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X Factor 2019 rosso sangue: le pagelle padre e figlia

Quanto possono essere diversi i giudizi di un padre rispetto a quelli di una figlia? Le pagelle della seconda puntata di Live di X Factor 2019

x factor 2019

Un format che unisce grandi e piccini, che richiama famiglie e gruppi di amici sul divano per gustarsi le esibizioni di concorrenti e ospiti. X Factor è una di quelle trasmissioni tv capace di creare dibattito su gusti musicali differenti, giudici più o meno severi e scelte musicali discutibili. Ma cosa succede quando a confrontarsi sono due generazioni differenti e apparentemente lontanissime? Quanto possono essere diversi i giudizi di un padre rispetto a quelli di una figlia?

X Factor 2019: pagelle padre

Alessandro Cattelan 5
La prima volta che Alessandro Cattelan ha indossato i panni del bravo presentatore è stato nel 2008, quando, smoking addosso, ha interpretato appunto il Bravo Presentatore all’interno del programma Stasera Niente MTV, andato in onda sulla rete che il titolo negava, condotto da Ambra Angiolini.

Di quel programma io ero uno degli ideatori e autori, nonché il capoprogetto. Avevamo intuito quello che Cattelan sarebbe potuto diventare. Solo intuito. Le nostre scuse non saranno mai sufficienti.

Mara Maionchi 8
Diciamocelo, Mara sembra annoiarsi parecchio quest’anno. Noi con lei. Tutto il pubblico che, come in una emorragia, sta rendendo i numeri di X Factor sempre più risibili, sfiorando i settecentomila per una prima serata, tipo Tv Capri, evidentemente sono stati più radicali di noi, e hanno mollato la nave prima che affondasse. Lei si annoia ma resta lì, capitano mio capitano. Non ci fosse lei sarebbe come guardare una televendita su un canale con tre cifre del digitale terrestre, solo con una musica discutibile in sottofondo.

Coso-Lì 2
Pensiamo a Claudia Kohl.

È diventata famosa grazie a Tinto Brass e a una parte del suo corpo che, per rispetto alla Claudia Kohl di oggi non vado a citare, seppur tributandole una certa stima. Poi si è convertita, si è quindi vestita e ha iniziato prima a fare film per famiglie, come quel poliziesco con Manfredi di cui un subconscio amorevole ha rimosso il titolo, poi a fare un vero e proprio percorso di conversione anche pubblica. Ora, se tutti i giorni apparisse in tv a dirci che si è convertita sarebbe Paolo Brosio, invece è Claudia Kohl, la rispettiamo e andiamo avanti. Lui è a X Factor per farci sapere che è buono, che con Corinaldo non c’entra niente e che ha pure aperto un locale in cui, dice il comunicato, non si vende alcool perché lui è sempre stato per una vita sana (sarà per questo che parlava sempre di sciroppi).

Bene. Lo abbiamo capito. La domanda, legittima, è: per quanto tempo saremo noi a dover pagare lo scotto del suo restyling? Perché la televisione non la sa proprio fare.

Malika Ayane 2
Ogni tanto leggi che qualcuno ha preso l’autostrada contromano. In genere, non sono mai riuscito a capire perché, il prendere l’autostrada contromano non coincide mai con incidenti mortali. Leggi l’articolo, si parla di grande spavento, di pericolo scampato, di traffico bloccato, ma fortunatamente non di vittime. Malika che va a fare la maestrina a X Factor è una che è entrata in autostrada contromano. Essere o apparire antipatici non paga molto, in termini di affetto del pubblico, che è poi la sola cosa che Malika avrebbe potuto cercare lì, visto che ha perso seguito come solo X Factor è riuscito a fare ultimamente, e se in contemporanea tiri fuori anche una canzone come Wow, beh, forse la faccenda diventa davvero di difficile gestione, oltre che di difficile comprensione. Sei lì, contromano, con tutti che ti fanno segni con i fari, qualcuno sbraccia pure fuori dal finestrino, poi, purtroppo, arriva un tir. Game over.

Samuel 6
Noi facciamo sempre il tifo per lui. Sta lì con l’entusiasmo con cui Amadeus ha accettato di condurre il primo Festival di Sanremo dopo la bufera della scorsa edizone, solo meno dissimulata. Ha per la mani anche almeno un asso, ma lui pensa a altro, probabilmente al momento in cui potrà finalmente togliersi la maschera e distruggere il Regno. Alpha, dacci sotto.

