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Massimo Iondini, il libro: “La delicatezza di Lucio Dalla non ha eguali”

Massimo Iondini, giornalista di Avvenire, presenta il libro su Lucio Dalla e Paola Pallottino: "Erano unione di forza poetica e potenza espressiva".

Massimo Iondini libro
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La sua voce è un inno alla musica. Paroliere, visionario, musicista incallito. La delicatezza delle sue parole diventate melodia hanno reso grande il cantautorato italiano. Lucio Dalla è stato maestro e fratello di altri grandi artisti, un appoggio spirituale su cui fare affidamento.

Ha segnato in modo profondo e indelebile la musica italiana. Era un artista a 360 gradi, eclettico e genuino. Univa sapienza, cultura, amore per il sapere, così affascinante nella sua poliedricità intellettuale. La sua poetica e la passione per l’arte davano luce allo scenario del nostro Paese. A raccontare chi era Lucio Dalla e il suo percorso nel panorama musicale italiano è Massimo Iondini, giornalista autore del libro “Paola e Lucio – Pallottino, la donna che lanciò Dalla”, arricchito dalle preziose testimonianze, dai retroscena e dagli aneddoti della carriera di Lucio Dalla raccontate proprio da Paola Pallottino.

Nel testo, inoltre, si svela l’esistenza di una versione inedita incisa dal cantautore bolognese del brano “La ragazza e l’eremita”.

Era l’aprile del 1970, esattamente cinquant’anni fa, quando per la prima volta usciva nei negozi un disco che portava la firma di Paola Pallottino e Lucio Dalla. Lei illustratrice di fiabe diventata paroliera, pioniera e donna essenziale nella vita del cantante. Lui, con l’amore per la sua Bologna e quella barba che tanto lo caratterizzava, aveva proposto solo insuccessi.

Poi la canzone più coraggiosa e rivoluzionaria, capace di apportare una sensazionale rottura con i tempi: “Gesubambino”. Il brano, vittima della censura, mandò in panico la Rai e gli organizzatori del Festival di Sanremo. Il titolo cambiò, subentrando la data di nascita di Dalla: “4/3/1943”. Il marchio Pallottino – Dalla era ormai lanciato. Da quel momento arriveranno capolavori come “Il gigante e la bambina”, “Un uomo come me” e “Anna Bellanna”.

Gli aneddoti raccontati dalla Pallottino a Massimo confermano la personalità spesso “sfuggente” del cantante. “Sapeva scrutarti e capirti dopo due occhiate”, ha svelato. La sua delicatezza, spesso incomprensibile, è sintomatica di un rapporto “un po’ in punta di piedi l’uno con l’altro”.

Massimo Iondini, il libro su Paola e Lucio

Ad averlo spinto alla stesura di “Paola e Lucio – Pallottino, la donna che lanciò Dalla” è la volontà di far conoscere la grandiosa collaborazione tra due artisti diversi, accomunati dall’amore per l’arte ed entrambi caratterizzati da una spiccata sensibilità.

Massimo, che unisce una competenza smisurata e affascinante a un’estrema gentilezza e disponibilità, ci ha spiegato: “Il punto di partenza è il fatto che la collaborazione con Paola Pallottino non è mai stata oggetto di studio. C’era una zona d’ombra dal 1970, quando inizia la vera e propria carriera di Lucio, che vede il sodalizio artistico con la Pallottino. Si tratta dell’unica donna nella carriera di Dalla, ma è anche l’unica donna paroliera del tempo. Veniva da un ambito totalmente estraneo alla canzone, essendo un’illustratrice di fiabe per bambini. Poi la sua vita incrocia quella di Dalla ed è nato un sodalizio che ha dato vita a canzoni memorabili e ha fatto da palestra per Dalla, confrontandosi con brani diversi dalla classica canzone leggera italiana di moda al tempo”.

Tutto ciò, ha aggiunto, ha permesso al cantante bolognese di “maturare una tale capacità compositiva che gli hanno consentito di ottenere un incredibile successo con “Com’è profondo il mare”, nel 1977″. “È diventato un cantante sui generis e particolare. Era unico nel panorama italiano”, ha commentato.

Massimo Iondini libro

Gli esordi di Lucio Dalla

La prefazione è redatta da Gianni Morandi, grande amico di Dalla. Lui stesso ha ricordato i loro esordi: Dalla proveniva dal jazz, la sua musica anticipava i tempi, la gente non lo capiva. Ma qual è il segreto di Dalla? Quale la caratteristica che gli apparteneva e che gli ha permesso il grande salto?

