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L’inflazione scende in Europa, ma in Italia costa sempre tutto di più

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Perché in Italia costa sempre tutto di più? La spesa di casa, le bollette, il mutuo, i prestiti al consumo, i servizi bancari, l’edilizia, il lavoro, le tasse e persino la disoccupazione, visto il boom della cassa integrazione, costano agli italiani più che ai tedeschi, ai francesi, ai greci, agli spagnoli, agli olandesi e persino ai portoghesi

Perché in Italia costa sempre tutto di più? La spesa di casa, le bollette, il mutuo, i prestiti al consumo, i servizi bancari, l’edilizia, il lavoro, le tasse e persino la disoccupazione, visto il boom della cassa integrazione, costano agli italiani più che ai tedeschi, ai francesi, ai greci, agli spagnoli, agli olandesi e persino ai portoghesi: il differenziale tra il costo della vita in Italia e quello dei paesi europei più o meno sviluppati, è ormai uno “spread” più grave, dannoso e insopportabile per famiglie e imprese, di quello provocato dai tassi sui Titoli di Stato.

Fermare la corsa dei prezzi sta diventando urgente quanto la riduzione del debito: non è un caso se azioni incisive di contrasto all’inflazione siano già state messe in atto da gran parte dei governi europei (e non solo). Al contrario, il Governo italiano non sembra ancora aver percepito l’urgenza del problema: sfoltire qualche aliquota sulla benzina e sull’energia, come è previsto nella manovra di Bilancio 2023, non è di certo una risposta all’altezza della sfida.

Anzi, stimola effetti opposti a quelli desiderati: con i sussidi a pioggia e i regali fiscali alle categorie privilegiate, i consumi salgono e spingono in alto i prezzi.

Negli Stati Uniti, in Germania, in Olanda e in Francia, i governi hanno avuto più coraggio e decisione: le misure anti-inflazione prevedono non solo aiuti mirati alle sole categorie sociali deboli e alle imprese, ma anche piani di riduzione e controllo dei consumi di energia, anche attraverso un sistema di sanzioni contro gli sprechi.

I dati sull’inflazione in Europa appena diffusi da Eurostat, parlano chiaro: l’Italia ha uno dei più alti tassi di inflazione dell’eurozona e il più alto tra le economie sviluppate. A Novembre, il tasso di inflazione europeo si è attestato al 10% (+10,4% le attese) dal precedente 10,6% di ottobre: una flessione più he incoraggiante non solo per la ripresa economica europea, ma anche per le prospettive sui tassi di interesse.

Nel Belpaese, invece, i prezzi continuano a crescere: Eurostat stima che l’inflazione su base annua possa aumentare nel mese in corso dell’11,8%, come nel mese precedente, restando quindi ai livelli più alti dal 1984.

E in questo caso, la colpa non è solo del caro-bollette. Il quadro generale è infatti più sfumato, in quanto i prezzi dell’energia hanno rappresentato la maggior parte del rallentamento del costo della vita, mentre l’inflazione dei prezzi dei prodotti alimentari, un indicatore fondamentale, ha continuato ad accelerare la corsa.

Inizialmente alimentata dalle strozzature dell’offerta nella riapertura post-pandemia, l’inflazione è ora trainata dall’impennata dei prezzi dei generi alimentari dopo un raccolto scarso e dai costi energetici alle stelle in seguito alla guerra della Russia in Ucraina. E la corsa non è finita, anzi potrebbe aumentare ancora nei prossimi mesi, e soprattutto a cavallo della fine dell’anno, quando i contratti energetici verranno riprezzati e i le spese natalizie aumenteranno le pressioni sui prezzi.

Che cosa intende fare il Governo contro il caro-spesa? Mistero: per ora, contano solo i sussidi a pioggia per la benzina e gli incentivi all’auto elettrica. Del cuneo fiscale, delle pensioni, delle riforme e del lavoro che manca, il governo parla ancora troppo poco.