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Leiner, dall’adozione alla musica: “Casa nostra” è il suo nuovo singolo

Nell'intervista esclusiva Leiner ha parlato del nuovo singolo, "Casa nostra: "Sentivo di voler parlare della mia famiglia e dell’adozione".

Leiner Casa nostra
Leiner Casa nostra

Dopo la carriera al fianco dei Dear Jack e una partecipazione al Festival di Sanremo, Leiner ha intrapreso il suo percorso da solita, dando prova ancora una volta della sua potenza vocale e dell’armonia della sue canzoni: lo dimostra anche in “Casa nostra”, il suo nuovo singolo.

Una canzone personale con la quale racconta la sua storia, dall’adozione alla musica. Nell’intervista esclusiva Leiner ha confidato qualcosa in più su di sé e descritto i suoi progetti.

Leiner presenta “Casa nostra”

Leiner ha spiegato il lavoro portato avanti per realizzare il suo nuovo singolo, “Casa nostra”, e il valore profondo che sottende una canzone così bella, delicata e intima. “Ho scelto il momento giusto per pubblicare questo brano.

La canzone mi è servita per riflettere sulla mia vita. Sentivo di voler parlare della mia famiglia. E in particolare, dell’adozione. Sono stato adottato a 6 anni. Dalla Colombia sono arrivato in Italia. Nell’esperienza vissuta ho percepito un senso di salvezza. Ho quindi molta gratitudine verso la mia famiglia, che mi ha fatto scoprire la gioia. Ho voluto realizzare una canzone che celebrasse tutti questi aspetti”.

“Sono molto felice del risultato: spesso le canzoni nascono in modo spontaneo, ma nel mio caso ha assunto un’accezione molto più grande.

L’adozione non è un tema molto dibattuto. Ma per me è importantissimo”, ha aggiunto.

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La sua adozione

La sua famiglia è qui. Cresciuto con l’amore sincero di chi ha compiuto una scelta coraggiosa, forte, disarmante. Un salto nel vuoto quello dell’adozione che dà prova di altruismo incondizionato. Di un amore smisurato. Di un senso di maternità e paternità innato, contornato dal desiderio sentito, intimo, immenso di diventare finalmente genitori. Adottare significa anche prendere con sé una storia nuova, sconosciuta. A tratti incerta e quasi sicuramente in salita. Significa farsi carico di un senso di solitudine che piano piano deve essere colmato. Vuol dire accettare e amare, senza se e senza ma. Senza ripensamenti.

E così Leiner me lo immagino piccolo, con l’entusiasmo di un bambino di 6 anni, forte e ambizioso come solo un bimbo sa essere. Ingenuo e sveglio al contempo, con un’adrenalinica voglia di scoprire il mondo. Con il timore, dentro di sé, di un nuovo abbandono. Una paura segreta, trattenuta, singhiozzata ma poi ingurgitata di soppiatto, per evitare che qualcuno lo scoprisse. Me lo immagino Leiner bambino. Energico e spaesato al contempo, prima sballottato tra case famiglia e orfanotrofio, poi quella stabilità che tanto gli mancava. Difficile indagare i sentimenti intricati, complessi, spesso inconsci che smuovono l’animo di un bambino. Quest’indagine va lasciata a chi davvero se ne intende di psicologia. Ma io Leiner me lo voglio immaginare così, con quell’entusiastica curiosità di un bambino pronto ad aprire il suo cuore. Pronto a lasciarsi coccolare e avvolgere da un amore intenso, che ti conquista, che finalmente ti dona quell’inestimabile senso di pienezza. Me lo voglio immaginare trepidante in attesa del Natale, come tutti i bambini, per dimenticare le feste che prima non ha potuto condividere. Me lo voglio immaginare divertito durante l’estate, eccitato per la fine della scuola. E, finalmente, molto felice.

Sulla sua infanzia e sull’adozione, ha confidato: Sono legatissimo alla mia famiglia adottiva. Non tutti quelli che diventano genitori lo vogliono davvero. Al contrario, l’adozione è frutto di un amore estremamente forte. Ho un legame così intenso con i miei genitori, che non sento la mancanza né il desiderio di scoprire il mio passato. L’adozione genera tante emozioni. A volte non mi sono sentito pienamente cosciente di chi sono e da dove vengo. Non mancano i momenti di riflessioni e di paura. Non ricordo il mio passato: in parte penso sia interessante scoprirlo, in parte invece temo possa essere traumatizzante”.

“Con i miei genitori sono stato molto fortunato, perché abbiamo sempre dialogato apertamente in merito all’adozione. Loro stessi spesso affrontavano con me questo discorso. Conosco storie di genitori adottivi che, inconsciamente, spingono verso la propria realtà. I miei genitori, invece, non hanno mai voluto che rinnegassi il mio passato”, ha aggiunto.

La casa di Leiner

La casa oggi più che mai assume un significato speciale, rassicurante, amorevole e confortante. Ne comprendiamo l’importanza, il suo valore prezioso, la sua unicità. Comprendiamo che la casa è un vero privilegio. E per Leiner che cosa significa “casa”?

“Il brano “Casa nostra” ha un valore molto personale. La casa mi ha dato molta stabilità, che nel mio passato mancava. Per me “casa” ha molti significati. Essa mi dà una sensazione di appagamento. Mi dà sicurezza, significa famiglia. È il luogo in cui si sta bene, mi fa sentire di appartenere a qualcosa. Non mi fa sentire disorientato. Il suo valore per me è connesso alla mia esperienza personale: prima di essere adottato, ho frequentato diverse case famiglia e orfanotrofi. Con la mia famiglia ho scoperto cosa significasse avere una casa”, ha spiegato Leiner.

Non nasconde di avere sofferto di solitudine, che talvolta “è anche un momento per riflettere e scoprire sé stessi. Me ne sono accorto a inizio 2020, quando la pandemia mi ha costretto a restare sempre chiuso in casa. Mi sono dato forza e ho avuto modo di analizzare me stesso. A volte abbiamo paura di sentirci soli, invece bisognerebbe guardarsi dentro. Io mi sono analizzato, ho pensato a Leiner e ne è nato un brano, Casa nostra”.

L’esperienza a Sanremo, tra passato e futuro

L’ex cantante dei Dear Jack ha preso parte a Sanremo: un’esperienza che lo ha arricchito e fatto crescere. Ma anche motivo di fatica e sacrifici. Leiner ora ha intrapreso una carriera da solista, ma tornerebbe sul palco dell’Ariston?

Due anni fa avrei risposto di no. È stata un’esperienza bellissima, ma mi ha un po’ provato. Avevo 18 anni, ero molto piccolo. Fino a due anni fa non sarei stato molto a mio agio a Sanremo. Oggi, invece, mi piacerebbe tornarci, perché sono più cosciente di quello che voglio fare. Sono più sereno con me stesso e ho tanti concetti che vorrei sviluppare. Sanremo adesso si sta avvicinando ai giovani e lì mi sentirei a mio agio. Avrei piacere a rimettermi in gioco”, ha svelato.

Sul futuro ha aggiunto: “Parlare dei prossimi progetti è difficile al momento. Si naviga a vista, ma c’è anche tanta nebbia davanti. Ho scritto altre canzoni e nei prossimi mesi vorrei fare uscire un nuovo album. I social mi permettono di stare più vicino ai miei ascoltatori, ma mi manca esibirmi davanti al pubblico“.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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