×

Errementari – Il fabbro e il diavolo: recensione del film

Recensione della fiaba dark e horror Errementari - Il gabbro e il diavolo (2017) prodotto da Alex de la Iglesia e diretto dall'esordiente Paul Urkijo

errementarirecensione 768x432

In streaming su Netflix la pellicola spagnola, prodotta dal regista Alex De La Iglesias e distribuita dal colosso dello streaming in tutto il mondo, Errementari – Il fabbro e il diavolo (2017) scritto e diretto dall’esordiente Paul Urkijo Alijo.

La trama

errementari recensione 2

Otto anni dopo la prima guerra carlista, un funzionario basco arriva nel piccolo villaggio di Avala alla ricerca del fabbro locale Patxi (Kandido Uranga), un uomo che vive isolato dall’intera comunità, sospettato di aver rubato un grosso carico d’oro durante la guerra e che tiene nascosto nella sua fonderia circondata da trappole per orsi e palizzate acuminate.

Usue (Uma Barcaglia), piccola orfanella adottata dalla chiesa, è costretta a oltrepassare il confine costruito dal fabbro per recuperare la testa della sua bambola preferita, lanciata nel giardino del fabbro da un bullo suo coetaneo.

Una volta inoltratasi scoprirà che il fabbro tiene prigioniero una creatura malvagia e minacciosa, assetata di anime umane.

Cast del film

errementari recensione

Nella pellicola recitano attori spagnoli che hanno lavorato soprattutto in Spagna in piccole produzioni di genere e serie televisive, a eccezione di Ramòn Agirre che ha recitato in pellicole come Julieta (Pedro Almodovar, 2014), Rec 3 (Paco Plaza, 2012) e Il giorno della bestia (Alex de la Iglesia, 1995).

Come produttore il regista di genere spagnolo Alex De La Iglesia famoso per le sue pellicole a metà tra horror e commedia, capaci di mostrarci le varie sfaccettature della società spagnola come La Comunidad (2000), El Bar (2017) o Crimen Perfecto (2004).

Recensione di Errementari

errementari recensione 1

La pellicola è una fiaba dai toni dark con un atmosfera e sottotesto smaccatamente horror che ricorda il cinema del connazionale premio Oscar Guillermo Del Toro. Come ogni fiaba che si rispetti ha un forte e chiaro messaggio finale: l’altruismo e l’empatia come valori fondamentali per la società.

Il regista oppone i popolani del villaggio, cui fa capo un prete malfidato e superficiale, e la piccola Usue, orfana che vede nel fabbro una persona come tutte le altre che necessita solo di comprensione, compassione ed empatia così da mostrargli che tutte le persone hanno una possibilità di redenzione. Ci viene mostrato un mondo in cui non ci sono buoni o cattivi, ma un mondo in cui tutti siamo in grado di cadere in errore tuttavia con la possibilità di porvi rimedio aspirando alla redenzione, non solo personale, ma anche da parte della società, in questo caso il villaggio di Avala, che non può permettersi di giudicare ritenendosi moralmente superiori.

Un insegnamento che potrebbe sembrare banale ma che in realtà sembra oggi qualcosa di distante da noi e in cui tendiamo sempre a scagliarsi contro chi viene accusato, anche senza prova, solo perché la maggior parte ha deciso così. Un ottima fiaba per ragazzi ma di cui anche i più grandi potranno godere grazie anche ad una messa in scena impeccabile sia per scelta d’inquadrature che per la fotografia che ricorda nei colori il cinema pop italiano di Mario Bava. Gradevole e originale anche il design delle creature demoniache e la cura dei dettagli come trucco e costumi che portano lo spettatore ad immergersi completamente in quel periodo storico, in un mondo sospeso tra il fantastico e il reale.

Uno dei migliori film distribuiti da Netflix, fiore all’occhiello di una produzione che spesso ha deluso con le proprie produzioni originali, ma che sicuramente ha fatto scelte oculate in ottica distributiva.

Contents.media
Ultima ora