gli spunti sono arrivati già nelle prime settimane. Le riprese sono durante più di un anno. Come ho messo piede sul set, ho iniziato a scrivere questo brano, cercando di mischiare la storia della banda di cui facevo parte con alcune mie esperienze personali. Ho cercato comunque di accostarlo il più possibile alla storia del clan”, come si nota anche nel videoclip ufficiale.

La prima volta a Sanremo

“Sono contento perché il Festival ha aperto le porte a tanti giovani. C’è stato un ricambio generazionale”, è il primo commento che Livio Cori ci dà della sua prima volta sul palco dell’Ariston.

E sulla questione politica che ha coinvolto il Festival, unitamente alle polemiche scaturite, ha commentato: “C’è stata anche tanta polemica, ma penso che quello capiti sempre. Non penso ci sarà mai un Sanremo senza polemiche”.

“Nei miei piani non c’era Sanremo, stavo scrivendo il mio disco e il pezzo con Nino lo avevo scritto apposta per il mio disco: è l’unica collaborazione che volevo”. Ma mi rivela: “E’ Nino che, in studio di registrazione, mi ha consigliato di andare a Sanremo. Per lui questo pezzo meritava un pubblico grande, era necessario che tutti lo conoscessero. E io sono rimasto contento di avergli dato ascolto: la mia partecipazione mi ha permesso di accedere a un livello molto più alto e di imparare molte cose. E’ una full immertion nei livelli alti della musica italiana”.

Sulla collaborazione con Nino D’Angelo, un maestro per lui nonché big della musica napoletana, mi ha spiegato: “Io lo conoscevo di fama, lui solo di vista. Solitamente Nino non concede collaborazioni, lavora molto sui suoi progetti, ma si è rivisto in me sotto molti punti di vista. Il brano gli è piaciuto e mi ha fatto questo onore”.

Livio Cori

La risposta alle critiche

Ma come avrebbero festeggiato i due in caso di vittoria? Con ironia rivela: “Sarebbe stato come se il Napoli avesse vinto lo scudetto. La mia è una città di festa”. Tuttavia, ha aggiunto: “E’ difficile che una canzone napoletana possa vincere Sanremo. Siamo stati criticati per il brano in dialetto, invece credo dovrebbe esserci un po’ più di rispetto verso la musica napoletana. Nel mondo ha reso grande la musica italiana. All’estero ci riconoscono i meriti, ci conoscono per “ ‘O sole mio” o “Funiculi Funicola”, solo perché Bocelli l’ha cantata in Giappone. Sotto questo punto di vista, gli italiani sono razzisti in casa propria”.

Infatti, a chiunque li ha criticati per il testo in napoletano, Cori risponde: “Il brano nasce tutto in dialetto. E’ Baglioni che ci ha esposto l’esigenza di riadattarlo almeno in parte in italiano, in quanto Sanremo è il Festival della musica italiana”. E rivela: “Io mi sono adatto, sono un artista giovane, non potevo precludermi questa opportunità. Ma Nino non lo avrebbe mai fatto. Così abbiamo raggiunto un compromesso, anche se questa ferita l’abbiamo sentita. Il napoletano ti dà una musicalità differente e gli arrangiamenti non sono la stessa cosa”. Ma aggiunge: “Siamo contenti per l’esito finale del pezzo”.

“Io non sono Liberato”

“Di fronte alle considerazioni del foniatra sono in difficoltà a rispondere. Prima bastava dire di no, ora la gente crede che chi meglio del foniatra può fare simili considerazioni”, premette Livio. Però si sente di aggiungere: “Non esistono misure scientifiche che possano decretare simili coincidenze di identità. Ho sempre invitato a rivalutare questa affermazione, a proseguire con gli studi”.

E scherza con noi dicendo: “A meno che non abbia problemi di personalità di cui non sono cosciente, posso confermare di non essere io Liberato”.

