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Nomadland: recensione del film vincitore agli Oscar 2021

Recensione di Nomadland, film scritto e diretto da Chloé Zhao e vincitore del Premio Oscar 2021.

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Nomadland è uno dei film più premiati e di conseguenza chiacchierati dell’anno: oltre ad aver vinto il Leone d’oro al Festival di Venezia 2020 e i Golden Globe, il film scritto e diretto da Chloé Zhao (The Rider – Il sogno di un cowboy), ha vinto tre Oscar come miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista (Frances McDormand).

Per vederlo in Italia, bisognerà aspettare il 30 aprile, quando approderà su Disney+. Il film, costato tra i 4 e i 6 milioni di euro, prevede di avere anche una distribuzione al cinema appena la situazione pandemica consentirà la riapertura delle sale.

Il cast di Nomadland

Il progetto di film nasce dall’incontro di Chloé Zhao con Frances McDormand (Tre manifesti a Ebbing, Missouri) durante Independent Spirit Awards 2018, dove entrambe erano candidate.

È quindi la grande e apprezzata attrice americana a dare voce e corpo a Fern, la donna protagonista della pellicola.

L’attore David Strathairn (L’ora più buia) è Dave, l’uomo, anche lui nomade, con cui fa amicizia e che s’innamora di lei.

Il resto del cast è composto da persone che interpretano se stesse, come ama fare di solito la Zhao, veri persone nomadi che vivono spostandosi da un luogo a un altro.

Tra cui: Linda May, Charlene Swankie, Bob Wells.

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La trama del film

Fern, una sessantenne, grande lavoratrice, dopo aver perso marito e lavoro durante la Grande recessione, decide di lasciare la città aziendale di Empire, nel Nevada.

Si mette in viaggio a bordo del suo furgone, attraversando alcuni stati e facendo la conoscenza di altre persone che, come lei, hanno deciso o sono stati costretti a vivere una vita da nomadi.

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La recensione di Nomadland

Lande desolate. È qui che agisce il cinema di Chloé Zhao. L’autrice cinese, cresciuta negli Usa, giunta al terzo film, prosegue il suo discorso fatto di memorie, culture, racconti, sogni.

Esplora stati d’animo desiderosi di scoprire, scoprirsi, metabolizzare la vita, reinventarsi, guardare avanti, in qualche modo, nonostante tutto.

Pochi personaggi e paesaggi infiniti che si perdono a vista d’occhio, impossibili da racchiudere in una singola e pedante etichetta.

La regista, sempre in bilico tra lo stile fiction e quello documentaristico, racconta lo spaccato di una comunità nomade, di persone che interpretato se stesse, ognuno con la propria storia, le proprie gioie e ferite.

Non ha bisogno di forzare, la realtà di quello che racconta, e delle vicende della protagonista, viene fuori da sola.

Il dettaglio, i suoi occhi, il suo viso, ci dice tutto quello che dobbiamo sapere.

Nomadland è un film realizzato da persone che conoscono molto bene il loro mestiere e la potenza del mezzo cinematografico.

Chloé Zhao dimostra di essere una regista di talento, consapevole e di spiccata sensibilità.

Coglie perfettamente lo spirito del tempo tra cinismo del sistema capitalista, spaesamento, solitudini umane e malinconia.

Il film, anche grazie a una colonna sonora sublime composta da alcuni brani di Ludovico Einaudi, incanta, rimane, empatizza con un’altra prova memorabile di una grande attrice: Frances McDormand.


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