“All’inizio Dalla non poteva piacere perché le papille gustative degli ascoltatori italiani erano tarate in modo diverso, persino opposto, rispetto a quello che lui proponeva. La sua esplosione e popolarità, il consenso, sono maturati quando il pubblico si è abituato a sentirlo”. Così l’autore ha spiegato con grande attenzione gli esordi del cantante. Nel 1977, infatti, Lucio Dalla vantava una carriera ormai decennale. “Il pubblico aveva assorbito la lezione magnifica del cantautorato. Era diverso. Ormai capace di capire un Dalla con la sua cifra stilistica”. Anche gli italiani avevano raggiunto la propria maturazione artistica: nell’arco di un decennio c’era stata una modificazione profonda nel pubblico italiano, che adatta i suoi gusti prima alla canzone pop degli anni Sessanta, poi alle melodie più vicine a quelle in voga negli anni Ottanta. Il cambio di paradigma è sostanziale.

Per il cantautorato italiano, inoltre, Massimo ha ricordato l’importanza della RCA. “Altrimenti non avremmo avuto questo fenomeno così unico a livello mondiale. Si tratta di una casa discografica che è stata capace di formare una vera e propria scuola. È stata una palestra creativa per molti artisti tanto diversi fra loro”, ha tenuto a sottolineare. La RCA, inoltre, faceva crescere. Aspettava: quando capiva che una nuova proposta era un vero talento, lo aspettava. E così fecero con Lucio Dalla”.

L’eredità di Lucio Dalla

“Il cantautorato italiano dei nostri giorni si discosta profondamente da quello degli anni Sessanta/Settanta, pur essendoci cantanti che dichiaratamente lo riprendono: Brunori, Dente, Fulminacci ne sono un esempio”, ha precisato l’autore.

Di Dalla oggi manca “il carattere contemporaneamente alto e popolare”: una qualità sorprendente, sensazione e preziosa che il cantante bolognese sintetizzava in modo originale e “sublime”, come lo ha meravigliosamente descritto Massimo Iondini. “Nel 1980 la sua popolarità aveva superato quella di Mina e Celentano”, due colossi della musica italiana. “Mai ci si sarebbe aspettati che il barbuto, il cantante anti-estetico per eccellenza, quello di fronte al quale la gente storceva il naso, entrasse prepotentemente nel mondo degli italiani. Era il numero uno”.

C’è qualche merito di Dalla che, tuttavia, non gli è stato riconosciuto?Il modo di cantare di Dalla è unico al mondo. Tuttavia, la sua vocalità non è stata sufficientemente riconosciuta. È sempre stato considerato un grande cantante e interprete”, ha dichiarato. Ma precisa: “Avrebbero dovuto considerarlo come l’artista inarrivabile che era. Aveva una potenza espressiva unica.

Pallottino, la donna che lanciò Dalla

Massimo lo ha ricordato fin dagli inizi della nostra piacevole e interessante chiacchierata, emozionante e affascinante: il ruolo di Paola Pallottino è stato fondamentale nella vita e nella carriera di Dalla. I due che rapporti avevano?

“Lucio aveva avuto una folgorazione per i testi così nuovi e diversi scritti dalla Pallottino. Lui è stato capace di scriverne delle musiche particolarmente intense. Due caratteri forti e potenti che poi si sono scontrati, anche per motivi non prevedibili. Incidenti di percorso che hanno rotto il sodalizio. Dalla decise di dare “Il gigante e la bambina” a Ron, all’epoca Rosalino. La Pallottino se ne offese fortemente, perché la canzone l’aveva scritta proprio per tenere alto il successo ottenuto dal cantante bolognese con “4/3/1943”. Dopo il successo e la polemica di tale brano, la Pallottino voleva tornare a far discutere, proponendo un brano forte e potente. Ci è riuscita: con la “spada d’amore” il significato del testo assume un connotato scabroso. L’infanticidio è presente. Su 9 brani inediti, 3 testi di Paola finiscono con il sangue”.