“Montecalvario”, il nuovo album

“Montecalvario” è per il rapper partenopeo un modo per ricongiungersi alle sue radici. “E’ il mio ritorno a casa”, mi ha raccontato con quel profondo amore verso la sua meravigliosa città. “Tornavo dopo un periodo in cui ho vissuto a Milano. Quando torni a casa, vedi le cose sotto un punto di vista differente”. Il titolo dell’album è un riferimento al quartiere in cui Livio è nato e cresciuto, nel territorio dei Quartieri Spagnoli. È proprio Napoli a fare da sfondo a tutte le canzoni del disco: le storie raccontate da Livio sono ambientate per le strade della città, della quale esplora le mille anime. C’è la Napoli bene, materialista e ipocrita di “Via dei Mille”, la Napoli dei ragazzi di strada di “Surdat” (già inclusa nella colonna sonora di “Gomorra”, dove Livio ha recitato una piccola parte), quella delle storie d’amore viscerali e melodrammatiche di “Due minuti” e quella vista dagli occhi di un emigrante di “A casa mia”.

Beat, strumenti elettronici, autotune: a livello melodico, la scrittura di Livio Cori affonda le radici nella tradizione della città, ma i suoni di “Montecalvario” strizzano l’occhio a ciò che va per la maggiore a livello internazionale. La produzione è di Big Fish (con due eccezioni, “Via dei Mille” e “Surdat”, prodotte dal napoletano Dat Boi Dee), che ha colto la visione di Livio e lo ha aiutato a perfezionarla.

Sulla canzone che più ha a cuore, ci spiega con il sorriso: “Dipende dai periodi. Forse, in questo momento, direi “Core senza paura”, perché è una sorta di “autopacca sulla spalla”, mi dà molta forza ed è uno dei pezzi che musicalmente esprime di più l’essenza dell’album”.

L’amore per Napoli

Nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli, zona “difficile” dello splendido capoluogo campano, dove la vita nelle case antiche costa poco, si abita su piani pericolanti che sembrano calpestarsi l’un l’altro, in fuga dalla folla e dai vicoli inestricabili, costruzioni affastellate che sbucano aprendosi sul cielo e sul vulcano, in balconi e terrazzi dove è bello affacciarsi a rabbrividire, fumare e discutere. “Anch’io ho rischiato di diventare uno devi “Talebani”, ma tutto dipende dalle scelte che fai”, mi ha spiegato. Ma precisa: “Devo ringraziare l’educazione che ho avuto, essere cresciuto in un certo modo. Così ho capito quale strada evitare”. Ammette: “E’ una linea sottile quella che ti fa scegliere da che parte stare, è facile finire “dall’altra parte”. Sta all’individuo usare la propria testa”. E aggiunge: “Fa notizia e scalpore la problematica – delinquenza e degrado spesso imperanti – invece, ci sono tanti ragazzi che ce la fanno, che riescono a uscire da questa situazione. Io cerco di rappresentare anche loro”.

Napoli per me è una mamma. Mi ha sempre insegnato tanto. Venire a Napoli è come entrare in un altro mondo. Con i suoi modi di fare, i suoi posti, mi ha insegnato molto. Partire significa provare molta nostalgia. Tornarci mi fa molto bene”, rivela. E aggiunge: “E’ come una madre, la ami incondizionatamente, a priori. E’ molto forte il legame affettivo che mi tiene ancorato alla mia Napoli”.

Livio Cori

I progetti futuri

Livio Cori si è detto contentissimo per il suo Live a Napoli, al Duel Club. “Avevo proprio voglia di suonare a casa il mio disco. E’ una situazione molto intima a cui tengo molto. Sono contento di cantare a Napoli”. Quindi rivela, pur mantenendo la sorpresa: “Quella di sabato 13 aprile è una data zero. Dopodiché rivelerò altre date per far conoscere il mio disco”.

“Sotto il punto di vista della produzione, assicuro ai miei fan che sono sempre in studio a fare registrazioni. Per il momento non ci sono altri progetti definiti, ma entro la fine dell’anno ci saranno nuove uscite, indipendenti da “Montecalvario”. Presto si aprirà un nuovo episodio di questa avventura”.

© Riproduzione riservata

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Asia Angaroni
Asia Angaroni 1559 Articoli
Leva 1996, varesotta di nascita milanese di adozione. Dall’amore per la stampa e la verità alla laurea in Comunicazione. Amante della letteratura e dell’arte, alla ricerca costante di sapienza e cultura. Appassionata di cronaca sportiva e di inchieste, desiderosa di fare della parola il proprio futuro.