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Sully: recensione del film in streaming su Netflix

Recensione del film drammatico Sully, disponibile in streaming su Netflix, diretto da Clint Eastwood, con Tom Hanks protagonista

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Sully è su Netflix!

Il film del leggendario Clint Eastwood (I ponti di Madison County), tratto da una storia vera, arriva sulla famosa piattafroma streaming.

Sully, con un budget di 60 milioni di dollari, è stato il primo film ad essere girato interamente in formato IMAX.

Narra dell’ammaraggio del volo Us Airways 1549 avvenuto il 15 gennaio 2009 nel fiume Hudson di New York.

Basandosi sull’autobiografia Highest Duty: My Search for What Really Matters del pilota Chesley Sullenberger, scritta insieme al giornalista Jeffrey Zaslow.

Il cast di Sully

Nel ruolo del protagonista, il comandante Chesley Sullenberger, troviamo l’ottimo Tom Hanks (The Post).

Il suo assistente Jeffrey ‘Jeff Skiles è interpretato da Aaron Eckhart (Bleed – Più forte del destino). La moglie di Sully, Lorraine Sullenberger è interpetata da Laura Linney (The Roads Not Taken).

Anna Gunn (Red State) è la dott. Elizabeth Davis, mentre Mike O’Malley (Zona d’ombra) è Charles Porter.

Il resto del cast vede i nomi di: Ann Cusack, Holt McCallany, Jamey Sheridan, Jerry Ferrara.

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La trama del film

Il comandante Chesley Sullenberger, detto “Sully” è un esperto pilota di linea.

La mattina del 15 Gennaio 2009 è ai comandi di un aereo che decolla dall’aeroporto LaGuardia di New York.

Uno stormo di uccelli impatta contro l’aereo distruggendo i motori. Sully si rende conto che l’unico modo per cercare di salvare le persone a bordo è tentare un ammaraggio nel fiume Hudson.

Sully riesce nell’impresa senza provocare vittime e viene acclamato e salutato come un eroe. Contemporaneamente viene posto sotto accusa dall’ente aeronautico per non aver seguito il protocollo di volo.

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La recensione di Sully

Che Sully sia un film di Clint Eastwood risulta evidente fin dal passaggio delle prime immagini:

il tono della narrazione calmo e provvidenziale, quello dei colori spenti e tenebrosi, quello musicale intimo e vibrante.

Anche dal punto di vista dei contenuti, dei temi, Sully sembra andare verso terre conosciute, eplorate più volte. Almeno in partenza.

Abbiamo alcuni elementi tipici del cinema di Eastwood, dal protagonista attorniato dall’estremo binomio eroe o potenziale omicida, al peso dei mass media e delle istituzioni.

Con chiari e inevitabili riferimenti a vecchi e inguaribili traumi statunitensi come l’11 settembre 2001.

Per gran parte del film permane la sensazione di un Eastwood in qualche modo ripetitivo: interessato a (ri)fare un certo tipo di discorso. E in difficoltà: a differenza del comandante Sully non sa bene dove atterrare, come fare quel discorso.

Verso la fine, avvicinandosi al climax, arriva la svolta. Il dettaglio divino. Attraverso la scena delle simulazioni al computer si compie il miracolo.

Il significato di essa, così forte e vero, nella sua semplicità (marchio di fabbrica della Casa Eastwood), permette all’intero film di fare un salto in avanti e ne giustifica ampiamente la visione.

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