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Suburra: cast, trailer e recensione del film

Recensione del film Suburra, disponibile in streaming su Netflix, diretto da Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino e Alessandro Borghi

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Prima della nota Serie tv, targata Netflix, Suburra è stato un film, diretto da Stefano Sollima (Soldado) e uscito nel 2015. Tratta dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, la sceneggiatura è stata scritta dagli illustri Stefano Rulli e Sandro Petraglia (Romanzo Criminale).

Romanzo e film prendono il titolo dall’omonimo quartiere dell’Antica Roma, la cui parte bassa era particolarmente malfamata. Il regista Stefano Sollima ha voluto dedicare il film al padre Sergio (storico cineasta italiano), scomparso pochi mesi prima dell’uscita del film.

Il cast

Cast numeroso e interessante per una narrazione che segue le vicende di diversi personaggi, tutti ugualmente importanti, a modo loro, e rappresentativi di un mondo, di uno stato d’animo. Claudio Amendola (Come un gatto in tangenziale) è il temibile Samurai. Pierfrancesco Favino (Padrenostro) interpreta l’on. Filippo Malgradi. Elio Germano (Favolacce) è il pusillanime Sebastiano. Alessandro Borghi (Non essere cattivo) è Aureliano Numero 8 Adami, il re di Ostia. Greta Scarano (Senza nessuna pietà) è Viola, l’impulsiva ragazza di Numero 8.

Giulia Elettra Gorietti (Manuel) è l’escort Sabrina. Adamo Dionisi (Dogman) impersona il boss zingaro Manferdi Anacleti. Giacomo Ferrara (Suburra – La serie) interpreta Spadino, fratello di Manfredi.

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La trama del film

Roma, 5 novembre 2011. Il papa confida al suo segretario personale l’intenzione di volersi dimettere. L’orgoglioso e impulsivo Aureliano Adami, detto Numero 8, boss criminale della zona di Ostia picchia selvaggiamente il proprietario di uno stabile a Ostia per convincerlo a cedergli il terreno. Samurai, leggendario boss del crimine a Roma, e garante dei rapporti tra la piccola malavita romana, le famiglie mafiose del Sud Italia e la politica, si appresta a mettere in piedi un grande affare edile passando per il parlamento.

Filippo Malgradi, parlamentare corrotto e amico di Samurai, consuma in un albergo una notte di sesso e droga assieme a delle escort: una di queste, minorenne, muore per un’overdose. La escort, spaventata, si trova costretta a chiamare Spadino, fratello minore di Manfredi – capo del clan zingaro Anacleti. Dal mattino dopo, le vicende di questi personaggi s’intersecano tra loro, arrivando a procurare delle grosse noie a Samurai.

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La recensione

Suburra è il film che ha consolidato la carriera di Stefano Sollima, permettendogli di arrivare a dirigere set internazionali. Il regista romano, figlio d’arte, potendo contare su una sceneggiatura ben strutturata e un cast d’attori di primo livello, ha potuto confezionare un film dal buon ritmo senza mai entusiasmare. Ma che, perlomeno, resta abbastanza godibile, soprattutto in certi momenti.

È raro, ahimè, che in un opera filmica italica e contemporanea ci siano delle scene in grado di rimanere nitide nella mente per la loro riuscita. Suburra (– Il film!) ne ha almeno due o tre degne di nota, significative. Verrebbe facile pensare alla pisciata su Roma dell’onorevole interpretato da Favino. Io, invece, preferisco menzionare la sparatoria al centro commerciale, perché credibile e tecnicamente molto ben eseguita.

E, soprattutto, il monologo di Numero 8 sul progetto di sviluppo economico legato alla sua Ostia. Scena carica di tensione, giocata sull’attesa, sulle aspettative del pubblico, con una regia e una fotografia funzionali.

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