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Joker: recensione del film con Joaquin Phoenix

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Recensione del film Joker, disponibile in streaming su Amazon Prime, diretto da Todd Phillips, con Joaquin Phoenix protagonista

Dopo il clamoroso e planetario successo riscosso nella precedente stagione cinematografia, Joker è disponibile in streaming.

Il film diretto dal mestierante Todd Phillips (Trafficanti) ha incredibilmente vinto il Leone d’oro alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Si è aggiudicato inoltre due Golden Globe e due premi Oscar per le ottime musiche della compositrice islandese Hildur Guðnadóttir e per l’interpretazione di Joaquin Phoenix (I fratelli Sisters).

Il film è basato sull’omonimo personaggio dei fumetti DC Comics ma scollegata dal DC Extended Universe.

Il cast

Nei panni dell’ennesimo Arthur Fleck/Joker troviamo l’immenso Joaquin Phoenix.

Il presentatore Murray Franklin è interpretato dal mostro sacro Robert De Niro (The Irishman).

L’attraente vicina di casa Sophie Dumond è affidata a Zazie Beetz (Seberg – Nel mirino). L’anziana madre di Arthur è interpretata da Frances Conroy (Stone).

Brett Cullen (Paradise Beach – Dentro l’incubo) è Thomas Wayne.

Gli altri interpreti sono: Gleen Fleshler, Bill Camp, Shea Whigham, Marc Maron, Douglas Hodge, Leigh Gill, Josh Pais e Dante Pereira-Olson.

La trama del film

Gotham City, anni ’80. Arthur Fleck è un individuo profondamente alienato e depresso, vittima di una società ipocrita, sempre più forte con i più deboli e viceversa.

L’uomo vive con la vecchia madre e soffre di un disturbo che gli provoca improvvisi e incontrollabili attacchi di risate, specie in momenti di forte tensione.

Il suo sogno è diventare un cabarettista e come idolo ha il presentatore televisivo Murray Franklin.

Nella realtà di tutti i giorni, Arthur deve guadagnarsi da vivere come clown.

Proprio durante il suo lavoro di clown, subisce un violento pestaggio da parte di alcuni teppisti.

Da qui parte un escalation di sfortunati eventi che costringono Arthur a dover reagire efferatamente.

La recensione

Il cinema, l’arte in generale, in ogni possibile contesto, da quello più puro a quello più industriale sa essere ricco di sorprese e stranezze.

In un senso o nell’altro. Da quel 31 agosto 2019, giorno in cui Joker venne presentato alla Mostra di Venezia, il film ha fatto discutere molto.

Una settimana dopo, con l’assurda vittoria del Leone d’oro, le discussioni divennero ancora più vivaci… Per non parlare di quando il film venne distribuito nelle sale di lì a poco.

Su Joker è stato detto praticamente di tutto, tra esaltatori e osteggiatori, è andata in scena una feroce lotta, quasi si trattasse di una questione di vita o morte, bene e male, dove occorre schierarsi totalmente da una parte o dall’altra.

Dovrebbe essere ormai nota a tutti la transitorietà di ogni aspetto della vita umana. Insomma, non si può quasi mai dire nero o bianco, destra o sinistra.

E nello stare più o meno in mezzo, spesso e volentieri, ci si ritrova più vicini a una qualche possibile verità.

Chiarita la mia posizione. Chiarito il fatto che non si tratta ne di un capolavoro ne tanto meno di una schifezza, mi preme dire due parole sui fautori del primo stato – estremista.

Dei film sopravvalutati non si è parlato abbastanza nel corso della storia del cinema. I quali, soprattutto in un epoca di sovraesposizione mediale, fanno molti danni.

La sopravvalutazione non è meno pericolosa della sottovalutazione.

Se posso giustificare in parte i nerd, amanti dei fumetti, abituati a trasposizioni cinematografiche dei loro idoli troppo spesso imbarazzanti, non posso tollerare una tale leggerezza da parti di tanti critici e addetti ai lavori.

Joker di Todd Phillips per quanto sia fatto bene, non è nient’altro che il mash-up cinematografico tra Taxi Driver e Re per una notte.

La regia di Phillips è a sua volta la brutta copia di quella di Scorsese.

Il film si ferma in superficie, delinea un percorso scontato, nei modi e nella sostanza, dei temi stanchi e risaputi e un costante, inevitabile ed evidente effetto déjà vu.


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