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Lo chiamavano Jeeg Robot: recensione del film su Netflix

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La recensione del film di Mainetti, in streaming su Netflix, con Claudio Santamaria e Luca Marinelli protagonisti

Lo chiamavano Jeeg Robot è disponibile in streaming su Netflix.

L’opera prima di Gabriele Mainetti, dopo anni di dure lotte produttive, vede la luce solo nel 2015 e con un budget di circa 2 milioni di euro, ne incassa 6 ed ottiene anche una distribuzione estera.

Il film è stato un clamoroso successo di pubblico e critica durante la stagione cinematografica 2015/2016, collezionando svariati e importanti premi nazionali tra cui 7 David di Donatello e 3 Nastri d’argento.

La sceneggiatura porta la firma del capitolino Nicola Guaglianone, oggi autore richiestissimo e all’epoca esordiente, e Menotti, noto fumettista italiano.

Il 16 dicembre 2020, uscirà nelle sale Freaks out, il nuovo film del cineasta romano che vede ancora la partecipazione del talentuoso Luca Marinelli (noto per il suo ruolo in Martin Eden e nel cinecomic internazionale The old guard).

Il cast di Lo chiamavano Jeeg Robot

Nei panni del protagonista Enzo Ceccotti/Jeeg Robot troviamo il solido Claudio Santamaria (Romanzo criminale), in una delle interpretazioni migliori della sua carriera.

Alessia, la donna di Jeeg, è interpretata da Ilenia Pastorelli (che diventerà nota per le future commedie Benedetta follia e Non ci resta che il crimine) che al primo tentativo sorprende tutti con una prova convincente.

Fabio Cannizzaro, detto lo “Zingaro“, è portato in scena da quel mostro di bravura di Luca Marinelli. A rivestire il ruolo della boss napoletana Nunzia Lo Cosimo c’è la brillante interprete Antonia Truppo (Indivisibili).

Da ricordare inoltre la partecipazione di Salvatore Esposito (Gomorra – La serie).

La trama del film

Enzo Ceccotti è un ladruncolo solitario che vive in un modesto appartamento a Tor Bella Monaca, quartiere della periferia romana. Un giorno, per sfuggire alla polizia, si getta nelle acque del Tevere entrando così in contatto con alcune sostanze radioattive.

Il mattino seguente, Sergio, suo vicino di casa e appartenente alla banda dello spietato Fabio Cannizzaro detto lo “Zingaro“, lo coinvolge nel recupero di alcuni ovuli di cocaina.

Giunti all’ultimo piano di un palazzo in costruzione, parte uno scontro a fuoco che provoca la morte di Sergio, mentre Enzo, dopo aver ricevuto un proiettile in pieno petto, cade dal palazzo restando però incredibilmente incolume. Qualcosa di nuovo e assolutamente straordinario è nato in lui.

Lo zingaro Cannizzaro, non sapendo più niente di Sergio, va a casa dell’uomo per sapere che fine abbia fatto.

Lì trova la figlia dell’uomo, Alessia, una ragazza con problemi psichiatrici e fanatica del cartone animato giapponese Jeeg robot d’acciaio. Lo zingaro e i suoi uomini cercano di estorcerle informazioni con violenza.

Enzo sentendo le urla della ragazza decide di intervenire salvandola e dando sfoggio dei suoi poteri sovrannaturali. Alessia, estasiata dalla forza di Enzo, inizia a dirgli che lui è Hiroshi Shiba, il protagonista di Jeeg robot, e che deve difendere l’umanità.

Lo zingaro è costretto a battere in ritirata e se vuole portare avanti i suoi loschi affari dovrà fare i conti con il supereroe.

La recensione di Lo chiamavano Jeeg Robot

Mainetti per il suo primo film prende Hiroshi Shiba, protagonista dell’anime giapponese Jeeg robot d’acciaio di Gō Nagai, e mischiandolo ai cinefumetti americani ambienta tutto nella periferia romana per costruire una sorta di film di supereroi all’italiana.

Gli attori vestono il ruolo come fosse un vestito cucito su di loro. Marinelli regala un paio di scene cult, finendo poi nell’esagerazione nella parte finale, un po’ come tutto il film.

E nonostante qualche ingenuità (come per esempio il fatto che Enzo non salvi Alessia buttandola nel Tevere, a meno di un metro di distanza), Lo chiamavano Jeeg Robot è un prodotto fresco e di ottimo intrattenimento, che spicca nell’arido panorama filmico italiano, dipendente dalle troppe commedie e dai film sulla mafia stile Gomorra.


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