Booda 8
La Sisal li da giustamente per vincenti, anche se continuo a pensare che alla fine la sfangherà Sofia/Kimono. Loro a X Factor potevano anche non andarci, perché a differenza di quasi tutti quelli che passano di lì hanno già un suono preciso, una coesione da gruppo e anche una immagine vincente. Non so se hanno repertorio, e purtroppo grazie a X Factor lo saprò dopo averli visto prestarsi a questo meccanismo ormai consunto di fare cover di due minuti. Portiamo pazienza, che almeno loro qualcosa da dire sembrano avercela.

Giordana 2
A parte denunciare il costumista per evidente bodyshaming, perché cannare il vestito una volta può essere un caso, due è accanimento, direi che l’avventura di a X Factor è piuttosto emblematica di come agli autori, e in parte anche ai giudici, credo, della musica non gliene freghi nulla. Del resto non sono certo lì per la musica, né gli autori né i giudici. In un mondo normale lei non starebbe su un palco a cantare e suonare, non ancora, quantomeno. E sicuramente in un mondo normale non ci sarebbe qualcuno a incoraggiarla a farlo. Con o senza arpa continua a essere inascoltabile, specie perché fingere di suonare il pianoforte, manco fosse un Mengoni qualsiasi, non rende onore a una che in teoria dovrebbe essere anche una musicista.

Enrico Di Lauro 3
Quando ero un bambino due film mi ossessionavano, pur non avendoli potuti vedere. Mi ossessionavano perché i miei fratelli più grandi, Marco e Caterina, rispettivamente otto e sei anni più di me, me li avevano raccontati, non certo lesinando dettagli spaventosi. In realtà, questo lo scoprirò solo in seguito, alcuni dettagli se li erano inventati, perché nessuno dei due era particolarmente spaventoso, soprattutto quello con Warren Beatty. Sia come sia, per quel tipo di imprinting tipico dell’infanzia, ancora oggi a sentirli nominare provo un certo disagio, qualcosa di ancestrale. Ciò nonostante, faccio uno sforzo notevole, vogliatemi bene, non posso non citare Coma profondo nel cercare di descrivere le esibizioni di Enrico Di Lauro, uno che sta alla comunicativa come io sto alla diplomazia, forse un po’ meno. Fare musica per cercare di non mostrare i propri sentimenti, e soprattutto senza neanche a provare a intercettare i sentimenti di chi ti ascolta non è una mossa azzeccatissima, se posso permettermi. Forse sarebbe meglio tentare con la carriera di mimo.

Nicola Cavallaro 5
Su Nicola è montata in settimana una incredibile polemica per un suo precedente passaggio a The Voice Francia, come se, a differenza di tutti gli altri talent, X Factor dovesse essere per sua natura immune da concorrenti che ci hanno già provato altrove. A me, in tutta sincerità, il fatto che sia passato da lì non sembra cosa così grave. Mi sembra più sconveniente che un cantante sì dotato di voce, ma non certo di personalità, sia arrivato ai live, e che se ne parli come di un artista, sarò io quello strano…

Sierra 3
Due ragazzi romani che fanno trap insieme. Roba mai vista. O-R-I-G-I-N-A-L-I-S-S-I-M-I. Stavolta fanno una cover di Ariana Grande che rifà John Contrale, ma tanto loro per cover intendono “facciamo rap su una base, qualsiasi base sia”, alla faccia del doversi cimentare con le canzoni altrui. John Contrale, Santo Dio. Ma che, davero?

Lorenzo Rinaldi 2
Intendiamoci, ci si lamentava la volta scorsa della noia mortale di vedere uno che canta con la chitarra, perché ne abbiamo davvero piene le palle. Ma toglierla, la chitarra, per far devastare una canzone così bella, scritta sapientemente dal maestro Giuseppe Anastasi, e portata al successo da una Arisa mai più così in stato di grazia, è un vero peccato mortale. Averci messo sotto i Sigur Ros, se possibile, è una aggravante. Infernale quasi quanto l’orribile camicia rosa che gli hanno fatto indossare.