Massimo Iondini libro

Sembra quasi un paradosso per chi ha dedicato gran parte della sua vita alle fiabe, eppure ha puntualizzato lo scrittore: “Nonostante le fiabe siano ammantate da un qualcosa di magico, c’è un lato tragico che le caratterizza. Con la sua fantasia, la Pallottino le ha trasfuse nei tre drammi musicali”. A lei il merito di “aver dato una grande forza poetica ai suoi testi”. “Una capacità assente nella musica di oggi”, ha aggiunto.

A confermare la predisposizione per la poesia connaturata nella Pallottino era stato Aldo Palazzeschi, residente nel medesimo palazzo signorile a Roma. “Paola già da adolescente scriveva poesia. Una volta ne lasciò alcune davanti alla porta di Palazzeschi. Successivamente, incontrandosi, lui le ha dato una lettera che la Pallottino conserva ancora gelosamente”, ha svelato. Per il grande Aldo Palazzeschi, era chiaro che “Paola fosse una poetessa”, ha sottolineato Massimo Iondini, riportando la dedica nel suo libro.

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4/3/1943, un brano rivoluzionario

A lei va la maternità del brano tanto contestato. Ma per “4/3/1943”, nonostante le polemiche e le censure ricevute, Dalla “si sentiva molto gratificato perché, come confidò a una giornalista, il suo messaggio era arrivato. Dopo la prima esecuzione, agli organizzatori del Festival di Sanremo era arrivata una chiamata anonima.

Dall’altra parte del telefono c’era una ragazza madre, vera protagonista del brano di Lucio. “La donna ha ringraziato commossa per la delicatezza con cui per la prima volta in una canzone si è parlato di un problema così rilevante e consistente”, ha ricordato Massimo anche nel suo libro.

“La ragazza e l’eremita”

Presto la Sony pubblicherà la versione originale de “La ragazza e l’eremita”. A farlo sapere è lo stesso Massimo Iondini, che nel suo libro dedica intere pagine all’argomento.

“La canzone è stata registrata a inizi anni Settanta, ma finora mai pubblicata. È stata tenuta nel cassetto per molti anni, ma presto vedrà la luce, ha svelato. “Ho avuto il piacere di ascoltare il brano su un audiocassetta conservata dalla stessa Pallottino, la quale era solita recarsi a casa di Lucio per registrare i brani scritti per lui”. Sulla canzone in questione, Massimo ha commentato: “La musica è molto ispirata. È molto bella”. Poi la sua previsione: Susciterà interesse, perché è curioso sentire la voce di Dalla di 50 anni fa. È ancora più interessante fare un confronto tra le lezioni di Dalla e quelle di Angelo Branduardi, che nel 1994 pubblicò il disco “Domenica e lunedì”, in cui aveva messo in musica testi di diversi autori. Spesso lui si è avvalso di brani scritti dalla moglie, Luisa Zappa”. Quella volta, invece, allargò i suoi orizzonti, “prendendo due testi scritti da Paola Pallottino. Si tratta di “Giovanna D’Arco” e “La ragazza e l’eremita”. In quell’occasione, Paola avvertì che vent’anni prima anche Lucio ne aveva fatto una melodia. Ma di essa non vi era traccia alcuna. Lei non era certa neppure di avere ancora quella registrazione”.

Infatti, con una contentezza e un orgoglio incontenibili, Massimo ha rivelato: “L’ho ritrovata io dopo che lei mi ha dato delle cassette da ascoltare. Non è spiegabile la gioia che ho provato trovandomi la canzone tra le mani”.

Massimo Iondini, le collaborazioni nel libro

A rendere ancora più ricco e prezioso il lavoro di Massimo Iondini sono le testimonianze di chi ha conosciuto e amato Dalla, il cui ricordo resta irrimediabilmente impresso, in uno slancio di pienezza e poeticità.

Non sono mancati i racconti di Paola Pallottino, di Gianni Morandi, Gino Paoli e Renzo Arbore. A descrivere Lucio ci ha pesato anche Ron, Maurizio Vandelli, Maurizio De Angelis, Vince Tempera, Angelo Branduardi e Armando Franceschini.

Un ricordo speciale offerto a Lucio Dalla è presente nella prefazione a cura di Gianni Morandi, che rivive l’amicizia che li ha uniti, l’amore per la loro terra natia, i primi passi nel mondo della musica, tra gli insuccessi del primo e il grande seguito del secondo.

Massimo Iondini, inoltre, ha voluto sottolineare il Dalla musicista: “Era un autodidatta con uno stile tutto suo. Era un artista totale, dotato di grande sensibilità e sensitività.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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