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Federico Fellini: la vita, i rapporti con Sandra Milo e i suoi film

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A cento anni dalla nascita, la retrospettiva sui film realizzati da Federico Fellini, il regista italiano autore de La dolce vita e 8½.

È uscito al cinema Fellini degli spiriti, documentario della nota critica cinematografica Anselma Dell’Olio e dedicato alla leggendaria figura del regista riminese Federico Fellini.

Cogliamo l’occasione per rendere omaggio a un assoluto Maestro della settima arte ripercorrendo la sua straordinaria carriera.

In decenni di grande cinema l’immaginazione del cineasta riminese non ha mai conosciuto limiti, è andata oltre i confini nazionali, spingendosi alla conquista del mondo.

Ancora oggi, i suoi capolavori vengono ricordati, analizzati, e a volte persino imitati (con scarsissimi risultati).

Il nome di Federico Fellini è diventato l’emblema del cinema di un’intera nazione.

Il 20 gennaio 2020, in occasione del centenario della nascita del Maestro, per volere del ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stata istituita la Giornata Mondiale del Cinema Italiano.

I primi film di Federico Fellini

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio 1920 da una famiglia modesta.

Fin da giovanissimo rivela il proprio talento nel disegno, che manifesta sotto forma di caricature di compagni e professori del Ginnasio-Liceo classico Giulio Cesare.

A 19 anni si trasferisce a Roma per dedicarsi alla professione giornalistica. La provincia gli sta stretta, sente che è arrivato il momento di partire, di vedere altro.

Fellini esordisce subito sul Marc’Aurelio, la principale rivista satirica italiana, ottenendo un buon successo.

Collabora con alcune trasmissioni radiofoniche e conosce Giulietta Masina, la donna e musa ispiratrice che lo accompagnerà per tutta la vita.

Dal 1942 inizia a partecipare alla scrittura di alcuni film arrivando a conoscere Roberto Rossellini.

Il regista lo vuole tra gli sceneggiatori di Roma città aperta e Paisà, film neorealisti che cambiano per sempre il cinema.

Fellini racconterà di essersi innamorato della regia, proprio su i set di questi film, osservando l’immenso Rossellini al lavoro.

Prosegue scrivendo per Pietro Germi e Alberto Lattuada (altri due grandi registi di fama mondiale).

Proprio grazie a quest’ultimo Fellini esordisce alla regia con Luci del varietà, dividendo il comando delle operazioni con lo stesso Lattuada.

Due anni dopo, nel 1952, Fellini giunge all’esordio assoluto come regista, con Lo sceicco bianco, con Michelangelo Antonioni (regista de La notte) coautore del soggetto, Ennio Flaiano (collaboratore fondamentale) coautore della sceneggiatura e una grande interpretazione di Alberto Sordi.

La critica purtroppo non lo capisce e lo considera anarchico.

Alla Mostra del cinema di Venezia, il 26 agosto 1953 viene presentato I vitelloni. Questa volta il consenso è unanime, vince il Leone d’argento e incassa bene anche all’estero.

Quest’opera di Fellini parla dell’adolescenza (che ritornerà spesso nei suoi film), la vita di provincia e la dolorosa partenza per la grande città.

La strada e Amarcord

Il grande successo internazionale arriva grazie a La strada, girato nel 1954.

Il film è incentrato sul rapporto fra Gelsomina, interpretata da Giulietta Masina, e Zampanò, interpretato da Anthony Quinn, due strampalati artisti di strada.

Si tratta di un lavoro imperniato di realismo magico che rimane nel cuore e nella mente di chi lo vede.

Tra gli anni ’50 e ’60, Federico Fellini realizza film visionari, di clamoroso successo, e mette a punto un metodo di lavoro che non prevede la rigidità di una sceneggiatura scritta.

Con Le notti di Cabiria e La dolce vita incanta, stupisce, scandalizza, vincendo i premi più importanti.

Nel 1973 esce Amarcord. È un Fellini rarefatto, stanco, nostalgico ed alcuni incominciano a definirlo ripetitivo nei contenuti.

E forse potrebbe anche esserlo, ma la scena in cui Ciccio Ingrassia sale sull’albero e grida di volere una donna certifica ancora una volta l’innata capacità del regista nel trasformare racconti di vita in opere d’arte.

8½, il capolavoro

Una piccolo capitolo a parte lo merita .

Non solo è uno dei film più grandi della storia del cinema ma è anche quello che più di ogni altro influenza le generazioni successive, segnando uno spartiacque nella carriera e nella vita del cineasta.

Nel 1963 Fellini ha un’idea per un film. Ma poco dopo non ce l’ha più. Come al solito non ha scritto niente e non sa come fare.

Tutto ormai è pronto per iniziare le riprese quando, sostenuto dall’intelligenza di Ennio Flaiano, capisce che il film che deve fare tratterà proprio di questo: di un regista che vuole fare un film ma non si ricorda più quale. Nella parte del tormentato protagonista, Guido Anselmi, c’è Marcello Mastroianni che, come ne La dolce vita diviene la proiezione di Fellini stesso.

Con queste geniali premesse, quest’opera filmica assume i connotati di una riflessione filosofica sulla condizione umana.

L’onirico e il mistero diventano sempre più centrali. A segnare questo cruciale passaggio c’è l’utilizzo del colore.

sarà il suo ultimo film in bianco e nero.

Gli ultimi film del regista

Il periodo post Amarcord vede un Fellini più felliniano che mai.

Abbandona i crismi del racconto tradizionale per entrare maggiormente nel suo inconscio. Le sue pellicole sono enigmatiche e il grande pubblico lo abbandona.

Diventa autore di nicchia. Porta sullo schermo La città delle donne, del 1980, con sempre protagonista il feticcio Marcello Mastroianni.

Di quest’ultima fase della sua carriera mi piace ricordare Ginger e Fred, un film che già nel 1986 descriveva con lucidità una società televisiva narcisista basata sullo spettacolo ignobile.

Fellini muore nel 1993 per un ictus cerebrale, pochi mesi dopo aver ricevuto l’Oscar alla carriera. La sua amata lo seguirà di lì a poco.

Ma in realtà quelli come lui, e Giulietta, non muoiono mai perché L’artista è immortale.


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