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Ecosessualità: la nuova frontiera dell’attivismo ambientalista

Il fenomeno dell'ecosessualità è spesso soggetto a numerose declinazioni e sfumature che vanno dall'attivismo politico alla sperimentazione artistica.

ecosessualità

Le nuove frontiere della sessualità si intrecciano alle cause ambientaliste. Potrebbe essere questa una delle possibili definizioni della cosiddetta ecosessualità, particolare forma di attivismo ecologista che da qualche anno sta emergendo all’interno della comunità LGBT. Non sempre però l’ecosessualità è qualcosa di immediatamente definibile, spesso anzi è soggetta a numerose declinazioni e sfumature che vanno dall’attivismo politico alla sperimentazione artistica.

Un fenomeno in continua crescita

Stando a quanto riportato da Jennifer Reed, dottoranda di sociologia presso l’Università del Nevada, negli ultimi anni il numero di persone che si definiscono ecosessuali è aumentato in maniera considerevole. Eseguendo inoltre una ricerca sui termini più cercati su Google, si scopre che l’interesse per l’ecosessualità è diventato negli ultimi anni un fenomeno mainstream. Secondo la Reed inoltre l’ecosessualità è diversa da altri movimenti sociali in quanto si concentra sul comportamento personale e sul proprio piacere piuttosto che sulle proteste o sull’attivismo di stampo politico.

L’esatta definizione di questo fenomeno è però ancora oggetto di indagini, come afferma Amanda Morgan, della facoltà di Community Health Sciences anche lei all’Università del Nevada. Per la Morgan l’ecosessualità può essere intesa come l’utilizzare prodotti (come preservativi o sex toys) a basso impatto ambientale. Mentre per altre persone significa vivere la propria sessualità a diretto contatto con la natura, ad esempio facendo l’amore con gli alberi o masturbandosi sotto una cascata.

La stessa Morgan afferma come l’ecosessualità sia un mezzo per ripensare l’ambientalismo in un modo che vada oltre gli schemi tradizionali: “Pensare alla terra come amante è il primo passo per prendere sul serio la crisi ambientale. Se fai arrabbiare tua madre, probabilmente ti perdonerà, ma se tratti male il tuo amante, probabilmente ti abbandonerà”.

Una nuova forma di identità sessuale

A parlare apertamente di ecosessualità ci sono inoltre la coppia di attiviste Annie Sprinkle e Elizabeth Stephens, autrici di un manifesto ecosessuale e di numerosi libri in cui raccontano le loro esperienze (tra cui quella di officianti ad un matrimonio ecosessuale) alla scoperta di quella che definiscono una nuova forma di identità sessuale. Alla San Francisco Pride Parade del 2015, Sprinkle e Stephens hanno infatti guidato un gruppo di ecosessuali in una simbolica cerimonia in cui veniva aggiunta la lettera E alla sigla LGBTQI. La stessa Stephens ha affermato come ci siano al mondo almeno 100mila persone che si identificano come ecosessuali.

Più orientata verso il lato pratico dell’ecosessualità è invece la scrittrice newyorchese Stephanie Iris Weiss, che con il suo libro “Eco-sex: Go Green Between the Sheets and Make Your Love Life Sustainable” ha fatto conoscere l’impatto ambientale dannoso che i materiali inquinanti utilizzati per la produzione di preservativi, lubrificanti e altri prodotti sessuali hanno sul nostro corpo sul nostro pianeta. La Weiss dichiara inoltre di considerare il sesso uno strumento potente al fine di motivare le persone a rendere la causa ambientale una priorità, affermando ironicamente: “Se stai scappando da un’inondazione, di certo non avrai tempo per il sesso”.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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