Sofia/Kimono 8
Kimono è a mio avviso la vincitrice annunciata di questa edizione. Ha voce, ha un modo goffo e al tempo stesso imperioso di stare sul palco, ha una fisicità impacciata che ben si accompagna a un programma che vorrebbe fare dello story telling il suo punto di forza, se invece di avere degli egoriferiti avesse dei veri professionisti come autori. Ma credo che alla lunga la sua essenza monotematica potrebbe nuocerle, perché il programma poco concede alla ripetitività, fatta eccezione per quella che da anni accompagna l’ascesa di Cattelan. Speriamo sia capace di tirare fuori qualcosa di diverso, o ci avrà annoiato ancor prima di iniziare. Fix You, comunque, l’ha fatta proprio bene.

Marco Saltari 8
Lui è uno dei pochi altri, di questa come delle edizioni precedenti, che starei a ascoltare, mi capitasse di vederlo, che so, in un locale. Probabilmente ci uscirei anche di casa, per andarlo a sentire. Specie una sera che danno X Factor. Ha una gran bella voce, empatica, e una presenza che buca. Vederlo lì immalinconisce, come i primi calciatori italiani che ai tempi andarono a giocare in America, penso a Chinaglia ai Cosmos.

Seawords 6
Il combo c’è, ma per dirla come la direbbero i giudici, non ha mercato. Ora, potremmo star qui anni a parlare di cosa sia il mercato oggi, dal momento che proprio uno dei giudici lo domina, pur non schiodando un pezzo fisico neanche a pagarlo oro, ma non è questo il punto. Il punto è che non basta avere talento per essere un artista. Tocca anche saperlo usare. E credo non sia ancora il loro caso. Manieristici.

Davide Rossi 4
Marco Armani, al secolo Marco Armenise, negli anni Ottanta cantava Tu dimmi un cuore ce l’hai. Canzone pop in tipico stile sanremese, supportata da una buona melodia e da una interpretazione tipica di quei tempi. Bene, escludendo che nello scriverlo Marco Armani stesse praticando un esercizio di preveggenza, possiamo dire di essere di fronte a un tipico caso di deja-vu. Perché Davide Rossi un cuore non ce l’ha, o se ce l’ha non si vede, o meglio, non si sente. Anche quando si confronta con canzoni che in teoria dovrebbe dimostrare non dico vitalità, ma quantomeno leggerezza, lui sta lì col suo sorriso di plastica, imbalsamato e in capace di trasmettere alcunché. Fermate il mondo, lui scende qui, sempre parafrasando quella vecchia canzone.

Eugenio Campagna/Comete 6
Apparentemente vado off topic. Il che fa anche ridere, perché io sono sempre apparentemente off topic. Comunque stavolta parlo di Sanremo. Non so se vi è mai capitato di essere a Sanremo nei giorni del Festival, ma in caso non vi sarà sfuggita tutta una serie di fauna piuttosto variopinta che ruota attorno alla kermesse canora più famosa d’Italia. Artisti minori, pornostar in disuso, ex conduttori tv, opinionisti di varia natura e sosia di chiunque si muovono per le vie del centro in attesa di un selfie, di un’intervista per una radio locale, di una qualche forma di nutrimento per un ego evidentemente rattoppato. Tra questi i sosia sono sicuramente i più curiosi, perché spesso e volentieri non assomigliano neanche vagamente agli artisti di cui dovrebbero essere sosia, al punto da dover specificare cosa stanno facendo. Un paio sono poi davvero surreali, sempre presenti da anni, il sosia di Elizabeth Taylor e di Pavarotti. Sono surreali perché sono i sosia di due personaggi morti da tempo, quindi stanno lì a far finta di essere qualcuno che lì anche volendo non potrebbe starci. Ecco, Eugenio Campagna, in arte Comete, è il sosia di Pavarotti di questa edizione di X Factor. Lui imita il cantante indie. Ma come giustamente Mara gli ha notificato la settimana scorsa, forse con un po’ troppo cinismo, facendogli cantare una canzone di Aiello, l’indie è morto e sepolto, e siamo già arrivati ai sosia ufficiali, Aiello, appunto. Giovanni Truppi è, rispetto all’indie, una sorta di gigante. Un gigante vero. Troppo alto per essere scalato dal sosia di Pavarotti. Bravo, uguale a Pavarotti, intendiamoci, ma Pavarotti è morto.

