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L’infinita evoluzione dell’uomo

Riscrivere la storia del genere umano, ancora una volta. L’anello mancate sembra aver di nuovo messo in discussione l’evoluzione umana, in particolare quel periodo che va dall’Australopithecus, considerato l’antenato privilegiato del genere umano e di cui fanno parte i famosissimi resti di Lucy, fino al primo genere umano Homo. La scoperta è stata portata a termine negli ultimi tempi, anche se il ritrovamento dei resti risale al 2008 a Johannesburg. In questi anni un’equipe di 80 scienziati ha portato a termine la ricostruzione dello scheletro, costituito da circa 200 ossa. Completata la sua ricostituzione, l’analisi ha evidenziato come il ritrovamento presenti caratteristiche sia dell’Australophithecus, sia del successivo Homo. Ciò farebbe del ritrovamento un possibile candidato per ricoprire il ruolo di l’anello mancate.

Molti scienziato sono sicuri di questo passo importante della storia evolutiva dell’uomo e addirittura propongono di sostituire fin da subito la vecchia versione all’interno dei libri per la scuola. Ma c’è anche chi non vuole illudersi e invita a stare con i piedi per terra, sostenendo che ancora molti dubbi sono irrisolti.
L’Australophithecus Sibida, così come è stato chiamato, risale a circa 2 milioni di anni fa ed è dotato di un cervello evoluto e di mani in gradi di maneggiare e costruire oggetti. La capacità del cervello sono paragonabili a quelle delle scimmie, così come l’altezza e la dimensione delle braccia. Ma alcune ossa ritrovate, come il molare, le ossa del volto e soprattutto la dimensione del bacino che permettono di assumere una posizione su due gambe, fanno si che i resti si avvicinino molto anche alla prima specie da cui deriva direttamente l’uomo.

Su Science sono stati pubblicati i risultati completi delle scoperte e da quanto sembra, ancora sì è molto lontani dal dover riscrivere la storia dell’uomo.


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