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Linguaggi jazz con MARCO TARDITO

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Sabato 10 Dicembre 2011, ore 21.15

Conservatorio G. Verdi (TO)

MARCO TARDITO KANGAROUX

Adriano Celentano: Abstractions

Marco Tardito, clarinetto

Giorgio Giovannini, trombone

Pier Giorgio Miotto, tromba

Guido Canavese, pianoforte

Stefano Risso, contrabbasso

Enzo Zirilli, batteria

“Il jazz è un po’ come la cucina”, racconta Marco Tardito, esecutore che si alterna con bravura ai clarinetti e ai sax e tra le numerose collaborazioni ha all’attivo la partecipazione al Saxea Saxophone Quartet e a più di una big band.

“Se si finisce per proporre lo stesso menù il pubblico scappa”. Abituato a servire una dieta estremamente varia e gustosa, è il leader di diverse formazioni improntate alla combinazione di musica e visualità. È il caso dell’intrigante Oiseaux Quartet, che fonde le strutture della musica classica del Novecento, con spunti popolari dei Balcani; oppure dell’Amarilli Quartet, in cui la pratica improvvisativa incontra gli Scherzi di Claudio Monteverdi, in effetti forme secentesche di canzoni e canzonette.

Proprio l’incontro del jazz con la canzone (stavolta la messa a fuoco è sugli anni sessanta del secolo scorso) informa il Kangaroux Quintet, costituito nel 2001, allo scopo di reinterpretare il mambo di Xavier Cugat, il folk degli Inti Illimani e i 45 giri di Adriano Celentano. E proprio il Molleggiato, da sempre un’icona trasgressiva del panorama musicale italiano, è oggetto di una recente rilettura monografica a cura dei Kangaroux, nel frattempo diventati un sestetto, con l’aggiunta del trombettista Pier Giorgio Miotto.

Il longevo e originale interprete, a giudizio di Tardito, è stato l’anticipatore – in testi e musica – di una lunga, preoccupante attualità fatta di degrado ambientale e di deterioramento dei rapporti sociali; brani come “Prisencolinensinainciusol” ne hanno fatto d’altronde una sorta di messianico rapper del nonsense. Tardito nota però che una evidente contiguità tra Celentano e il jazz non c’è mai stata, cosicché il suo “tributo” – in cui il rispetto per la cantabilità delle melodie si combina con progressioni armoniche di forma jazzistica – è essenzialmente un lavoro “speculativo”: Abstractions, per l’appunto.

Pier Giorgio Miotto è diplomato in tromba al Conservatorio di Torino; lavora nel campo della musica leggera e collabora con gruppi cameristici e formazioni jazz. Con lo Oiseaux Ensemble ha inciso Oiseaux (1994) e Les artistes du cirque (2000). Il pianista aostano Guido Canavese è tra i più attivi nell’ambiente jazzistico torinese, in particolare nei vari progetti Jazz Mobile guidati da Alfredo Ponissi e nell’Avorio Jazz Ensemble. Alla testa del Guido Canavese Trio ha pubblicato Zoe, dedicato alle partiture di Ellington, e con la cantante Silvia Pellegrino Origine, ispirato a suggestioni raga, mantra e spiritual.

Giorgio Giovannini è trombonista titolare con Roy Paci e Aretuska, e ha lavorato anche con Meg, Vinicio Capossela e Jovanotti; in ambito jazzistico, collabora stabilmente con Furio di Castri, Fabrizio Bosso e Flavio Boltro. Stefano Risso, contrabbassista dai molti progetti, fa parte di una classe di musicisti che può suonare ogni genere musicale, jazz o pop che sia. Esattamente un anno fa per Linguaggi Jazz rileggeva le musiche dei Subsonica come parte del trio Stefano’s Barber Mouse. Definito dalla critica inglese “un poeta folle della batteria”, il torinese Enzo Zirilli risiede da anni a Londra. Tra i più creativi e versatili batteristi e percussionisti della scena internazionale, ha suonato e registrato in tutto il mondo con il top del jazz, della world music e del rock.

Biglietti: Posto unico numerato € 20
Riduzioni di € 2 per studenti universitari (sino a 26 anni)
Le riduzioni si effettuano solo in prevendita

BIGLIETTERIASERALE

i biglietti saranno in vendita, 45 minuti prima dell’inizio dei concerti presso la biglietteria del Conservatorio G. Verdi – Piazza Bodoni – Torino

www.centrojazztorino.it/linguaggijazz/


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