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L'Italia manca di una visione euro-mediterranea
Economia

L'Italia manca di una visione euro-mediterranea


Siamo in guerra, abbiamo perduto il primato politico nel Mar Mediterraneo e ci stiamo scontrando con la Francia per la guida delle operazioni militare in Libia, che altro vuole il nostro governo dopo un debacle dietro l’altra in materia di politica estera?
L’Italia in questo momento è il paese che sta offrendo nello scenario internazionale la sua debolezza politica ed economica nella crisi libica e più in generale in quella nordafricana.
E’ inutile nascondere il fatto principale che per noi si tratta di un’uscita di scena, quasi definitiva, nel Mar Mediterraneo, sia a livello politico e sia a livello economico. Questo è il risultato del nostro governo per la conduzione sconsiderata in materia di politica estera, perché l’unico scopo è stato quello di ricercare soluzioni economiche immediate e a breve termine, senza mai analizzare un vero progetto che andasse oltre l’immediato, con l’inevitabile rischio di buttare all’aria tutta la nostra strategia fatta in tanti anni nell’intera area mediterranea.

Infatti, non bisogna dimenticare che la politica internazionale italiana ha avuto da sempre l’interesse il Mar Mediterraneo, dal governo Giolitti fino ad arrivare ai giorni nostri con Bettino Craxi.
Ci siamo permessi il lusso di costituire dei rapporti molto stretti con Gheddafi, nonostante il suo umore estremamente variabile, e il suo vivo desiderio, per altro mai nascosto, di farci pagare il passato coloniale e ottenere continui indennizzi per una realtà storica diventata lontana e sbiadita alle attuale generazioni italiane e libiche. Ma noi ci siamo passati sopra, e abbiamo visto solo la possibilità di poter firmare contratti economici per forniture di petrolio e di gas.

In questo momento, senza usare mezzi termini, gli attacchi dell’aviazione francese e i missili americani hanno dato un colpo fatale alla nostra diplomazia commerciale.
Questo intervento nello scenario libico andava molto lontano da quello che voleva essere realmente la volontà del governo italiano, spinta a forza ad entrare nonostante che l’intenzione tangibile fosse quella di difendere il Rais.
Il nostro tassello mancante è stato quello di capire che la sponda sud del Mediterraneo è fondamentale per la nostra economia e quindi per i nostri rapporti commerciali.

Inoltre, in questo frammento sempre mancante, c’è anche la non consapevolezza che una relazione fra le due sponde avrebbe potuto creare un inedito spirito costruttivo per uno spazio euro – mediterraneo.
L’intervento militare sembra pensato come se la sponda sud dovesse limitarsi a svolgere il ruolo di cintura di sicurezza per frenare islamismo e immigrazione, limitando le reali potenzialità economiche del Mare Nostrum. Il nostro governo è colpevole di non aver pensato a una reale costruzione politica sin dal momento in cui è soffiato il vento di rivolta e ha fatto sì che quelle società si siano sentite abbandonate, e non capite né dai loro regimi né dall’Europa, l’Italia poteva essere il vero interprete politico ed economico del Nord Africa. Tutto questo è venuto a mancare per il semplice fatto che non esiste una reale grammatica euro – mediterranea, in modo tale da far nascere un nuovo organismo internazionale in grado di progettare e definire di cosa hanno bisogno queste società in questo momento di transizione politica.

Oggi l’Italia, più che mai, e l’Europa sono impreparati a far fronte all’esigenze del nuovo clima politico che sta sorgendo in tutto il nord Africa, ravvisano, al momento, solo l’emergenza immigrazione.

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