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L’opinione di Natale Cassano

Harry e Meghan abbandonano la famiglia reale: abbiamo tutti bisogno di normalità

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A 80 anni dallo scandalo di Edoardo VIII e Wallis Simpson, la storia si ripete. Ma l'addio di Harry e Meghan è un win-win, non un problema.

harry meghan
harry meghan

Il principe Harry si “affranca” dalla corte inglese. La ‘Meghixit’, come l’hanno definita i tabloid inglesi, è la notizia del giorno: chi mai lascerebbe una vita di agi, di protezione sotto l’amorevole ala della famiglia reale britannica, con tutti gli onori che ne conseguono? Per cosa, poi? Cercare una propria indipendenza ed essere costretto a… lavorare? Se al piccolo conte/aristocratico che serbiamo in noi l’idea disgusta – ancora di più dopo anni di sveglie alle 7 per portare a casa la pagnotta – vi sorprenderà sapere che la scelta del duca di Sussex e di sua moglie Meghan tanto rivoluzionaria non è. Soprattutto per la famiglia reale inglese.

Harry si allontana dalla famiglia reale

Basta fare un piccolo viaggio indietro nel tempo, al 1936 e guardare alla storia di Edoardo VIII. Anche allora destò scalpore quando, alla morte del padre Giorgio V, l’erede al trono della Gran Bretagna, d’Irlanda e degli altri domini britannici annunciò l’intenzione di sposare Wallis Simpson, una donna americana divorziata per ben due volte.

Divorziata, esattamente come Meghan. E allora come oggi si sollevò un polverone, tanto da costringere Edoardo ad abdicare in favore del fratello Alberto. Il motivo, come potrete immaginare, è strettamente legato alla religione, oltre che all’etichetta reale: il monarca è al contempo capo della Chiesa anglicana, che non permetteva alle persone divorziate di risposarsi, se i loro coniugi erano ancora vivi. Edoardo VIII sceglie quindi un finale adatto a un film e rinuncia alla corona per amore della sua bella.

re edoardo viii e wallis simpson

La regina “seccata”

Ottantaquattro anni dopo la storia si ripete, con qualche piccola differenza che – la Regina Elisabetta mi perdonerà – mi fanno tifare per Harry, da sempre il ribelle. Difficile infatti non provare empatia per lui: sempre in ombra rispetto al fratello William, erede designato al trono, il principe perfetto, sempre attento all’etichetta, mai una virgola fuori posto nella sua vita. Una presenza ingombrante, esattamente come quella della regina madre, dichiaratasi “seccata” dalla scelta del nipote di trasferirsi in Canada con consorte e il piccolo Archie e cercare un’autonomia finanziaria, chiedendo subito le ‘dimissioni’ dalla famiglia reale.


Davvero è un problema se Harry se ne va?

Mettiamoci invece nei suoi – colorati – panni: è davvero così una tragedia la voluta indipendenza e la paventata rinuncia al titolo di Altezze reali della coppia? Al di là del risparmio economico che ne deriverebbe, sono abbastanza convinto che allontanare i tanti scandali del secondogenito di Carlo ne gioverebbe all’immagine della famiglia reale.

Come detto rimarrebbe solo chi finora non ha creato problemi all’anziana regina – tolto Carlo, che le avrà dato più di un patema d’animo con la storia di Camilla – e le farà passare questi ultimi anni di monarcato (che le auguriamo i più lunghi possibili) con qualche grattacapo in meno. Per Harry significherebbe invece meno visibilità mediatica e la possibilità di vivere una vita senza le costrizioni dell’etichetta reale; insomma una vera vita. A me sembra un win-win, voi non siete d’accordo?

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).


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Natale Cassano

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).

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