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Il Primo Re: trama, recensione e trailer del film storico italiano

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Recensione di Il Primo Re (Matteo Rovere, 2019), film storico italiano con Alessandro Borghi disponibile in streaming su Netflix

Disponibile in streaming su Netflix Il Primo Re (2019) di Matteo Rovere, con protagonista Alessandro Borghi e vincitore di tre David di Donatello.

La trama del film

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Nel 753 a.C. i fratelli Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) vengono colti da un improvvisa inondazione che li trasporterà nel territorio della potente città latina di Alba Longa dove verranno resi chiavi dagli abitanti della città. I due fratelli riusciranno a fuggire con altri schiavi per raggiungere il Tevere prendendo in ostaggio la sacerdotessa Satnei.

Remo guiderà il gruppo di schiavi e il fratello all’interno della foresta dove conquisteranno un villaggio fondando una nuova tribù e costituendo un grande impero fondato sulla violenza e sul sangue.

La sacerdotessa, attraverso le arti divinatorie aruspicine, profetizzerà che uno dei due fratelli diventerà un grande re fondando un impero di inimmaginabile grandezza, ma per fare questo uno dei due dovrà sacrificare l’altro. Remo tuttavia si rifiuterà di uccidere il proprio fratello, scatenando così anche le ire degli dei.

Il cast della pellicola

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Romolo, protagonista della vicenda, è interpretato dall’attore italiano Alessandro Borghi conosciuto per i suoi ruoli in Non essere Cattivo (Claudio Caligari, 2015), Suburra (Stefano Sollima, 2015) e nella pellicola di denuncia Sulla mia Pelle (Alessio Cremonini, 2019) riguardante il caso Stefano Cucchi.

Al suo fianco, nel ruolo di Remo, il giovane attore Alessio Lapice che ha esordito nel cinema con Il padre Italia (Fabio Mollo, 2017) dove recita accanto a Luca Marinelli.

Prende parte anche all’horror trash italiano Tafanos (Riccardo Paoletti) che vede un gruppo di ragazzi attaccato da uno sciame di tafani assassini.

Fabrizio Rongione, interprete di Lars, è un produttore e attore belga di origini italiane che che ha spesso preso parte a progetti italiani come Diaz – Don’t Clean Up this Blood (Davide Vicari, 2012), I figli della notte (Andrea De Sica, 2017) e La parola di mio padre (Francesca Commencini, 2001).

La recensione

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Il Primo Re (2019), come nel caso già analizzato dell’horror di The Nest (Roberto De Feo, 2019), rappresenta un caso produttivo raro in un genere, quello storico, che quasi mai viene considerato in Italia nonostante la grande tradizione di pellicole peplum che vedevano il bui nella sala tra gli anni ’50 e ’60.

Se vi aspettate qualcosa di estremamente action e patinato vicino a film blockbuster come 300 (Zack Snyder, 2006) troverete davanti ai vostri occhi tutto il contrario perché il film di Matteo Rovere, regista di Veloce come il vento (2016), è un film sporco dove i suoi personaggi si immergono nel fango e nel sangue ricordando in qualche frangente l’estrema violenza di Apocalypto (Mel gibson, 2006).

Un film spettacolare sotto il punto di vista della ricostruzione storica e dei costumi che riesce a rendere credibile allo spettatore tutto ciò che accade sullo schermo, a partire dai dialoghi completamente recitati in lingua proto latina.

Spettacolari e ben girate anche le scene d’azione sebbene, personalmente, ne avrei volute vedere molte di più dato che spesso sono soffocate da dialoghi molto lunghi e prolissi che in alcuni casi possono annoiare lo spettatore.

Tuttavia si tratta di una pellicola di pregevole fattura con alcuni difetti a cui lo spettatore però probabilmente passerà sopra grazie alla bellezza della costruzione scenica e alla tecnica sopraffina con cui è stata girata la pellicola, un unicum italo-belga che merita la vostra visione su Netflix.