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La candidata ideale: trama e recensione del film al cinema

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La recensione de La candidata ideale, film uscito al cinema, diretto dalla famosa regista saudita Haifaa al-Mansour e distribuito da Academy Two

La candidata ideale è al cinema, distribuito da Academy Two.

Finalmente esce nelle sale La candidata ideale, l’ultima fatica della famosa e apprezzata cineasta saudita Haifaa al-Mansour, già regista di Mary Shelley – Un amore immortale e soprattutto de La bicicletta verde, film che nel 2012 le fece ottenere il primo successo internazionale.

Il film ha riscosso il plauso del pubblico e della critica alla scorsa edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove è stato presentato in Concorso.

La trama del film

Ambientato in Arabia Saudita, il film racconta la storia di Sara, una giovane dottoressa che vuole far riparare la strada che conduce all’ospedale.

Per fare ciò, armata di notevole coraggio e forza di volontà, decide di candidarsi alle elezioni per il consiglio municipale della propria città.

Da quel momento la ragazza si trova a dover lottare contro tutto e tutti.

La comunità locale nella quale vive è tremendamente conservatrice e patriarcale, e non ancora pronta ad accettare una donna all’interno dell’amministrazione comunale.

La recensione de La candidata ideale

Il tema del pregiudizio nei confronti della donna e del suo ruolo all’interno della società è molto attuale e scottante.

Soprattutto in contesti come quello saudita, e arabo in generale, dove vige una mentalità retrograda indietro anni luce rispetto al difettoso occidente.

Da quelle parti le donne sono quotidianamente vittime d’ingiustizie, soprusi e violenze di ogni tipo.

Lo sa bene Haifaa al-Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita, che ha dovuto lottare duramente per affermare se stessa e che ancora oggi subisce pesanti diffamazioni in patria.

La candidata ideale affronta il tema con un certo equilibrio. Il dramma della vicenda è spesso trattato con crudele ironia riuscendo a farsi beffe della società saudita.

In più momenti questo tono agrodolce ricorda vagamente la commedia all’italiana.

Si potrebbe supporre che Haifaa al-Mansour conosca la lezione dei maestri italiani di quel cinema irripetibile fatto di drammatica leggerezza.

La sceneggiatura strutturata in tre atti (inizio, sviluppo, fine) di derivazione americana è ben eseguita, con un ritmo adeguato.

La candidata ideale è un film saudita dalle enormi potenzialità commerciali, capace d’intrattenere il pubblico durante tutto il suo svolgimento.

Sara, al termine del suo “viaggio”, è profondamente provata, disillusa.

Ma è stato davvero tutto vano? La cineasta saudita decide di non essere pessimista fino in fondo.

Il film sembra dirci che forse anche le persone più ottuse potranno capire, non tutte certo, non subito, ma un cambiamento di mentalità che agisca sul singolo individuo, per quanto lento e difficile, è possibile.


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