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Lockdown a Shanghai, la storia dell’italiano “deportato” negli hangar perché positivo al Covid

Claudio Prataviera è un italiano che vive a Shanghai, e ha fatto testimonianza dei lockdown in Cina e di come vengono trattati i positivi al Covid.

lockdown shangai

Claudio Prataviera è un italiano che vive a Shanghai e a Open ha rilasciato una testimonianza dei lockdown in Cina e di come vengono trattati i positivi al Covid.

Il lockdown Covid a Shanghai

Shangahi è in lockdown ufficialmente dal 28 marzo scorso, a fronte dello screening di massa che ha rilevato oltre 25mila positivi in una sola giornata su 25 milioni di abitanti complessivi della città.

Tra gli abitanti c’è anche Claudio Prataviera, 38 anni, che vive in Cina ormai da anni e che ha portato la sua testimonianza di come vengono gestiti i lockdown:

«Mi hanno portato in un posto senza docce, con le luci accese pure la notte, un letto durissimo, cibo in scatolette di plastica, senza medicinali e ammassato in una stanza con tante altre persone. Ora, dopo 14 giorni, sono a casa, con la porta sigillata, e con una città vuota. Mi sono sentito quasi un “deportato”, nel senso di prelevato all’improvviso da casa e portato via».

La storia di Claudio Prataviera

Claudio è risultato positivo il 27 marzo. Dopo aver scoperto di aver contratto il virus, si è isolato in casa, ma due giorni dopo è stato chiamato dalle autorità locali: «passiamo a prenderti, fatti una valigia in 20 minuti e ti portiamo in ospedale».

Prima è stato portato in una sorta di hangar che sembrava essere «una fiera con 300 posti letto per struttura». Il trasferimento in ospedale è arrivato tre giorni dopo, ma ci è restato appena tre ore.

Subito dopo, infatti, è stato trasferito ancora una volta in un’altra struttura.

Dopo due giorni un nuovo trasferimento in ospedale, dove è rimasto fino alle dimissioni. Dopo 5 giorni l’esito negativo e le dimissioni 72 ore dopo. Una a casa, nel suo condominio, dove si trova attualmente, deve restare in isolamento per un’altra settimana: «Ho i sigilli dietro la porta, non posso aprire né le porte né le finestre».

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