Maneskin 4
Prassi vuole che quando un ospite passa sul palco di un talent, qualsiasi talent, la differenza coi concorrenti in gara sia così stringente da far sbottare anche il più bonario dei critici in qualcosa che suona come “poi arriva sul palco Pinco Pallino e capiamo la differenza tra artista e concorrente di talent”. Non è questo il caso, perché nonostante il successo ottenuto fuori da X Factor, Damiano continua a cantare di gola come l’ultimo dei cantanti amatoriali, le loro canzoni continuano a suonare banalotte, e a parte un outfit sempre azzeccato nulla di ciò che abbiamo visto e sentito, categoricamente in questo ordine, è degno di nota. Detto questo, ma suppongo di dirvi una cosa già nota, Marlena ha rotto il cazzo tanto quanto loro.

Lewis Capaldi 6
Lewis Capaldi è una sorta di mash-up tra Shaun Ryder degli Happy Mondays e di Wayne Rooney. Uno, cioè, col quale potresti serenamente andare a ubriacarti al pub, o a decapitare tutti i parchimetri del quartiere, manco fossi Nick Manofredda. Ma Lewis Capaldi canta, non è un semidelinquente prestato a altro, e nonostante abbia riportato un artista scozzese, cioè lui stesso, in vetta alle classifiche americane dopo circa quarant’anni, devo dire che ascoltarlo mi lascia con la stessa sensazione di disinteresse che provo quando mi capita di passare casualmente su uno di quei canali che ci spiega come si ristrutturano le case. Diciamolo apertamente, di Shaun Ryder non ne nascono più da tempo, e la Scozia ci ha donato decisamente artisti più interessanti di lui.

X Factor 2019: pagelle figlia

Alessandro Cattelan 7

Non guardo la televisione. X Factor a parte, e lo guardo perché devo fare le pagelle. Non ho quindi idea di come siano gli altri presentatori, ma penso che Cattelan sia uno piuttosto bravo. Simpatico, spigliato, tiene bene il programma e non è mai noioso.

Mara Maionchi 7,5
Giorni fa mi è capitato di incontrare Mara Maionchi in giro, mentre ero con mio padre. Ci siamo fermati a parlare e devo dire che dal vivo appare esattamente come è in televisione. Cioè simpatica, diretta, vera. Credo sia questo il segreto del suo successo.

Sfera Ebbasta 6,5
Pur non apprezzando la sua musica, che anzi mi sembra davvero poco interessante, trovo che in televisione funzioni. Spesso mi trovo a condividere le sue opinioni, e anche se non è uno che dice molte cose rimane comunque il meno falso dei tre musicisti che siedono tra i giudici.

Malika Ayane 4
Mi chiedo che senso abbia andare a fare il giudice in un talent se poi devi riparlairti il ruolo della maestrina antipatica. Oltretutto non è che mi sembra che di musica dimostri di capirne granché, viste le scelte che fa. Davvero pessima.

Samuel 5
Ignoranza mia, ma fino alla prima puntata di XF di quest’anno non avevo mai sentito nominare Samuel. Sapevo che esigevano i Subsonica, ovviamente, ma non sapevo che faccia avesse il suo cantante. A vederlo lì in tv non è che venga gran voglia di approfondire il discorso, perché è sempre imbronciato e quando parla sembra fatichi a tirare fuori le parole.

Booda 8
La canzone scelta non rientra nei miei gusti, ma loro sono proprio bravi e ne fanno una versione energica e molto riuscita. Mi piacerebbe sentirli con qualcosa di più rock, solo per capire come la farebbero propria.

Giordana 4
Se dovessi pensare a una cantante che impersoni quello che non mi piace in musica è a Giordana che penserei. Troppo carica, con una voce fastidiosa e gracchiante. È più piccola di me ma sembra mia nonna.

Enrico Di Lauro 4
Lui non mi convince, non lo trovo espressivo, né quando canta né quando parla. Solitamente quando voglio ascoltare musica preferisco ascoltare cantanti uomini, non saprei neanche dire perché, ma in questo caso provo quasi fastidio tanto mi è risultato anonimo.

Nicola Cavallaro 7
Anche con una canzone che non mi sembrava proprio la sua Nicola dimostra di saperci fare. Continua a apparire oscuro, nonostante stavolta sia vestita di chiaro, sarà il suo atteggiamento da duro, il mascara sugli occhi o semplicemente il colore della sua voce. A me lui continua a convincere.

Sierra 7
Ecco, stavolta i Sierra mi sono sembrati a fuoco. La volta scorsa mi avevano deluso, stavolta, con una canzone decisamente autobiografica, sono arrivati dritti al punto. Non ho ben capito perché a loro fanno fare questa cosa di non fare le cover, ma non mi occupo di regolamenti, quindi bravi. Bella canzone.

Lorenzo Rinaldi 5
A me La notte di Arisa piace un sacco. La trovo una canzone molto emozionante, come se davvero conoscessi Arisa e avessi vissuto le sue pene d’amore al suo fianco. Niente di tutto questo mi è arrivato stasera. Una versione che mi è parsa pretenziosa, oltre che decisamente bruttina.

Sofia/Kimono 8
Non so se sia più la canzone dei Colplay o la voce di Sofia, ma quei due minuti sono stati davvero incredibili, pazzeschi. Lavorerei decisamente di più sul look e sulla messa in scena, ma vocalmente è davvero brava brava.

Marco Saltari 7,5
Marco fa trasparire ogni volta che canta che è in sintonia col mondo. Non credo che sia tanto una questione di look, anche se pure quello aiuta, ma proprio di atteggiamento. Mio padre dice di attitudine. E questa canzone sembrava scritta apposta per lui.

Seawords 6,5
Sono d’accordo con quello che ha detto loro Mara Maionchi, sono cristallini. Sono anche un po’ freddi, sempre per continuare col discorso fatto da Mara, e non sono sicura che sia qualcosa di bello da dire. Bravi ma distanti.

Davide Rossi 4
La canzone ci sarebbe anche stata, ma lui l’ha fatta davvero male. Per una volta non solo non sono d’accordo con cosa dice Sfera Ebbasta, la penso diametralmente all’opposto, mi è parso molto più vecchio del suo pezzo, che già era vecchio. Degno del suo giudice.

Eugenio Campagna/Comete 8
Io ascolto prevalentemente canzoni indie. Le canto pure, in camera o quando sono in giro con le cuffiette. Non mi convince in genere l’idea di uno che si presenta sul palco a cantare quel tipo di canzoni, ma non scritte da lui. Ma Scomparire di Truppi è davvero intensa e Eugenio l’ha fatta molto bene. Sembrava scritta da lui.

Michele Monina, nato in Ancona nel 1969, vive e lavora suo malgrado a Milano. Scrittore, critico musicale, autore, ha pubblicato nell'arco di vent'anni una settantina di libri spaziando dalla narrativa ai reportage, e dedicando una particolare attenzione alle biografie. Suoi i lavori scritti a quattro mani con Vasco Rossi, "Da rocker a rockstar" e "Vasco Mondiale al Modena Park", "Saghe Mentali", scritto con Caparezza, e la prima biografia al mondo di Lady Gaga. In ambito giornalistico si è fatto le ossa su Tutto Musica e negli ultimi anni ha scritto per il Fatto Quotidiano. Ora collabora con Rolling Stone e Linkiesta, oltre che per il suo sito Il Tasso del Miele. Autore del programma tv "Stasera niente MTV", con Ambra Angiolini, lavora anche per la radio come critico musicale di Rtl 102,5.


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Michele Monina, nato in Ancona nel 1969, vive e lavora suo malgrado a Milano. Scrittore, critico musicale, autore, ha pubblicato nell'arco di vent'anni una settantina di libri spaziando dalla narrativa ai reportage, e dedicando una particolare attenzione alle biografie. Suoi i lavori scritti a quattro mani con Vasco Rossi, "Da rocker a rockstar" e "Vasco Mondiale al Modena Park", "Saghe Mentali", scritto con Caparezza, e la prima biografia al mondo di Lady Gaga. In ambito giornalistico si è fatto le ossa su Tutto Musica e negli ultimi anni ha scritto per il Fatto Quotidiano. Ora collabora con Rolling Stone e Linkiesta, oltre che per il suo sito Il Tasso del Miele. Autore del programma tv "Stasera niente MTV", con Ambra Angiolini, lavora anche per la radio come critico musicale di Rtl 102,5.

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